L’antica Bauli, ovvero Bacoli tra mito e storia. Riscoprire uno dei siti più belli della regione Campania

La storia di Bacoli, noto comune napoletano sito nell’area dei Campi Flegrei, si avvolge, come tanti dei luoghi dell’area, di mito e leggenda.

Lasciai quel luogo perché c’era il pericolo che se mi fossi affezionato troppo al soggiorno di Bauli, tutti gli altri luoghi che mi restano da vedere non mi sarebbero piaciuti. (Simmaco)

Bauli, da qui deriverebbe l’odierno nome di Bacoli. Le radici di questo toponimo vanno ricercate nella mitologia classica. Nel corso della sua decima fatica, Eracle dové difendersi dal bicipite cane Ortro, posto a guardia dei buoi di Gerione, uomo mostruoso con tre teste, sei braccia e sei gambe. Ma l’eroe, battuti entrambi i mostri con la sua clava, dispose gli armenti dal singolare colore viola nella coppa del sole. Giunto in prossimità della moderna Bacoli, volle erigere delle stalle per ricoverare buoi. Boàulia, le stalle di Eracle, sarebbero dunque all’origine del toponimo Bauli, da cui, come dicevamo, proverrebbe, secondo alcuni, il noto Bacoli.

Trascendendo il mito, non è semplice identificare con assoluta precisione il sito dell’antica Bauli.
L’odierna Bacoli è figlia dello sviluppo urbanistico avvenuto nella seconda metà del XX secolo, ma ciò nonostante vanta ancora la presenza delle ville ricche di marmi e mosaici che furono costruite in passato, a testimonianza, appunto, del suo antico trascorso. La sua fondazione si deve agli antichi romani che la denominarono col nome di Bauli. Da questo momento Bacoli e soprattutto le sue ville per lo più d’epoca repubblicana subirono le alterne vicende dei tempi romani: la confisca dei vincitori dopo le guerre civili, la loro rovina in seguito alla realizzazione delle opere militari del porto augusteo di Miseno, l’annessione al demanio imperiale. Bacoli si mostrò sin dal I secolo a. C. come un continuum di residenze sontuose, proiettandosi armonicamente in quella tipologia insediativa peculiare alla regio baiana. Nell’età augustea divenne addirittura il maggiore avamposto militare, oltre che capitale elettiva della politica, della cultura e della mondanità insieme alla vicina Baia, anche se, proprio come essa, non godette di uno statuto autonomo, sempre legata politicamente e amministrativamente all’autorevole Cuma. Dell’antica Bauli si custodiscono i resti delle Cento Camerelle, della Piscina Mirabile, del cosiddetto Sepolcro di Agrippina.
In seguito alla caduta dell’Impero romano, decadde, e questo anche a causa di alcuni fenomeni geologici come il bradisismo e le erosioni. Nei secoli XVII, XVIII e XIX la città rinacque e divenne una delle mete preferite dagli europei. L’attuale comune comprende oltre l’odierna Bacoli, anche i resti dell’antica Bauli, le antiche città romane di Baia (i cui resti si estendono fino a Fusaro), ed ancora Miseno con l’annessa Miliscola (da militum schola), sede della flotta pretoria degli imperatori romani, ed infine ancora una piccola porzione dell’antica città greca di Cuma.

Le antichità di Bacoli:

Cento Camerelle. Tra le ville più celebrate e antiche della regio baiana, si situa proprio nella zona più in alto di Bacoli. Il luogo è raggiungibile salendo lungo le vie che si inerpicano tra le caratteristiche  costruzioni dai tenui colori dell’odierno centro abitato di Bacoli. Nella tradizione antiquaria è nota con il nome di Prigioni di Nerone, probabilmente in riferimento all’intricato sviluppo della sua pianta: in realtà erano serbatoi funzionali al rifornimento d’acqua della grandiosa villa di Quinto Ortensio Ortalo (un grande oratore della Roma Repubblicana, coevo di Cicerone e secondo solo a lui). Due piani tra loro indipendenti e non in asse, su un costone di tufo a strapiombo sul mare, questa la struttura. Più antico è il piano inferiore costituito da una serie di cunicoli paralleli, la cui grandezza e struttura, definita groviglio di labirinti, sorprendono sempre i curiosi visitatori. Il piano superiore viene occupato da una grande cisterna appartenente al I sec. d. C., formata da quattro navate parallele e intercomunicanti tra loro con volta a botte ed un’unica terrazza in intonaco di cocciopesto. La “grotta” ha avuto un ruolo fondamentale in tempo di guerra: un sicuro ricovero dalle bombe, grazie al materiale isolante di cui era composto.

Piscina Mirabilis. È il compimento dell’acquedotto del Serino (Avellino), il suo terminale, si tratta del più grande serbatoio d’acqua dell’antichità. Questo complesso è il monumento più insigne che oggi resta della potente base navale di Augusto e di Agrippa, un grandioso serbatoio d’acqua, tanto solenne ed imponente da rievocare assai più una cattedrale piuttosto che una cisterna. Fu voluto da Augusto proprio per rifornire la flotta navale a Miseno, il cui obiettivo era anche quello di proteggere il porto di Pozzuoli e tutta la zona, e gli abitanti dell’area flegrea. Un luogo davvero suggestivo, il cui fascino aumenta grazie a quei giochi di luce prodotti dai pozzetti ma anche dalle ferite inferte dal tempo alla sua volta a botte: tutto questo non lasciò indifferenti viaggiatori e artisti, che fecero della piscina meta dei loro pellegrinaggi. La tipologia dell’edificio, scavato nel tufo, non si discosta molto da quelle delle cisterne delle ville d’età augustea, ma ciò che la rende unica ed eccezionale è la sua mole gigantesca (48 pilastri divisi in cinque navate alte 15 metri, capienza di 12.000 metri3 d’acqua, con una composizione architettonica che vanta 70 metri di lunghezza e 25 di larghezza).

Sepolcro di Agrippina. Così chiamato in quanto secondo una leggenda popolare fu qui che, essendo già scampata alla morte nel naufragio della sua imbarcazione tra Baia e Bacoli, Agrippina, madre di Nerone, fu fatta assassinare dallo stesso imperatore, poco oltre la villa di Lucrino, e poi fatta seppellire. In realtà si tratta del teatro-ninfeo di un’imponente villa marittima, della quale sono attualmente solo alcuni resti poiché la restante parte giace sommersa nei fondali marini a seguito del bradisismo.

I sicari circondarono il letto e, per primo, Erculeio la colpì al capo; al centurione che già stringeva la spada, offrendo il ventre diceva: «Colpisci!». Così, più volte ferita, fu uccisa. […] Il cadavere fu arso quella notte stessa, su un letto da convito e senza funerali di rango; né fu eretto sul luogo un tumolo o un tracciato recinto, finché Nerone fu imperatore. Poi l’affetto dei servi fedeli le eresse una modesta tomba sulla strada di Miseno, vicino alla villa di Cesare che domina dall’alto le insenature sottostanti. (Tacito, Annales, XIV)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo 'Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento'. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all'anima candida di questa terra.

Commenta