La gente comune affida ai propri santi problemi e bisogni, una devozione che affonda le sue radici nel corpo e nell’anima dei sofferenti. Andiamo alla scoperta delle più celebri “cattedre” taumaturgiche

Uno dei tratti caratterizzanti la religiosità popolare è la ricerca di guarigione, la salute è la grazia per eccellenza. Tanto più nelle società tradizionali, dove la forza fisica è garanzia di capacità lavorativa, quindi sopravvivenza. Benissimo, ecco spiegata la centralità del corpo: il culto dei santi rappresenta, dunque, il nodo centrale del ricorso terapeutico religioso.

La gente comune affida ai propri santi problemi e bisogni, una devozione che affonda le sue radici nel corpo e nell’anima dei sofferenti. La religiosità popolare stabilisce con il santo una relazione dinamica, che poggia sulla contrattualità votiva, un do et des cui per lo più corrisponde un rituale dall’intenso investimento corporeo. Alla richiesta di guarigione segue un intimo e stretto legame fisico con l’immagine sacra, con la reliquia, una sorta di farmaco ante litteram: contatto e strofinamento con la parte malata al fine di sprigionare una potenza curativa di cui l’ex voto anatomico è il contrassegno. Effetti collaterali? Dispensatore di grazie, comminatore di punizioni: si afferma che il santo guarisca da quello stesso male che egli stesso è in grado di provocare. Basti pensare che innumerevoli e diffusissime malattie nella società tradizionale erano disegnate con il nome del santo che aveva il potere di sanarle. Un esempio, l’herpes zoster era detto fuoco di sant’Antonio.

I santi taumaturghi esercitano una sorta di patronato su una o più malattie, una specializzazione per intenderci. Una ripartizione di competenze che ha un preciso significato mutevole nello spazio e nel tempo. Un santo invocato per un malanno particolare in un’altra località potrebbe avere diversa vocazione terapeutica; piuttosto frequente  anche il passaggio di testimone tra un santo e l’altro che ne eredita la “cattedra” taumaturgica.

La specializzazione del curriculum taumaturgico è, nella gran parte dei casi, determinata in maniera decisiva dalla tipologia di martirio inflitta al santo.

San Lorenzo, arso su di una graticola, esercita da tradizione un patrocinio sulle scottature.
San Bartolomeo, che fu scorticato vivo, protegge dalle malattie della cute.
Santa Lucia, che si strappò gli occhi per non essere obbligata a rinunziare alla sua fede, è la professionista per le malattie della vista.
San Biagio, decollato, è associato alla cura dei mal di gola.
San Donato, stando alla tradizione agiografica fu decapitato, ecco la fama taumaturgica di guaritore dell’epilessia, delle malattie mentali, insomma il beniamino di chiunque abbia “perso la testa”.

San Rocco

Di questi tempi citerei anche: san Ciro, il medico pietoso, che esercitò con tenacia la professione medica in veste di anargiro, curando gratuitamente gli ammalati che non potevano permettersi le cure in un ambulatorio ante litteram inaugurato ad hoc; san Rocco, il santo con il cane, il guaritore degli appestati, il propiziatore di buoni raccolti.

Caso particolare quello del nostro Aspreno. Il santo napoletano, prima vescovo e poi patrono della città, venne decapitato nel II secolo d.C.: un martirio che gli valse la fama ma soprattutto il potere di guaritore di emicranie e dolori osteoarticolari. La leggenda popolare vorrebbe il santo far penitenza ponendosi sulla testa una grossa pietra, costume che ne avvalora in maniera metaforica la competenza su tutto ciò che concerne il capo e le sue sofferenze.

Sant’Aspreno


Nella chiesa a lui consacrata i devoti ammalati erano soliti poggiare la testa su di un foro posto sotto l’altare maggiore, in prossimità delle reliquie del martire, restando genuflessi in attesa della guarigione.
Ma la vera curiosità è un’altra. Nel 1895 la famosa casa farmaceutica tedesca Bayer dovette pensare un nome da assegnare al nuovo farmaco contro l’emicrania e i dolori articolari: fu proprio il santo napoletano ad ispirare la scelta. Il farmaco in questione era (ed è) l’aspirina, la pastiglia più famosa al mondo.

I meriti di Aspreno non finiscono qui. Nella stessa cappella diversi affreschi rappresentano il vescovo che guarisce un infermo da mal di testa mentre sana un devoto affetto da artrite o, ancora, nell’attimo in cui libera un uomo da nefrite. Insomma, la rassegna iconografica copre l’intero quadro clinico posto sotto i patronato di Aspreno. L’illustrazione delle virtù taumaturgiche del santo combacia perfettamente allo specchio farmacologico dell’aspirina.

Santi come «principi attivi di guarigione», azione terapeutica e possente efficacia simbolica.

A voi la scelta.

Un pensiero riguardo “Santi e altri rimedi: come e quando usarli

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