Festeggiamenti pronti, nella frazione irpina che ospita il Santuario, per il 16 ottobre, giorno dedicato a San Gerardo: il Santo delle mamme e dei bambini

Per noi abitanti dell’alta Irpinia, andare a “San Gerardo” rappresentava la prima, vera, gita fuori porta fatta da piccoli con la famiglia. Un po’ perché il Santuario sito a Materdomini, frazione di Caposele, in provincia di Avellino è attaccato agli altri paesi limitrofi e facilmente raggiungibile anche da qualsiasi altro punto della Campania; un po’ perché fare visita a questo luogo( di culto) è diventata quasi una tappa obbligatoria per gli irpini, tanto che nel gergo( locale) è rimasta la locuzione “andare a San Gerardo”.

In questo posto si va innanzitutto per pregare, rendere omaggio ad un santo che ha lasciato in queste zone un’impronta fortissima, indelebile. Poi perché la zona offre anche dei “diversivi” più pagani. Per esempio, ad accogliere i visitatori/ pellegrini, come prima offerta ci sono tante, innumerevoli, bancarelle di ogni genere, da cui esalano gli odori salmastri delle salamoie delle olive, da dove spiccano le tante confezioni di tarallini di ogni gusto e gli alberghi, i ristoranti e varie strutture ricettive,tutte schierate, allineate al servizio del consumatore e delle migliaia di persone che vi confluiscono periodicamente.  Ma l’aspetto più importante è quello religioso.

San Gerardo Maiella, missionario redentorista, è invocato in tutto il mondo come il Santo delle mamme e dei bambini. Qui a Materdomini, in onore di questo peculiare aspetto dei suoi carismi è stata eretta la “Stanza dei Fiocchi”, che senza dubbio è il pezzo forte del Santuario. A San Gerardo, infatti, si recano soprattutto genitori o aspiranti tali per chiedere qualche grazia, o il più delle volte, la “grazia” è la maternità stessa; e una volta nato il bambino, ci si reca nuovamente per ringraziare. Molti genitori lo fanno ritornando con un fiocco rosa o azzurro che viene donato e riposto in questo locale a testimonianza della grazia ricevuta o per chiedere protezione o quant’altro per la prole. La stanza dei fiocchi è la parte dedicata alla testimonianza concreta della vita che nasce, ed è piena, zeppa di riconoscimenti dei devoti, mentre l’ultima domenica di maggio, al Santuario si festeggia la Giornata delle mamme e dei bambini.

Ma, San Gerardo, nella sua breve vita, visse 29 anni, spegnendosi a Materdomini il 16 ottobre 1755, non ha curato solo mamme e bambini, anzi, molto altro ha fatto per queste terre che allora erano ancora più selvagge e abbandonate. Sull’orme di Sant’Alfonso dei Liguori, fondatore del Santuario, la sua è stata una vita spesa all’insegna dell’ amore per Gesù Cristo, i più abbandonati, i più poveri, i più malati, i più sofferenti in genere e  soprattutto per le mamme e i bambini. Dalla Puglia, dov’è partito, passando per la Basilicata e buona parte dell’ Irpinia, il giovane missionario, ha lasciato dietro di sé esempi di evangelizzazione, guarigioni e testimonianze di Fede concreta. E mentre in vita, il giovane Gerardo lottava contro malattie fisiche, terrene, che gli debilitavano il corpo, il suo Spirito si elevava, attraverso la preghiera e l’aiuto verso gli altri. Ecco perché da noi, San Gerardo è particolarmente amato. E maggiormente invocato il 25 Aprile, quando a Materdomini cade la Giornata del malato. 

 Dopo la sua morte, sul piccolo monastero dove aveva operato è stato eretto il Santuario. Distrutto con il rovinoso terremoto dell’80, è ora un ambiente, almeno per ciò che concerne  la Chiesa del Redentore, molto moderno. Imponente e nuovissimo anche il grande crocifisso che da sopra l’altare incombe su tutta la stanza. Qui dentro però, proprio nel luogo della prima sepoltura, ai piedi del presbiterio sono custodite i resti delle spoglie terrene del Santo. Intorno, in alto, molto belle anche le vetrate originali della vecchia Basilica che ritraggono la vita di Gerardo, ora completamente restaurate. Da vedere, inoltre,  è anche la cameretta dove il Santo ha vissuto ed il pozzo miracoloso.

Il Santuario di San Gerardo  a Materdomini è sempre molto affollato. Lo sarà ancora di più tra la sera del 15 e per tutta la giornata del 16 ottobre. Tanti riti e celebrazioni religiose solenni per omaggiare la figura di questo giovane, diventato Santo a cui tutti gli irpini sono legatissimi e devoti.

 

Zaira Varallo, irpina DOC, ha conseguito la maturità scientifica per poi studiare Psicologia e diventare educatore. Scrivere è da sempre il suo ossigeno. Si interessa attivamente di poesia, cinema, arte; ha scritto diversi articoli giornalistici, pubblicati su “il Cassanese” e sul “Quotidiano del Sud” ( Edizione Irpinia). Alcune sue poesie sono state raccolte nella collana “Impronte” e nell’ antologia “Il Federiciano”. Nel Dicembre 2014 e in quello 2016 é stata premiata al Campidoglio, in Roma, II classificata nel Concorso Internazionale d’ Arte e Cultura dell’ Accademia G.G. Belli , nella sezione articolo giornalistico. Nel giugno successivo è stata premiata con menzione di merito al concorso internazionale di poesia Madre Claudia Russo. Importante esperienza è stata intervistare l’ attrice hollywoodiana Maria Elena Bello . Lo scorso agosto, si è classificata terza nel Premio letterario “ versi sotto gli irmici” a Piaggine ( SA); poi un’altra menzione d’ onore nel premio letterario “ Ex allievi di Don Orione” ( Macerata) ed a Ottobre risulta tra i finalisti in “emozioni di carta in bianco e nero”, Poggio Imperiale ( Foggia). Il 2017 si apre con una menzione d’ onore nel premio letterario “ Il Canto delle Muse” , Bellizzi (SA). Naturalista convinta. Con la penna riporta sul foglio tutte le sfumature dell’ essere che nella vita s’incontrano.

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