L’acquedotto del Serino e la Piscina Mirabilis: l’acqua campana nei condotti della storia

Serino, un centro immerso nel verde, situato sul versante sinistro dell’alta valle del fiume Sabato, alle pendici nord-occidentali dei monte Terminio. Poche sono le testimonianze monumentali: la bella chiesa di Sant’Eustachio, nella quale si conserva un affresco di Angelo Michele Ricciardi; nella limitrofa frazione di Canale, patria di Francesco e Angelo Solimena, nella chiesa di San Lorenzo si trovano una Deposizione di Francesco Guarino e un Martirio di San Lorenzo di Angelo Solimena.

Serino è la celebre città dell’acqua, nota per il suo ‘millenario’ acquedotto, che con tre canali collettori convoglia acqua potabile in quasi tutti i comuni della Campania. A Napoli, tramite i complessi di elementi ideati dall’ingegner Vincenzo Stefano Breda nel 1885, arriva la quantità maggiore di acqua. Quest’impianto è ancora attivo, sebbene la sua portata sia di gran lunga aumentata e i materiali elettronici moderni abbiano sostituito le vecchie paratie. L’acquedotto moderno, adeguatosi alle molteplici necessità territoriali, è passato da un’iniziale fornitura di 70.000 m3 di acqua agli odierni 650.000. Dai 100 km nel 1885, la rete idrica napoletana conta oggi 2250 km di tubature che provvedono al fabbisogno di 2 milioni e 800.000 utenti, per la maggioranza partenopei.

Anche l’antico acquedotto romano che partiva da Serino, impropriamente detto Claudio, fu una delle più grandiose e imponenti opere idrauliche realizzate dall’ingegneria romana all’epoca di Augusto. Restaurato al principio del IV secolo d. C., non lasciò indifferenti i viceré spagnoli di Napoli: lo stato di buona salute della struttura motivò il desiderio di farlo ripristinare e riattivare. Ma nonostante gli studi e gli sforzi dell’ingegner Lettieri, nel 1560 il viceré Pedro Afan De Rivera duca di Alcalà si arrese all’idea dell’impossibilità di quel dispendioso restauro.

Celebre è un epigrafe su di una lastra di cipollino rinvenuta al caput acquae a Serino, relativa ad un restauro avvenuto in età costantinea:

I nostri principi, Flavio Costantino, imperatore pio, felice e vittorioso, Flavio Giulio Crispo e Flavio Claudio Costantino, nobili Cesari, comandano che fosse ricostruito, a loro spese, con la munifica consueta liberalità, l’acquedotto della fonte augustea, andato in rovina con il tempo per la grande incuria, e lo restituirono all’uso delle città sotto elencate: Pozzuoli, Napoli, Nola, Avella, Cuma, Acerra, Baia, Miseno.

L’acquedotto antico di Serino incrocia la storia di una impetuosa cattedrale dell’acqua, la cosiddetta Piscina Mirabilis. Si estendeva su 170 km, da un bacino artificiale, alimentato dal Serino, si diramavano poi due condotti, uno verso Beneventum e l’altro direzione Neapolis. Questo attraversava la città seguendo le falde di Capodimonte, dello Scudillo, del Vomero, fino a Posillipo. La condotta idrica si biforcava, allora, all’altezza di Sant’Agnello; un canale nel sottosuolo giungeva in città tramite la Porta di Costantinopoli e giungeva nelle vicinanze di Santa Patrizia. L’opera è riconducibile al programma imperiale che prendeva in considerazione le esigenze commerciali del porto di Puteoli, delle necessità della flotta militare di stanza a Miseno, di quelle corrispondenti alla contemporanea realizzazione della Cripta Neapolitana. L’acquedotto partenopeo correva in parte in galleria e in parte all’aperto su arcate in laterizio, delle quali ne resta traccia ai Ponti Rossi; ma a Napoli il sistema di distribuzione fu per lo più sotterraneo.

Il tronco principale passando da Fuorigrotta a Puteoli, terminava a Miseno, nella ai più nota Piscina Mirabilis: 70 metri di lunghezza e 26 di larghezza, 15 metri di profondità, 12.600 m3 il volume e la capienza del suo bacino, una vera e propria cattedrale dell’acqua. Fu edificata in età augustea e collocata sulla terrazza superiore della collina che chiude a oriente il Maremorto. In principio funzionò da grande cisterna di acqua potabile. È il luogo dove giunge a compimento l’acquedotto del Serino, il suo terminale, si tratta del più grande serbatoio d’acqua dell’antichità. Questo complesso  è il monumento più insigne che oggi resta della potente base navale di Augusto e di Agrippa, un grandioso serbatoio d’acqua, tanto solenne ed imponente da rievocare assai più una cattedrale piuttosto che una cisterna. Un luogo davvero suggestivo, il cui fascino aumenta grazie a quei giochi di luce prodotti dai pozzetti ma anche dalle ferite inferte dal tempo alla sua volta a botte: tutto questo non lasciò indifferenti viaggiatori e artisti, che fecero della piscina meta dei loro pellegrinaggi. La tipologia dell’edificio, scavato nel tufo, non si discosta molto da quelle delle cisterne delle ville d’età augustea, ma ciò che la rende unica, come accennato, ed eccezionale è la sua mole gigantesca sorretta e costituita internamente da 48 pilastri.

È proprio il caso di dirlo, se avete ‘sete’ di storia non vi resta che passare da Serino, magari poi percorrendo il tragitto dell’acquedotto fino a Miseno.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

Commenta