Le battaglie di Terra di Campania: età contemporanea

Sogni costituzionali, il Quarantotto, la spedizione dei Mille e il Risorgimento, la Seconda Guerra Mondiale: queste le prove che la Campania ha dovuto affrontare nella sua storia recente. E allora ecco i momenti salienti, le dure lotte, le guerre e le battaglie affrontate lungo questo percorso.

Napoli, Avellino, Capua: la fine del sogno costituzionale


Negli anni 1820-1821 alcuni moti di insurrezione contro i regimi assolutisti, nati in Spagna, si diffusero in diversi paesi europei, tra cui diversi stati italiani. La diffusione, nel marzo 1820, anche nel Regno delle Due Sicilie, della conquista in Spagna del regime costituzionale contribuì notevolmente ad esaltare gli ambienti carbonari e massonici. A Napoli, la cospirazione (la quale non aveva come scopo finale la destituzione del re, ma solo la costituzione) prese subito forza, coinvolgendo anche alcuni ufficiali superiori, come i fratelli Florestano, Guglielmo Pepe, magistrati come Giustino Fortunato e letterati come Domenico Simeone Oliva. Michele Morelli, capo della sezione della carboneria di Nola, decise di coinvolgere il proprio reggimento nella cospirazione. A questo si affiancarono Giuseppe Silvati, sottotenente, e Luigi Minichini, prete nolano dalle idee anarcoidi.

1º- 2 luglio 1820

Morelli e Silvati danno animo alla cospirazione disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. Minichini, raggiunto Morelli, vi entra in contrasto: il primo voleva congiungere alle proprie fila quei contadini e quei popolani che credeva attendessero di associarsi alla congiura; il secondo puntava su Avellino dove lo attendeva il generale Pepe. Michele Morelli, supportato dalle proprie truppe, si dirigeva verso Avellino, ma per le strade l’entusiasmo era effimero.

2 luglio
Monteforte, il giorno successivo, Avellino: questi gli ingressi trionfali di Morelli, Minichini e Silvati, i quali non attesero nel proclamare la costituzione sul modello spagnolo

5 luglio
Morelli a Salerno; la rivolta si espande a Napoli dove il generale Guglielmo Pepe raccoglie numerose unità militari. Il giorno dopo, Ferdinando I concede la costituzione. Allora le potenze della Santa Alleanza, in seguito al Congresso di Lubiana, su invocazione di re Ferdinando, definirono l’intervento armato (circa 50.000 soldati austriaci) contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione.

7 marzo 1821

I costituzionalisti di Napoli comandati da Michele Carrascosa e Guglielmo Pepe, sebbene forti di 40.000 uomini tra regolari e volontari (di cui 25.000 soldati, circa un migliaio di cavalleggeri e 14.000 guardie provinciali), furono sconfitti nella battaglia di Rieti-Antrodoco dalle truppe austriache (scontri ove presero parte solamente 12.000 austriaci e 14.000 costituzionali del generale Pepe, di cui metà regolari e metà provinciali). La marcia delle truppe austriache fu a questo punto relativamente facile: cessata ogni resistenza napoletana, il 20 marzo 1821 gli austriaci poterono entrate a Capua e il 24 a Napoli.

24 marzo

Le truppe austriache scortarono re Ferdinando I a Napoli senza incontrare alcuna resistenza, il neonato parlamento fu chiuso Re Ferdinando dopo aver revocato la costituzione, assegnò al ministro di polizia, il principe di Canosa, l’incarico di arrestare tutti sospetti cospiratori.

Napoli: l’emergenza politica


1848

Ferdinando I dopo aver concesso la costituzione ne perseguiterà i sostenitori coadiuvato dalle truppe austriache. Toccherà poi a Ferdinando II interpretare una simile parte, privo dell’aiuto straniero ma con conseguenze ben più gravi. Il 1848 è insieme il punto d’arrivo del riformismo borbonico e la stagione di partecipazione politica più viva di tutto il secolo. Fra gennaio e febbraio, con la grazia ai detenuti politici e la firma dello statuto costituzionale, si afferma un’apparente concordia politica e sociale. Del resto la questione dell’autonomia siciliana, le eventuali modifiche alla costituzione, le prospettive del cambiamento dividono i moderati dai democratici, la guardia nazionale dall’esercito, il re dall’’insieme di un movimento che tenta di controllare. Le elezioni, con le loro conseguenze, segnano l’acme della vicenda: Napoli torna centro assoluto e nevralgico del Regno. Il 13 un incontro riservato agli eletti si tramuta in manifestazione pubblica; il giorno dopo la Guardia nazionale interviene a Monteoliveto per trattenere la folla che appoggia i deputati, ma poi questa le chiede di far fronte all’esercito il cui arrivo è falsamanete annunciato; infine un anonimo rullo di tamburo darà il via alla prima barricata. La mattina del 15, con le barricate alzate e la truppa mobilitata nella notte, si riavvia formalmente la trattativa mentre partono le prime fucilate. Lo scontro diretto, più di sette ore di combattimenti con 146 morti e 700 feriti, si è concentrato ancora una volta lungo l’asse di via Toledo, cuore della Napoli bene, dove i ‘luciani’ si danno al saccheggio dei palazzi signorili sgomberati dall’esercito. A settembre, nella stessa strada, scontri tra fautori e avversari della costituzione segneranno la svolta decisiva: stato d’assedio e insediamento di un nuovo ministero palesemente reazionario.

La spedizione di Sapri


29 giugno/2 luglio 1857

Episodio della spedizione di Carlo Pisacane contro i Borbonici: i 300 patrioti ed ex detenuti (tra politici e comuni, liberati dalle galere borboniche dell’isola di Ponza) guidati dal Pisacane e da Giovanni Nicotera hanno la peggio contro le tre colonne borboniche e la popolazione locale al servizio del colonello Ghio. Gli episodi insurrezionali d’ispirazione mazziniana vanno sotto il nome di Spedizione di Sapri: dallo sbarco in poi, per due giorni, il gruppo marcia verso l’interno, leggendo nei villaggi un proclama antiborbonico ma incontrando diffidenza e allarme. Il 1° luglio, a Padula, sono raggiunti e attaccati da tre colonne borboniche, provenienti da Sapri, Salerno e Lagonegro. I contadini si uniscono ai soldati borbonici, terrorizzati alla vista degli ex galeotti. A Padula la strage è terribile: Pisacane, riuscito a rompere l’accerchiamento, con una sessantina dei suoi si getta verso l’aperta campagna. Al villaggio di Sanza l’accoglienza non è diversa: è un massacro, Pisacane perde la vita, Nicotera catturato viene condannato all’ergastolo (sarà liberato 4 anni dopo dalla Spedizione dei Mille).

Garibaldi a Napoli e la vittoria dei Mille, Guerra d’Indipendenza


7 settembre 1860

Spedizione dei Mille: precedendo il suo esercito e con la scorta di pochi compagni, Garibaldi raggiunge la stazione di Vietri e si fa condurre in treno a Napoli (abbandonata dal re il giorno prima) dove è accolto da manifestazioni di gioia delirante.

Caiazzo: l’orgoglio dell’esercito borbonico


21 settembre 1860

Fu l’unico insuccesso della campagna garibaldina del’60, uno dei pochi vanti dell’esercito borbonico. I 900 garibaldini dei colonelli Vacchieri e Cattabeni non riescono ad occupare le due sponde del Volturno e la posizione fortificata di Caiazzo (comune in provincia di Caserta, nei pressi del Volturno) che dominava il fiume. I 7000 uomini del generale Von Mechel ottennero una vittoria che fece soprattutto morale, ma che ai fatti non cambiò l’esito della guerra.

Volturno: la vittoria decisiva dei Mille


1/2 ottobre 1860

Episodio conclusivo della Spedizione dei Mille: i 20.000 uomini dell’esercito borbonico guidato dal generale Giosuè Ritucci debbono difendersi dall’attacco delle cinque divisioni garibaldine e, dal 2 ottobre, da 1500 regolari sardo-piemontesi (22.000 uomini). Nelle ore mattutine del 1°ottobre la maggior parte dell’esercito borbonico uscì dalla fortezza di Capua avanzando verso Santa Maria e Sant’Angelo, dove il generale Medici riuscì alla fine ad arrestare la marcia del nemico. Il pericolo è su Santa Maria. Garibaldi chiamò verso quella località la riserva che giunse in parte in ferrovia da Caserta, ma i Borbonici avevano già avuto il sopravvento. Con un vigoroso contrattacco, però, Garibaldi li ricacciò verso Capua. Le ostilità si conclusero alle ore 18. Durante la giornata una colonna borbonica (col. Perrone), che ebbe il compito di aggirare in direzione Caserta i garibaldini, aveva superato il Volturno e impegnato combattimento con il distaccamento Bronzetti a Castel Morrone. I difensori resistono, ma poi si vedono annientati. Una grossa colonna borbonica (Von Mechel), intanto, avanzava su Maddaloni, avendo di fronte la divisione Bixio. Monte Caro è conquistata dai borbonici, e dopo poco riconquistata dal generale Dezza. Von Mechel, scosso dalla morte del figlio, nel frattempo ripiega. Il 2 ottobre la battaglia decisiva: i garibaldini, rinforzati da elementi del 1° fanteria «Savoia» e dal 1° battaglione bersaglieri, giunti da Napoli, contrattaccarono, circondarono la colonna Perrone e, poi, la catturarono al completo.

Caserta

2 ottobre 1860

Guerra d’Indipendenza: 2000 uomini agli ordini del generale borbonico Mechel, dopo aver passato il Volturno, avanza su Caserta Vecchia, ma qui ad attenderli una colonna garibaldina e il 1°reggimento Bersaglieri. Intanto il generale Bixio, da Maddaloni, taglia la ritirata del nemico. I Borbonici non possono che deporre le armi.

San Giuliano (frazione del comune di Teano)


26 ottobre 1860

Campagna nell’Italia Meridionale del 1860: le truppe regolari piemontesi guidate dal re Vittorio Emanuele II e i garibaldini del generale Garibaldi sconfiggono le milizie borboniche del generale Polizzy (4 divisioni di fanteria e 2 di cavalleria). I Borbonici che sgombrano la linea del Volturno, si raccolgono tra Cascano e Sessa Aurunca. I Piemontesi avanzano sul tergo del nemico verso Cascano e a San Giuliano i Bersaglieri inseguono e attaccano i borbonici alla baionetta, seguiti dal resto delle truppe regolari e dai Volontari garibaldini. Il generale Polizzy, dopo un tentativo di resistenza, si ritira, con le altre truppe napoletane, fino al Garigliano.

Capua


2 novembre 1860

A Capua i borbonici (3 divisioni di fanteria e una di cavalleria) del generale De Corné, dopo una strenua difesa, devono arrendersi ai volontari garibaldini del generale Türr e alle truppe sarde (3 reggim. di fanteria, 2 battaglioni di bersaglieri, il reggim. Nizza Cavalleria, batterie del 2°, 3°, 4° e 5° reggim. Artiglieria) del generale Della Rocca.

La Seconda Guerra Mondiale


Salerno


Settembre 1943 Operazione
Avalanche (operazione anfibia della 2° Guerra Mondiale)

La 5a Armata americana al comando di Eisenhower sfida la 10a Armata tedesca al servizio di Kesselring. Alle ore 3.30 del 9 settembre del 1943, la 5a Armata americana, trasportata da circa 450 unità navali scortate da un’imponente flotta e da soverchiante aviazione, fa sbarcare il X corpo britannico sulla spiaggia fronteggiante Battipaglia e il VI americano nella zona di Pesto. L’immediata reazione tedesca che sfrutta abilmente la catena collinare che contorna la zona dello sbarco, e il terreno paludoso, che ostacola il movimento dei mezzi motorizzati, riesce a ritardare la congiunzione delle due teste di sbarco, ma è validamente neutralizzata dal fuoco violento e preciso delle artiglierie navali e dagli incessanti bombardamenti aerei. Il 19 settembre, la testa di sbarco può considerarsi consolidata, mentre l’8a Armata britannica, che ha preso terra in Calabria fin dal 3 settembre, si avvicina a marce forzate. Nel giro di un mese i tedeschi abbandonano Napoli, e si situano sul fronte di Cassino, la linea Gustav.

Napoli

28 settembre-1°ottobre 1943

Le Quattro Giornate di Napoli: una insurrezione popolare contro le forze tedesche motivata dai soprusi e dalle tristissime condizioni di vita cui è ridotta la città, priva di viveri e acqua, con 200.000 persone senza tetto, esplode all’alba del 28 settembre dal Vomero e da Chiaia fino a Piazza Nazionale. Per diversi giorni gli insorti mettono in scacco i Tedeschi che, ritiratisi presso lo stadio Collana, sono alla fine costretti a trattare la resa e a liberare gli ostaggi. Il 1°ottobre, quando gli Anglo-Americani del X Corpo appartenenti alla V Armata del gen. Clark, entrano in città, essa è già stata liberata dalla eroica lotta dei suoi abitanti tra i primi in Europa a insorgere vittoriosamente contro l’oppressione nazista.

Volturno


12/14 ottobre 1943

I Tedeschi, XIV corpo della 10a armata – von Vietinghoff – contro gli Anglo-americani, la 5a armata – Clark – X corpo – McCreery – VI corpo – Lucas). Il X corpo stabilisce il giorno 14 alcune teste di ponte oltre il Volturno e sostiene combattimenti intorno a Capua. Il VI corpo, superate le resistenze tedesche, passa il fiume. La 5a armata procede fino a prendere contatto con la «linea invernale» sulla quale sosterà. La guerra in Campania è giunta al termine.

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

2 pensieri riguardo “L’indipendenza e la costituzione, i Mille e i Savoia, la Seconda Guerra Mondiale: la Campania alla prova del Risorgimento e del Novecento

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