Un’indagine sulle origini del comune di Lioni, tra realtà e falsi storici

All’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini, ad un’ altezza di 550 m s.l.m., si sviluppa il comune di Lioni, uno dei paesi colpiti dal violento terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.

Ma da dove deriva tale nome? E cosa si sa di questo comune più volte distrutto e ricostruito?

Verso la fine del Settecento l’abate rocchese Vincenzo Maria Santoli avanzò l’idea che i Lionesi fossero i discendenti dei Liguri Apuani deportati nel Sannio dai Romani nel II secolo avanti Cristo, per via di un’affinità tra il toponimo Liuni e la parola Liguri. Tale tesi fu confermata anche da Nicola Corcia, un appassionato ricercatore delle antichità del Regno delle Due Sicilie, che affermò:

Da Liguri si disse probabilmente Liuri, d’ onde in processo di tempo Liuni e Lioni

Questa tesi risulta tuttavia inverosimile, sia perché linguisticamente non trova riscontro, sia perché i Liguri a Lioni non sono mai arrivati: è vero che nel 180 a.C. un gruppo di Liguri Apuani fu trasferito nei Campi Taurasini, ma questi si trovavano a Nord di Benevento.

Francesco Scandone, il padre della moderna storiografia irpina, notava invece che:

Il nome Liuni (…) trae origine evidente da qualche antico monumento in cui devono essere effigiati dei leoni

Ed effettivamente nel centro abitato, ancora agli inizi del Settecento, in cima al campanile, erano presenti due leoni in pietra di cui un fu distrutto nel terremoto del 1732 mentre l’altro, malridotto, si trova davanti al palazzo del Municipio. Statue simili si conservano anche altrove, a Melfi e a Venosa ad esempio, e si tratta di sculture funerarie provenienti da tombe romane di età imperiale. Lioni doveva quindi essere luogo di sepoltura in epoca romana e tale idea è avvalorata dalla presenza di due stele funerarie con l’immagine di persone sepolte, murate in due case del centro storico fino al terremoto del 1980. Durante il Medioevo le tombe tuttavia, come accadde ovunque, furono demolite per ricavarne pietre squadrate, ma i leoni, non essendo utilizzabili come materiale da costruzione, furono risparmiati, diventando un riferimento topografico: nei documenti medievali, infatti, Lioni era abitualmente indicato come «casale Leonum» o «de Leonibus», ovvero «dei Leoni». Una nota del 1300 il nome del paese era riportato anche nella sua forma dialettale:

ad quendam locum (…) qui vulgariter nuncupatur Li Lyuni

ovvero: «in un posto che comunemente viene chiamato «Li Lyuni».

Per quanto riguarda invece l’origine del comune, possiamo desumerla da alcune notizie che lo storico Scadone recuperò dai Registri Angioini prima che andassero distrutti: queste notizie fanno riferimento ad una serie di reclami che, tra il 1289 e il 1306, i feudatari di Oppido, sulla destra dell’Ofanto, inviarono al re Carlo II per protestare contro i loro colleghi di S. Angelo dei Lombardi, i quali avevano infatti disposto una serie di agevolazioni per chi volesse andare a coltivare le terre sulla riva sinistra dell’Ofanto. La cosa aveva fatto presa sui contadini di Oppido, molti dei quali ora lasciavano i vecchi campi per trasferirsi a «Li Lyuni». Mentre Oppido decadeva, l’insediamento sull’altra sponda del fiume cresceva e si espandeva: nel primo decennio del nuovo secolo Lioni aveva già una sua parrocchia che versava le decime alla Santa Sede. Poco o nulla purtroppo è arrivato sino a noi dell’epoca della fondazione: il terremoto del 1694 provocò numerosi danni alla Chiesa Matrice, la Chiesa di Santa Maria Assunta, che venne ricostruita nelle parti crollate.

Lioni: un viaggio alla scoperta delle origini

Mentre la vita stava lentamente riprendendo il suo corso, il 29 novembre 1732, un nuovo spaventoso terremoto provocò nuovi danni alle abitazioni e fece crollare nuovamente la Chiesa Madre e tutte le altre cappelle. Tra il 1800 e il 1810 dilagò il fenomeno del brigantaggio, combattuto dal Re Gioacchino Murat: alcuni dei briganti catturati

Furono legati, appesi ad un anello di ferro, ben fissato alla parete settentrionale esterna della Chiesa di S. Rocco, ed ivi giustiziati

È stata purtroppo una delle cittadine più gravemente colpite dal terremoto dell’Irpinia del 1980. I morti furono 228 e quasi l’intero patrimonio edilizio risultò distrutto o gravemente danneggiato. Fu insignita della “Medaglia d’oro al merito civile” con questa motivazione:

In occasione di un disastroso terremoto, con grande dignità, spirito di sacrificio ed impegno civile, affrontava la difficile opera di ricostruzione del proprio tessuto abitativo, nonché della rinascita del proprio futuro sociale, economico e produttivo. Mirabile esempio di valore civico ed altissimo senso di abnegazione

Esempio della ricostruzione è sicuramente il Santuario di San Rocco: la struttura originaria risaliva al XVI secolo ma, distrutta dal sisma, fu completamente ricostruita.

Lioni: un viaggio alla scoperta delle origini

Una piccola chicca per gli amanti della natura e del vivere all’aperto è la cascata di Brovesao, area naturale a 2 km dal centro abitato. L’acqua, dopo un salto di circa 20 m, forma un piccolo laghetto tra le rocce, vissuto come zona balneabile soprattutto negli anni Settanta. Una leggenda narra di un diavolo che, sotto forma di una cavalla, si facesse cavalcare dai viandanti lungo la strada per la cascata, fino a portarli sul precipizio di Brovesao dal cui fondo oscuro una voce di donna gli ordinava di buttarli giù.

Dal punto di vista enogastronomico non c’è un vero e proprio piatto tipico di Lioni: piuttosto la cucina lionese è ricca di influenze, napoletane, lucane e pugliesi. Molto note sono le tomacelle, un preparato locale a base di carne di maiale.

Fonti: Storia di Lioni

 

Ilaria Limongiello nasce ad Avellino nel 1988, ma trascorre i primi anni della sua vita in Friuli-Venezia Giulia, nella città di Trieste. Tornata nella sua terra, l’Irpinia, intraprende la sua carriera scolastica, diplomandosi, con ottimi risultati. Attualmente sta per concludere il suo percorso universitario, presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Salerno. Da tre è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano) e con la sua Delegazione ha collaborato in prima persona alla realizzazione di svariati eventi.
La fotografia è la sua più grande passione, nata in giovane età e trasmessale dalla madre. E’ una passione che coltiva ormai da tempo, da autodidatta, partecipando a concorsi e sfruttando ogni occasione per indagare il mondo con il suo obiettivo. Ha avuto la possibilità di calcare grandi palchi della musica nazionale ed internazionale, come Umbria Jazz, il Pozzuoli Jazz Festival o il Festival dei Due Mondi di Spoleto, come fotografa di alcuni gruppi musicali campani.
Obiettivi per il futuro? Lavorare NELLA sua terra, PER la sua terra.

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