Salza Irpina, tra storia, politica, arte e natura, vi presentiamo uno dei comuni più ricchi e affascinanti della nostra regione

Nella verdeggiante e rigogliosa valle bagnata dal torrente Salzola, alle pendici del monte Serrone e del monte Faggiato, ecco sorgere il comune di Salza Irpina, un centro tranquillo nella comunità montana del Terminio Cervialto. Un luogo ove abbondano acque e sorgenti, traccia ne è la presenza di una fontana-lavatoio che attingeva da un acquedotto romano di cui ad oggi non restano che alcuni interessanti ruderi. Nei pressi della fontana si trova, inoltre, il mulino imperiale che, usufruito in passato da tutti i salzesi ed alimentato da una sorgente locale, deve il suo nome alla nobile famiglia che lo acquistò insieme a Palazzo Berio.

Stando allo storico Scandone il toponimo deriverebbe dall’evoluzione del vocabolo latino salsa, sostantivo femminile di salus, salato, riferito ad una fonte d’acqua minerale sodica-clorurata, posizionata nei pressi del paese da cui veniva anticamente estratto il sale dal pozzo detto appunto del Sale. Verosimili le origine irpine di Salza, per la sua prossimità ad Avellino, certa, invece, è la frequentazione del suo territorio sin dall’età romana, come testimoniano i reperti archeologici, monete e sepolcreti, rivenuti nelle campagne limitrofe. Estesosi in epoca longobarda come testimonia la Porta di Salza, sita nell’area nord occidentale del paese e composta da due pilastri in muratura, il borgo ha sempre mantenuto uno stretto legame storico ed economico con la vicina Avellino. In effetti nel 1137, sotto l’imperatore Lotario, Salza Irpina rientrava nei possedimenti del longobardo Raidolfo, conte di Avellino, a cui subentrò il normanno Ruggiero, e infine la casa Sveva.

Le signorie qui residenti furono numerose. Nel 1379 signore di Salza fu Grillo di Salerno, poi succeduto da Simoncello Caracciolo, sposo di Costanza Grillo, che assicurò così per un certo periodo il borgo alla sua nobile casata. Nel XV secolo il feudo passo agli Strambone, che ampliarono il loro confine fino a Pomigliano D’Arco. Nel XVIII secolo fu proprietà del principe di Sanicandro, che lo vendette a Berio, poi marchese di Salza Irpina.

Un considerevole interesse artistico e architettonico suscita palazzo Capozzi, XVI secolo, eretto da una famiglia che tra il XIX ed il XX secolo contribuì significativamente alla storia del paese. Il palazzo vanta una torre angolare e una facciata rinascimentale con portale in pietra e due torri angolari. La tradizione sostiene che l’edificio sarebbe stato fatto edificare da Giovanni Capoccio, capostipite dei Capozzi. Settecentesco è invece, il palazzo Imperiale D’Affitto, nella parte più antica di Salza Irpina: custode di una bella facciata con al centro uno splendido portale del XIX secolo, decorato con due semicolonne che sostengono le mensole del balcone centrale del piano nobile, fu edificato dai nobili Berio, marchesi di Salza, verso la fine del XVIII secolo, divenne della famiglia Imperiale a seguito del matrimonio di Giovani Domenico Berio con Maria Giulia Imperiale, figlia del principe di Sant’Angelo dei Lombardi. La struttura è composta da quattro livelli distinti che si sviluppano secondo una scala con volte a vela che conduce ai piani superiori. Alcune delle stanze dei piani nobili sono caratterizzate da antichi affreschi e porte originarie risalenti al XVIII secolo. All’ultimo piano si trovano le camere da letto a cui corrispondono delle finestre con cornici di pietra sulla facciata. Sull’ultima parete della scala in pietra si trova lo stemma degli Imperiale, un’aquila nera con le ali aperte.

Da visitare palazzo Manfra, dove nacque il sottotenente Francesco Manfra, che come ricorda la lapide collocata sulla facciata, venne insignito della medaglia d’oro al valor militare, e palazzo De Pascale. Tra gli edifici religiosi: la chiesa di San Sebastiano del XVI secolo che conserva un dipinto del 1475 attribuito alla scuola di Francesco da Tolentino, e la seicentesca chiesa dei SS. Pietro e Paolo con alcune sculture lignee del settecento.

Salza Irpina è anche famosa per aver dato i natali al celebre Michele Capozzi, futuro Re Michele desanctisiano, nato nel 1836 da una famiglia di Montefalcione. Erede del patrimonio di Errico Capozzi, grazie ad una vasta rete di amicizie e relazioni politiche con gli ambienti intellettuali del regno borbonico, divenne politico di spicco e fautore di un regime moderato all’indomani delle manifestazioni di indipendenza nel Regno di Napoli. Nel 1861 entrò nella vita pubblica: sindaco del suo comune nativo, che dotò d’una cassa di risparmio, di un ospedale, di una biblioteca, del telegrafo, di fontane, di strade, di cimitero; ufficiale di drappelli rendendo molti servigi contro il brigantaggio e ottenendo in ricompensa una medaglia al valor militare; nel Consiglio provinciale tutelò gli interessi della provincia, tra i quali la costruzione della ferrovia Avellino-Santa Venere e il prolungamento ferroviario da Sanseverino ad Avellino. Michele Capozzi raffigurò perfettamente la nuova classe dirigente del Meridione: politico nuovo ma legato ad alcune pratiche, forse necessarie per governare un territorio ancora fortemente pregno di retaggi nobiliari, vicine alla tipica amministrazione borbonica. Francesco De Sanctis, che lo incontrò nel ’74 presso la Camera dei Deputati, gli consacrò il capitolo “Re Michele”, nel suo Viaggio elettorale.

Infine, cosa gustare a Salza Irpina? Il famoso Fiano DOCG, la castagna di Serino e la ciambotta irpina, tipico stufato di verdure di stagione.

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

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