Alle pendici del monte Calpazio nel Parco Nazionale del Cilento si trova uno dei luoghi più pacifici ed intrisi di spiritualità del Mezzogiorno d’Italia: il Santuario del Getsemani.

La Quaresima è un tempo forte. Per quaranta giorni, Gesù, solo nel deserto dovette affrontare ogni tipo di pericolo e tentazione, combattendo in ogni momento per non perdere sé stesso, superare tutto per arrivare alla “missione” (la Pasqua) che gli era stata affidata. Lo stesso, almeno una volta nella vita è capitato ad ognuno di noi. A tutti, è capitato, capita o capiterà di dover affrontare il proprio momento del “deserto”, ossia quel periodo in cui siamo chiamati a dover scendere nel nostro deserto. A guardarci dentro. A ritrovarci da soli, faccia a faccia con i nostri demoni interiori, con le nostre paure, per poterli affrontare, riconoscere e combatterli. Nella vita di ognuno di noi c’è un momento in cui, dopo mille vicessitudini e prove superate, usciamo poi da un deserto metaforico e ritroviamo noi stessi.

In Campania, incastonato nel Parco Nazionale del Cilento, in una posizione panoramica strategica, da lì si può ammirare sia la Piana del Sele che il Golfo di Salerno, c’è il piccolo e poco conosciuto Santuario del Getsemani. Un luogo di pace, silenzio e spiritualità, perfetto per la meditazione. Posto perfetto per raccogliere i propri pensieri e ritrovare sé stessi. Il Santuario deve il nome alla meravigliosa statua di Gesù in preghiera nel Giardino dei Getsemani. È una grande creazione in marmo, realizzata da Giovanni Primi, che riprende la scena di Gesù in preghiera nel Giardino degli Ulivi il Giovedì Santo, quando timoroso per il futuro, si affida al Padre. La statua è di una bellezza unica. Per l’intensa espressione del volto, per l’imponenza delle misure e perché grazie al gioco di luce che si crea attorno, sembra quasi che Gesù sia sospeso sull’acqua, ma è tutto marmo.

Questo è uno dei pezzi forti del complesso e si trova nella Cripta, cuore pulsante del luogo, a cui si arriva uscendo dal chiostro della Chiesa Superiore, scendendo delle scale. È interrata.

Il Santuario è tutto raccolto. In stile moderno ma concentrato. Arrivati lì, oltre i frati della congregazione degli Oblati di San Giuseppe, ad accogliere i visitatori c’è esternamente la statua in bronzo della Madonna della Luna, lì collocata nel 1970, poco dopo lo sbarco dei primi uomini sulla Luna. Alle spalle poi ci sono due “percorsi”.Quello spirituale che comincia con la Chiesa Superiore, la Cripta e la Cappella dello Spirito, dedicata soprattutto ai sacerdoti e ai seminaristi. Una nicchia di preghiera ancora più silenziosa e raccolta. Con annesse nei piani superiori  camere doppie e singole  per ritiri spirituali e sale per conferenze, convegni, corsi di aggiornamento ed esercizi spirituali. La struttura come detto si presta ad accogliere religiosi, sacerdoti, seminaristi o chiunque voglia vivere i tempi forti o un particolare momento della propria vita in preghiera. 

L’altro percorso spirituale ma bucolico è dato dalla possibilità di vivere la pace del luogo passeggiando per il giardino che circonda il santuario ed in particolare per il percorso della Via Crucis, delimitato da alberi di quercia ed ulivi che accompagnano le stazioni della via culminando nel piccolo anfiteatro dove il Venerdì Santo viene rappresentata la passione di Cristo. Quest’anno verrà inscenata il 30 marzo dalle ore 19:00 per opera di padre Adam. Rappresentazione molto sentita, preparata e partecipata da tutta la comunità circostante e i numerosissimi pellegrini e visitatori che ogni anno, accorrono in loco per l’occasione. L’intera struttura fu creata nel 1959 per volere del Prof. Luigi Gedda che pensò alle necessità spirituali, formative, apostoliche e socio culturali del Mezzogiorno d’Italia.

Marcel proust diceva che: “il vero viaggio di scoperta non è quello di visitare nuovi luoghi, ma di guardare sé stessi con nuovi occhi”. Il Getsemani si presta a questo.

In effetti, il più bel viaggio che uno possa fare è quello dentro sé stessi. Guardarsi con nuovi occhi e scorgere quanta infinita bellezza e speranza c’è in ognuno di noi.

Zaira Varallo, irpina DOC, ha conseguito la maturità scientifica per poi studiare Psicologia e diventare educatore. Scrivere è da sempre il suo ossigeno. Si interessa attivamente di poesia, cinema, arte; ha scritto diversi articoli giornalistici, pubblicati su “il Cassanese” e sul “Quotidiano del Sud” ( Edizione Irpinia). Alcune sue poesie sono state raccolte nella collana “Impronte” e nell’ antologia “Il Federiciano”. Nel Dicembre 2014 e in quello 2016 é stata premiata al Campidoglio, in Roma, II classificata nel Concorso Internazionale d’ Arte e Cultura dell’ Accademia G.G. Belli , nella sezione articolo giornalistico. Nel giugno successivo è stata premiata con menzione di merito al concorso internazionale di poesia Madre Claudia Russo. Importante esperienza è stata intervistare l’ attrice hollywoodiana Maria Elena Bello . Lo scorso agosto, si è classificata terza nel Premio letterario “ versi sotto gli irmici” a Piaggine ( SA); poi un’altra menzione d’ onore nel premio letterario “ Ex allievi di Don Orione” ( Macerata) ed a Ottobre risulta tra i finalisti in “emozioni di carta in bianco e nero”, Poggio Imperiale ( Foggia). Il 2017 si apre con una menzione d’ onore nel premio letterario “ Il Canto delle Muse” , Bellizzi (SA). Naturalista convinta. Con la penna riporta sul foglio tutte le sfumature dell’ essere che nella vita s’incontrano.

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