San Michele, il patrono dell’intero popolo cristiano, l’Arcangelo dell’Apocalisse, il suo culto: la Campania e le grotte consacrate al santo: dal Matese ai Picentini fino al Cilento, quasi ai confini con la Basilicata.

San Michele, l’arcangelo guerriero, l’arcangelo dell’Apocalisse, è il patrono dell’intero popolo cristiano, nonché delle città di Caltanissetta e Cuneo. Michele è anche protettore di tutti quei mestieri che fanno uso della bilancia, sua caratteristica distintiva.

È questa la cripta di San Michele arcangelo, la più celebre in tutto il mondo, dove egli si è degnato di manifestarsi agli uomini. O pellegrino, prostrandoti a terra, venera questi sassi perché è il luogo in cui ti trovi è santo.

Questa l’epigrafe che accoglie i visitatori all’ingresso della cripta di san Michele arcangelo, il più celebre tra i santuari dell’Occidente latino dedicati al santo. Il sito è posto sulla sommità del Gargano, in uno scenario naturale aspro e grandioso, e da circa quindici secoli il luogo sacro dell’angelo è meta di un’ininterrotta filiera di pellegrini. Del resto un’altra scritta posta all’ingresso della cripta rimanda alle presunte parole del capo degli eserciti celesti dettate al vescovo Lorenzo Maiorano:

In tutto lo spazio delimitato da queste rocce i peccati degli uomini siano perdonati. Questa è una dimora particolare in cui ogni colpa viene lavata.

Nell’immaginario devoto cristiano san Michele conserva le peculiarità connesse alla signoria sulle forze della natura scatenata. Egli dimora le grotta, i monti, i fiumi, governa i temporali e i terremoti.
Il guerriero celeste – il cui nome Mi ka’ el significa letteralmente chi come Dio? – è già presente nella tradizione come capo supremo degli angeli fedeli al Signore che scaccia dal cielo il dragone e gli angeli ribelli. Tale ruolo di guerriero e vendicatore prosegue nella tradizione cristiana tramutandosi in quello di difensore del popolo contro i nemici della fede. Inoltre, forse per effetto di alcune influenze longobarde, alla funzione di guerriero si aggiunge quella di guida delle anime nell’altro mondo. Un preposto del paradiso, una reincarnazione cristiana di divinità pagane come Hermes, Mercurio per i latini. Egli sarebbe l’addetto alla pesatura delle colpe delle anime dell’al di là.
Michele ha anche un contenzioso col demonio, ovvero le anime dei trapassati che dopo la morte necessitano di attraversare, stando alla tradizione popolare, il ponte di san Giacomo per poter raggiungere la salvezza.

San Michele Arcangelo

San Michele è il guardiano armato del confine tra bene e male, tra la vita e la morte, l’antagonista e l’antidoto di Satana, l’incarnazione stessa del male, di cui l’angelo esprime la forza eguale e contraria. Michele è la diga contro il male e la sofferenza. Questi caratteri delineano il santo come un grande taumaturgo, traducendo la sua potentia sulla natura in bastione contro i mali e le sofferenze che tormentano gli uomini: malattie, terremoti, epidemie. Equilibrio tra energie di segno opposto, santificazione della forza della natura: san Michele è anche questo.

Raffigurato con la sua fedele e robusta spada, san Michele arcangelo è una presenza sfolgorante sulla Terra che accompagna gli uomini durante i momenti di maggiore oscurità. Tra sanguinose battaglie e terrificanti flagelli, il culto di san Michele arcangelo si esplicita spesso in siti affascinanti quanto impenetrabili, come grotte e montagne.

La storia e la leggenda di san Michele incrocia anche la nostra terra, dimora anche in Campania.

Ogni santuario di San Michele Arcangelo in Campania ha una sua passato segnato da miti e leggende di scontri e combattimenti. Principe dei cieli e fiero condottiero delle schiere angeliche, San Michele Arcangelo è tra i santi più venerati di tutta l’Italia Meridionale. Il culto micaelico in Campania è ispirato principalmente alla prima leggenda legata all’apparizione di San Michele Arcangelo in Puglia.

Un giorno un ricco pastore, tale Elvio Emanuele, smarrì il più bel toro di tutta la sua mandria. E fu sulla vetta del monte Gargano che, dopo ore di faticose ricerche, lo scorse inginocchiato in una impenetrabile grotta, tra gli alti dirupi della montagna. In preda all’ira gli scagliò contro una freccia ma la saetta anziché colpire il toro, invertì miracolosamente la traiettoria, trafiggendo il piede dello stesso pastore. Sbalordito per l’accaduto si Elvio si recò dal vescovo di Manfredonia, Lorenzo Maiorano, il quale, dopo tre giorni di preghiera e digiuno, ebbe una straordinaria visione, l’arcangelo circonfuso di luce, con la spada in pugno, che così si espresse: “Io sono l’Arcangelo Michele, la caverna mi è sacra e io ne sono suo vigile custode. Lì possono essere perdonati i peccati degli uomini e possono esserne accolte le preghiere. Erigi un santuario e dedica la grotta al culto di San Michele”.

L’area tuttavia era ancora sotto la dominazione dei barbari di Odoacre, pagani. Incoraggiato da una nuova apparizione del santo, il vescovo ingaggiò con i barbari invasori una furente battaglia, era il 490 d. C.. Durante lo scontro decisiva fu una terribile e leggendaria tempesta di sabbia e grandine che indusse i pagani alla fuga. Da allora la grotta venne consacrata al culto di San Michele Arcangelo.

Gli affreschi delle Grotta di San Michele a Faicchio (Bn)

Si contano circa un centinaio de chiese, di santuari e di grotte consacrate al culto di San Michele Arcangelo in Campania. Di queste quasi una ventina sono di origine naturale, e sono situate in zone montuose: dal Matese ai Picentini fino al Cilento, quasi ai confini con la Basilicata.

Le grotte nella provincia di Benevento

Si contano cinque grotte di san Michele arcangelo, le quali sono concentrate tra i monti del Parco Regionale del Matese e del Taburno. Di notevole interesse è senz’altro la Grotta di San Michele di Faicchio, una cavità naturale sita sul monte Erbano a circa 450 metri sul livello del mare. Situata tra un vallone, tra rocce spioventi e una ricca vegetazione, può considerarsi uno dei luoghi rupestri più affascinanti di tutta la Campania. La grotta venne destinata al culto dell’arcangelo Michele dai Longobardi intorno al 700 d. C.. Nel XII secolo fu poi oggetto di alcuni restauri e fu abbellita da pregevoli affreschi, venendo inaugurata solennemente nel 1172. Nel 1446 fu unita, quale beneficio semplice, alla collegiata di Santa Maria Assunta di Faicchio. Un piccola porta introduce alla grotta che accoglie il visitatore con due rampe di scale, le quali conducono ad una piccola incassata nella roccia. Ricca di uno splendido altare e pareti finemente decorate con maioliche raffiguranti il culto di San Michele Arcangelo, la chiesa rupestre di Faicchio, al culto dell’Arcangelo intorno all’VIII secolo dai Longobardi, è uno dei luoghi da non perdere per escursionisti o per gli amanti delle passeggiate.

Grotte di san Michele nel casertano

Nella zona del monte Maggiore sono site due interessanti grotte consacrate a San Michele Arcangelo. Degno di nota è la chiesa rupestre situata tra i comuni di Raviscanina e Sant’Angelo d’Alife. All’interno della Grotta erano presenti testimonianze di pitture rupestri del periodo preistorico. Furono poi i Longobardi, ad adibire il santuario al culto di San Michele Arcangelo. All’ingresso della grotta si scorge una perforazione nella roccia viva: il mito narra che proprio in questo luogo vi fu una lotta tra il Demonio e l’Arcangelo Michele.

Affreschi sulla Grotta di San Michele a Cimigliano (Ce) ed Avella (Av)

La grotta di san Michele arcangelo di Avella

Ubicata alle pendici del monte Spadanfora, la chiesa fu uno splendido eremo quasi fino all’anno mille. Visitata spesso dagli abitanti della zona che vi si recavano per sfuggire alle incursioni dei barbari, la grotta è ornata con affreschi in stile bizantino. Dall’ingresso si distingue la tomba di qualche povero frate eremita e sulla sinistra un marmo sepolcrale risalente al V secolo. All’interno è possibile fare visita all’antica fonte battesimale, ad oggi niente più che una vasca profonda circa un metro.

La grotta di Montoro Inferiore

Nella provincia di Avellino, nella località Preturo di Montoro Inferiore, tra i monti Bufoni e Romola, ecco la grotta chiamata il Riparo dell’Eremita, costituita da una doppia cavità naturale con due aperture ed una conca per la raccolta dell’acqua che gronda dalle stalattiti. Internamente sono osservabili i resti di un’antica struttura abitata dai monaci con affreschi risalenti al XI secolo. Una meravigliosa Pietà, Vergine con Bambino con santi Rocco e Pantaleone, e un bellissimo affresco con San Michele Arcangelo dalle ali aperte che sconfigge il drago decorano un ambiente già di per sé straordinario. Nella cavità secondaria altri affreschi bizantini, forse d’età longobarda, sono dedicati all’Arcangelo Michele, a San Biagio e a San Gregorio. Stando alle leggende locali, varcare questa grotta varrebbe una tutela dalle malattie intestinali e un’assistenza per le donne in gravidanza.

Le grotte di san Michele Arcangelo in provincia di Salerno

Affresco XI secolo, Battesimo di Cristo, Olevano sul Tusciano

La provincia vanta ben sei grotte comprese tra l’area dei Monti Picentini e il Cilento. Celebre è certamente la Grotta di San Michele Arcangelo di Olevano sul Tusciano. Detta anche Grotta dell’Angelo, si situa a 650 metri sul livello del mare, a meno di dieci chilometri dalla più popolosa Battipaglia. La Grotta è una cavità naturale, scavata nella roccia e situata sul versante occidentale del Monte Raione.  Alta 40 metri, profonda 1 km, è ricca di interessanti formazioni calcaree come stalattiti e stalagmiti. L’antro si fraziona in due rami, uno dei quali custodisce un giacimento preistorico. Sin dall’XI secolo la grotta fu meta rilevante degli itinerari religiosi, rappresentando una delle tappe sulla via del ritorno dalla Terra Santa. Tutta l’area è caratterizzata dalla presenza delle copiose sorgenti del fiume Tusciano. La prima attestazione come luogo sacro risale all’819. Le sette cappelle presenti all’interno erano probabilmente destinate ad usi diversi, per quanto tutte insieme costituissero una sorta di via sacra che i pellegrini percorrevano per rendere ossequio al Santo. E’ chiaramente collegata con la grotta in cui trovavano riparo i briganti di Nardantuono. La grotta è facilmente raggiungibile tramite un percorso segnalato che costeggia il torrente Tusciano. All’ingresso, dopo una breve scalinata, troviamo subito la chiesa dedicata all’Arcangelo. I muri perimetrali sono integralmente affrescati, sia internamente che esternamente con opere risalenti al IX secolo. Puntualmente ogni 8 maggio i fedeli organizzano una processione, in cui la statua viene prelevata dalla Grotta di San Michele Arcangelo all’alba e portata in spalla fino alle frazioni della zona.
Altra chiesa è quella di Valva, nell’alta Valle del Sele, posta a 800 metri sul livello del mare, ove sgorga un’acqua che i fedeli valutano miracolosa.

Culto di san Michele arcangelo a Sala Consilina

Anche a Sala Consilina il culto di san Michele è molto sentito: ogni 29 settembre, alle 9 in punto, ha inizio una suggestiva processione che partendo dal Santuario di san Michele Arcangelo arriva sino alla piazza principale del paese.

Le grotte di san Michele nel napoletano

Importante è il santuario rupestre di san Michele sul Monte Faito. La storia del santuario si lega a quella dei santi Antonino e Catello. Sant’Antonino, che fuggiva da Montecassino, riparò a Stabia, dove fu accolto dal vescovo Catello. Una notte san Michele apparve in sogni ai due, dando ordine loro di costruire una chiesa in suo onore. Così fu eretto sulla cima più alta dei monti Lattari un primo edificio sacro offerto a San Michele in legno. Nel 1558 fu raccontato che per la prima volta si compì il miracolo della sudorazione di manna dalla statua di san Michele: si narra che, durante l’invasione dei turchi a Sorrento, un gruppo di fuggitivi, sopravvissuto al saccheggio e alla prigionia, si rifugiò sul Monte Faito per implorare aiuto al santo, il quale fece sgorgare dalla statua gocce di sudore. Il giorno dopo la città fu liberata dagli invasori.

Un fiero condottiero, battagliero per natura e da sempre in lotta contro il Maligno. Protettore e condottiero dei cristiani, che vede le sue leggende perdersi, assieme a quelle di San Matteo, nei tempi delle invasioni dei Saraceni.

 

 

 

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

Commenta