Scugnizzo liberato: collettività e sindacalismo napoletano, stare insieme divertendosi

Percorro la salita Pontecorvo a Montesanto, il 15 novembre 2015, mentre rifletto su ciò che potrei aspettarmi dalla visita che sto per fare. Aspetto un po’ prima di valicare la porta, e ciò che vedo mi stupisce. Ho avuto l’opportunità di visitare l’ex carcere Filangieri, scoprendo una struttura per la quale mai avrei sospettato tanta grandezza. Nato inizialmente come monastero, è stato poi un carcere minorile, ma al suo interno non manca un piano adibito ad asilo per i più piccoli, in quanto la struttura fu utilizzata anche come scuola. Dal 2000 l’ex carcere-monastero è stato acquistato dall’Università navale con lo scopo di destinarla a un uso accademico, e con l’intenzione di avviare dei lavori di ammodernamento, cosa che non è però accaduta. Alzo il naso all’insù, e noto con piacere l’enormità del Filangieri nel suo complesso.

L’ex carcere vanta al suo interno un cortile immenso, preceduto dal giardino, cinque piani, una sala teatro voluta da Eduardo De Filippo e intitolata a lui (che da senatore a vita lottò per i minori rinchiusi negli istituti di pena), una sala proiezioni, una chiesa, e numerose stanze. Un ponte collega le mura frontali della struttura, e al suo interno non mancano, però, le celle. Esse sono parte della storia del Filangieri: erano il luogo in cui i ragazzini, minorenni, trascorrevano buona parte del loro tempo. Sono state rinvenute anche delle lettere commoventi, in un italiano sgrammaticato, scritte da parte dei ragazzi per i loro affetti esterni. I muri del piano dedicato alla scuola materna sono tappezzati di disegni per i più piccoli, ma le opere artistiche più affascinanti sono quelle dell’artista francese “Zilda”, che ha già colorato le zone più intime e nascoste della città partenopea con la sua arte. Due delle sue opere possono essere ammirate sia nel piano dove si trova anche il teatro, ma anche e soprattutto sul tetto della struttura. Salire nella parte più alta dello scugnizzo fa sentire liberi, rimirare i palazzi del quartiere Montesanto e il bel Castel Sant’Elmo, che da questa angolazione e prospettiva ha un sapore diverso.

La struttura ha subito una trasformazione da non sottovalutare dal 29 settembre 2015, giorno in cui l’organizzazione “Scacco matto”  ha preso le redini dell’ex carcere Filangieri. La situazione che gli attivisti hanno trovato non era delle migliori, tutt’altro. Ciononostante nessuno si è dato per sconfitto, e i lavori stanno continuando. Tutti, uno per uno, animati dal sogno e dalla speranza della restaurazione di uno spazio immenso, con una sua storia, aiutano a rivitalizzare un luogo altrimenti dato per sconfitto. Quindi: è sensato lasciare uno spazio del genere, così grande e utile, totalmente incustodito? Lo Scacco matto non la pensa così, ed è da circa un mese a questa parte che si sta attivando per coinvolgere più persone possibili, come il gruppo “ Scalzabanda” composto da bambini e bambine del quartiere Montesanto. Lo Scugnizzo liberato è l’occasione per dimostrare quanto Napoli sia straripante si di spazi abbandonati, ma anche di una certa vitalità, un orgoglio celato dietro la forza di persone che ancora si battono per rendere un luogo antico uno spazio collettivo, un’opportunità per riappropriarsi di ciò che era, ed è sempre stato nostro.

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