Dopo 7 lunghi anni di attesa, tutto è pronto per accogliere la mamma dei guardiesi. I Riti Settennali in Onore dell’Assunta

Tutto ha una storia, tutto è storia e

 l’oggetto della storia è, per natura, l’uomo. O, più esattamente gli uomini.  […] Dietro i tratti concreti del paesaggio, dietro gli scritti che sembrano più freddi, dietro le istituzioni in apparenza più distaccate da coloro che le hanno create e le fanno vivere, sono gli uomini che la storia vuole afferrare.

Fin dall’inizio dei tempi è stato l’uomo con il suo operato, le sue credenze i suoi valori a delineare la storia del proprio vissuto. E insieme, gli uomini a definire la cultura di un popolo, a costruire l’identità del luogo in cui vivono e con essa il valore del bagaglio storico, religioso e culturale che sancisce la tradizione di una terra. Da sempre, infatti, nella storia culturale di un qualsiasi territorio vi sono eventi che segnano i cuori di chi li popola, diventando, nel corso degli anni, parte imprescindibile della storia e cultura popolare. È così che nascono le tradizioni.

Ed è di storia, di cultura, di tradizione, di fede e di amore che voglio parlare raccontando ai lettori cosa sono i “Riti Settennali di Penitenza in onore dell’Assunta” di Guardia Sanframondi. In questo piccolo paesino, stretto come un abbraccio attorno al castello medioevale che sovrasta la valle sannita, ogni sette anni ci si riunisce per celebrare ed onorare la Vergine Assunta.

Prima di proseguire nel racconto della storia di questo grande evento, è doverosa una precisazione. Nonostante di fatto la Madonna sia custodita nel santuario di Guardia Sanframondi, ciò non implica una mancata appartenenza, devozione e partecipazione ai Riti Settennali da parte del popolo dei paesi limitrofi, quali San Lorenzo, San Lupo, Castelvenere e altri ancora.

Per una semplice questione di praticità e di identificazione geografica, nonché per una questione di maggioranza partecipativa e organizzativa, nel corso dell’articolo, mi riferirò al popolo legato a questa manifestazione come ‘popolo guardiese’. Ma ancora una volta sottolineo che all’interno di questa definizione rientrano sempre e comunque i membri degli altri paesi.

Parlare di tradizioni legate alla fede di un popolo, non è mai compito semplice, specie se non se ne conosce il valore spirituale che porta con sé, o se molto semplicemente non lo si vive. Ed è solo per questo che mi sono concessa la possibilità di parlare della manifestazione religiosa che il popolo guardiese aspetta con trepidazione ogni sette anni. Perché anch’io faccio parte di quel popolo e perché ho vissuto l’amore e la devozione che questo evento porta con sé e conosco il silenzioso rispetto che merita.

Le origini dei Riti Settennali sono incerte e legate alla leggenda del ritrovamento della statua della Madonna nelle campagne di Limata. In verità le leggende sono due: la prima, parte dal sogno di una donna secondo la quale la Vergine le chiese di essere riesumata dai ruderi di un castello di Limata e di essere poi portata a Guardia Sanframondi. La donna riferì il sogno e si andò alla ricerca della statua. Quando finalmente fu trovata, risultò troppo pesante per poter essere estratta e dopo innumerevoli tentativi fu deciso di desistere. La notte seguente l’Assunta tornò in sogno alla donna e le spiegò che per poter essere estratta con facilità, i devoti che volevano tirarla fuori avrebbero dovuto disciplinarsi a sangue. Fatto ciò la statua divenne improvvisamente leggera e fu possibile portarla dove aveva chiesto. È stata proprio questa leggenda che ha dato vita alla tradizione della processione dei Battenti ogni sette anni.

La seconda credenza sulle origini della statua narra di un contadino che arava la terra con i buoi in corrispondenza di quella che una volta era la chiesa di S.M. di Limata. Si narra che ad un certo punto, le bestie si inginocchiarono e che il contadino non riuscì in nessun modo a farle rialzare. D’un tratto udì un distinto suono di campanelli provenire da sotto terra e impaurito corse a chiamare degli amici. Tutti insieme raggiunsero il punto e si misero a scavare fino a quando trovarono la statua della Madonna. Geograficamente parlando, la statua sarebbe dovuta appartenere a San Lorenzo Maggiore ma si narra che non si riuscì a spostarla fino a quando non arrivarono le genti di Guardia. Questi ultimi cominciarono a punzecchiarsi il petto e la statua diventò improvvisamente leggera permettendo senza alcun problema il trasporto fino a Guardia.

Quest’ultima è la leggenda che ancora oggi va avanti tra le persone del posto e dintorni.

Dal punto di vista temporale, stando a ciò che leggenda narra, se si incrociano le informazioni di documentazioni relative alla chiesa di S.M. di Limata, dalle cui macerie è stata recuperata la statua, e documenti narranti l’origine della venerazione dei guardiesi per l’Assunta, il tutto dovrebbe collocarsi nell’arco temporale che va tra il 1583 e il 1588. Dagli archivi cartacei invece, vengono fuori numerose fonti che collegano la S.M. Assunta alla già esistente Madonna della Grotta, venerata dai guardiesi dal 1400. Qualunque sia la data del suo ritrovamento, sta di fatto che la statua è sempre stata, è, e sempre sarà la madre spirituale del popolo guardiese.

Per ciò che concerne invece la storia dei Riti e dei Battenti bisogna trattare gli argomenti separatamente. Questo perché, anche se oggi appartengono ad un unico culto, non è sempre stato così.

Uscita dei campanelli.Ma prima di entrare nello specifico delle due tematiche appena citate, è doverosa una spiegazione d’insieme su questo rito antichissimo che i guardiesi aspettano di sette anni in sette anni con gran trepidazione.

I Riti Settennali di penitenza in onore dell’Assunta rappresentano la massima espressione della devozione e della fede dei guardiesi per la Vergine Assunta. Questa manifestazione religiosa ha luogo ogni sette anni e ha una durata complessiva di sette giorni. Precisamente dal primo lunedì alla domenica della settimana dopo ferragosto. Quest’anno si terrà dal 21 al 27 agosto.

È opportuno precisare che non si tratta di una festa. Per l’occasione, infatti, non vengono allestite bancarelle, né eseguiti spettacoli pirotecnici. Gli esercizi commerciali rimangono chiusi e gli accessi principali al paese vengono sbarrati. I visitatori ospiti che intendono partecipare alla manifestazione dovranno posteggiare alle pendici del paese e attendere il bus navetta che li condurrà in paese.

Si chiamano Riti di Penitenza proprio perché, durante questa settimana, il popolo guardiese è stretto nella manifestazione della propria fede. In questo scenario di pietà popolare, ognuno ha un compito, un ruolo, un modo per partecipare alla manifestazione collettiva di fede e amore per l’Assunta.

L’organizzazione di questo evento è complessa e articolata. Viene gestita dai quattro rioni di cui è composto il paese: Rione Croce, Rione Portella, Rione Fontanella e Rione Piazza. Ogni rione ha un proprio ‘comitato rionale’ composto da cinque membri rappresentanti. Il comitato dei riti Penitenziali è dunque l’insieme dei rappresentanti di ciascun rione.  Prima della settimana centrale, ci sono mesi e mesi di preparazione, organizzativa e spirituale. I membri del comitato di ciascun rione vengono convocati già un anno prima per far fronte alla complessa organizzazione che questo evento esige.

Ci sono poi rituali che vengono eseguiti prima e dopo dei sette giorni dedicati ai riti. Ma andiamo a vedere nel dettaglio l’interezza della manifestazione.

La preparazione all’atteso evento dunque comincia già dalla convocazione del comitato dei Riti e dalla vendemmia dell’anno precedente, quando viene preparato un vino locale apposito per disinfettare la spugna dei Battenti durante la processione domenicale.

Seguono mesi di organizzazione amministrativa, gestionale e operativa come ad esempio la preparazione dei costumi, oggetti e ornamenti per i ‘Misteri’ di cui parleremo in seguito. Allo stesso modo incominciano le prove degli incantevoli canti dei cori di ogni rione. Ogni rione infatti ha il proprio coro. Splendide voci che intonano parole piene di fede e amore. Parole composte proprio per l’occasione da membri della congregazione.

Il primo evento che delinea l’avvicinarsi della settimana di penitenza è ‘l’uscita di campanelli’. I campanelli in questione sono due, diversi per dimensione e legati insieme da una traversa in legno e da sempre sono situati nel santuario sotto la nicchia della Madonna. Qualche mese prima della manifestazione, a turno, per quattro domeniche consecutive, i membri di ogni rione portano fuori i campanelli suonandoli per tutto il territorio del rione di appartenenza. Il suono di questi campanelli ha un valore emozionale indescrivibile per ogni membro del popolo guardiese. P. Adolfo Di Blasio lo descrisse così:

E, in vero, un fremito corre per le vene al suono di quei campanelli; i corpi si curvano come sotto l’impulso d’una forza misteriosa; una compunzione sincera, una profonda emozione si impossessa del cuore umano.

A questo punto, avvicinandoci sempre di più alla settimana dei Riti, va spiegato cosa sono i ‘Misteri’ a cui accennavo poco fa.

I Misteri sono riproduzioni di quadri viventi statici, rappresentanti scene dal Vecchio e Nuovo testamento nonché della storia della Chiesa. Ogni rione porta in scena diversi misteri, ognuno dei quali è preceduto da una didascalia esplicativa. In testa ad ogni corteo rionale c’è lo stendardo rappresentativo del rione di appartenenza. I partecipanti di ogni quadro non sono attori professionisti, ma membri del popolo guardiese. Vengono chiamati ‘figuranti’. Il numero delle rappresentazioni non è fisso. Può cambiare di volta in volta.  Tra un quadro è l’altro, a destra e a sinistra su due file parallele, ci sono membri del popolo in processione.

Il popolo dei figuranti sceglie così di omaggiare l’arrivo dell’Assunta, inscenando quadri biblici che comportano non poco sacrificio. Sotto il sole cocente di agosto, uomini, donne, bambini, anziani vestono abiti pesanti, assumono le più diverse pose ed espressioni, trascinano oggetti o alcuni camminano anche all’indietro, percorrendo svariati percorsi a seconda del rione in una processione che dura quasi sette ore. Tutto sempre in religioso silenzio. È il modo di fare penitenza. Il modo di dimostrare l’immenso amore per la Madonna. Un silenzioso gesto di fede.

Misteri Riti

In coda al corteo dei ‘misteri’ di ogni singolo rione ci sono i ‘Disciplinanti’o ‘Flagellanti’. Questa figura prende il nome dallo strumento che utilizza per manifestare la propria penitenza, ovvero la disciplina, una frusta d’acciaio formata da lamelle legate tra loro. Con questo strumento i disciplinati si percuotono la schiena camminando, su due file parallele, in coda alla processione del loro rione di appartenenza. I Flagellanti, indossano un saio bianco e hanno il viso coperto da un cappuccio per preservare l’anonimato ma soprattutto il riserbo che un tale intimo gesto di penitenza merita. Le origini storiche di queste figure e della loro pratica è affidata alla cultura orale e non consente un’identificazione temporale certa. Fonti letterarie collocano la tradizione della flagellazione a Guardia intono al 1400, quando i fedeli, ogni venerdì sera, seguivano il sacerdote in processione e manifestavano la propria penitenza percuotendosi la schiena.

Flagellanti Riti Settennali

Ogni singolo rione sfila per due giorni. Il primo giorno ‘in penitenza’, il secondo ‘in comunione’. Si comincia dal Rione Croce, il lunedì e il martedì. Il Rione Portella, il martedì e il mercoledì. Fontanella, mercoledì e giovedì. Infine il Rione Piazza, giovedì e venerdì.

Il sabato è riservato alla penitenza dei sacerdoti i quali escono in processione unitamente al clero con in testa una corona di spine ed una fune incrociata sul petto.  Alla fine il corteo raggiunge il santuario dove si assiste all’evento più atteso dal popolo: ‘L’apertura della lastra’. In sostanza si tratta dell’apertura della nicchia dentro la quale è riposta la statua della Madonna dell’Assunta. Per l’apertura della ‘lastra’ c’è bisogno di tre diverse chiavi da introdurre nelle tre rispettive serrature. La prima chiave viene introdotta dal membro più anziano dei comitati rionali, la seconda dal sacerdote e la terza dal sindaco. La chiesa è gremita di gente carica di emozione e commozione per il tanto atteso momento. Il suono dei campanelli diventa sempre più forte. Il popolo attende con il fiato sospeso che l’ultimo ostacolo tra loro e la l’Assunta venga scacciato. Ed infine la porta si apre e la gente si abbandona in un applauso liberatorio per celebrare il ricongiungimento della ‘madre’ con i suoi figli.

Apertura della lastra

La domenica è il grande giorno. Il giorno in cui la Madre Assunta uscirà dal santuario per percorrere le strade del paese sotto lo sguardo commosso e il cuore colmo di gioia di ogni guardiese.

Tutto inizia la domenica mattina presto. Ogni rione, attraverso il percorso più breve, raggiunge il cortile del santuario. Quando i quattro rioni si troveranno tutti riuniti si può procedere alla celebrazione della messa. Terminata la funzione si può iniziare con il corteo generale allineato in ordine diverso. I ‘misteri’ del Rione Croce saranno i primi ad allinearsi e partire. In coda al rione, dopo l’ultimo ‘quadro’ raffigurante ‘San Girolamo penitente’, si andranno ad inserire i Battenti.

Ma prima di spiegare al lettore cosa sia il Battente concludiamo la descrizione del corteo. A seguito dei Battenti si inseriranno nel corteo nell’ordine: Rione Portella, Rione Fontanella e infine Rione Piazza. Seguirà il corteo popolare che scorterà l’uscita della Madonna.

Ma torniamo ai Battenti. Anche per queste figure, riuscire a risalire temporalmente all’inizio della loro pratica è davvero complesso. Questo perché il loro culto, unitamente a quello dei flagellanti va inserito in contesto storico molto più ampio e lontano. Fonti storiche infatti ci fanno risalire all’anno 1260, anno che per credenza popolare fu definito apocalittico e che generò un clima di terrore generale dinnanzi all’eventualità della fine del mondo. E fu in questo contesto di ‘isteria’ che mosse i primi passi un vero e proprio movimento di flagellazione. Si narra infatti di uomini che percuotevano il proprio corpo per redimersi dai propri peccati e per invocare la salvezza di sé stessi e del loro popolo. Un sacrificio non solo personale ma collettivo.

Questa data però non ci permette di giungere ad una conclusione temporale per la specificità dei Battenti guardiesi. L’unico elemento in grado di restringere l’arco temporale è legato a fonti storiche che narrano dell’utilizzo dello strumento di penitenza usato dai battenti: la spugna. La prima testimonianza del suo utilizzo risale al 1651 ma non vi sono fonti certe sulla nascita della pratica come rito di penitenza.

Detto ciò, per poter comprendere meglio in cosa consista la spugna utilizzata dai Battenti e in che modo viene impiegata durante i Riti Settennali, bisogna prima fare un passo indietro e scoprire, limitatamente a ciò che è giusto sapere, chi sono queste figure e cosa rappresentano.

Come precedentemente accennato, i Battenti sono un po’ l’emblema dell’intero Rito e spesso quest’ultimo è noto in Italia e nel mondo proprio per il gesto cruento di penitenza che questi fedeli dal volto coperto compiono in onore della Vergine Assunta. Proprio a proposito di tale fenomeno va sottolineato che la popolarità che l’accezione errata che questo intimo gesto ha generato, è da sempre causa di indignazione e rammarico da parte del popolo. Per i guardiesi, infatti, non è lo ‘spettacolo del sangue’ a cui tutti gli altri si affannano ad assistere o che cercano di immortalare. Il guardiese sa, che dietro quel gesto, si cela il sacrificio di una totale ed intima devozione che va tutelata e rispettata.

Chiusa questa piccola parentesi (che da guardiese, andava fatta) continuiamo il nostro discorso sulla figura dei Battenti.

I Battenti fanno la loro comparsa solo il giorno finale, la domenica, il giorno in cui l’Assunta viene portata fuori dal Santuario e portata in processione per il paese. La ragione della loro apparizione domenicale risiede proprio nella possibilità di poter ‘muovere’ la statua della Madonna, il che ci rimanda alla tradizione leggendaria del ritrovamento. I guardiesi notarono che il bambinello che la Madonna portava in braccio, aveva in mano una particolare spugna, dalla quale fuoriuscivano degli spilli. Fu questo simbolo a dar loro l’idea battersi il petto in segno di fede. Il Battente infatti, esplica la sua penitenza battendosi il petto con una spugna di sughero in cui sono stati conficcati degli spilli. Questo coraggioso gesto, permise ai tempi del ritrovamento, di alleggerire il peso della statua e renderla trasportabile. Allo stesso modo, durante la settimana dei Riti, se i Battenti non si percuotessero il petto con la spugna, la Vergine non potrebbe uscire per incontrare il suo popolo.

La domenica, infatti, ai soli Battenti è concesso di entrare nel Santuario. Come i Flagellanti, sono anche loro vestiti di un lungo saio bianco, col volto coperto da un cappuccio ma con un’apertura sul petto. Quest’apertura permetterà loro, arrivato il momento, di battersi in onore dell’Assunta. Si riuniscono la mattina presto in santuario e lì rimangono insieme fino alla fine della messa solenne e dopo che il corteo del Rione Croce si sia avviato. Fino a quando la voce di uno di loro li guida verso il loro sacrificio: “Con fede e coraggio, fratelli, in nome dell’Assunta, battetevi!”.

Immagine Battenti Riti Settennali

Questo è un momento colmo di emozione per ogni membro del popolo guardiese. Ognuno sa il sacrificio che si sta compiendo. La grande fede e devozione che si sta professando attraverso il gesto dei fratelli Battenti.

Le sensazioni e le emozioni che si provano in quel momento non possono essere descritte. Solo chi le vive ed è consapevole di ciò che accade può comprendere la vastità di quel gesto d’amore.

A questo punto i Battenti si incolonnano al corteo generale e cominciano il loro cammino per le strade del paese battendosi il petto. Una processione che durerà più di sette ore e che i Battenti percorreranno battendosi ripetutamente il petto, sotto il sole cocente, rinfrescando la ferita con il vino preparato appositamente per loro e che assistenti distribuiti lungo la lunga ‘scia bianca’ si apprestano a versare sulle loro spugne insanguinate.

Le spugne in questione, sono cerchi di sughero in cui vengono conficcati 33 spilli le cui punte fuoriescono dal sughero di circa 2 mm. Le punte vengono poi distanziate dalla base di sughero da un sottilissimo strato di cera. 33 spilli in ricordo degli anni di Cristo.

I Battenti così proseguono il loro cammino spinti dalla fede e dal desiderio di arrivare al momento dell’ ‘incontro’ con la loro madre Assunta. Ma prima di arrivare al momento dell’incontro, non si può non parlare del momento dell’uscita della statua della Madonna dal santuario. In coda al corteo dell’ultimo rione, la Madonna viene infine presa dai sacerdoti e portata a braccia fino all’uscio della chiesa dove poi passerà in consegna ai suoi fedeli.

Nel momento in cui c’è il passaggio di braccia e la Madonna varca l’uscita dal Santuario, in tutto il paese risuona un colpo di mortaletto. E tutto il popolo in quel momento, distribuito ormai in ogni angolo del paese in cammino col corteo, si inginocchia in segno di devozione. In quel momento tutto si ferma. I figli di Maria sono tutti in ginocchio, pronti ad accogliere l’arrivo della loro madre.

Subito dopo, il corteo riprende il suo cammino e la statua della Madonna, tra le mani dei suoi fedeli comincia il suo percorso fino a giungere in Piazza Castello, dove attende i suoi Battenti per l’incontro tanto atteso. Quello dell’incontro, infatti, è uno dei momenti più carichi di emozione e fede. I Battenti giungono dinnanzi alla statua della Madonna e le offrono la loro penitenza inginocchiandosi e battendosi il petto ancora più forte. Uno per uno, la sconfinata ‘scia bianca’ di Battenti, si appresta tra lacrime e sangue a dichiarare la propria fede e il proprio amore alla Madonna dell’Assunta.

Dopo il momento dell’incontro i Battenti corrono via. Si rifugiano nelle loro case per cambiarsi d’abito e poi ricongiungersi alla loro amata madre di lì a poco. Intanto la statua della Madonna continua il cammino tra la sua gente. Più tardi i Battenti, ormai in abiti civili, si mischiano tra la folla e seguono il corteo che riporterà la Madonna nuovamente al santuario.
Quando la statua dell’Assunta giunge davanti al suo santuario, la piazza è ormai gremita di gente. Tutti accorrono per darle l’ultimo saluto prima che, giunta sull’uscio della chiesa, ripassi tra le mani dei sacerdoti e ritorni ad essere riposta.

Anche questo è un momento carico di emozioni. La gioia di averla ritrovata, l’amore che riempie i cuori di ogni guardiese, la forte fede e devozione che si respira tra la gente, la tristezza del finire di questo grande giorno.

Dopo che la statua della Madonna ha fatto il suo ritorno in santuario, rimarrà lì esposta per altre due settimane. Settimane in cui i suoi fedeli la veglieranno giorno e notte. In cui ognuno avrà ancora la possibilità di poterle ancora parlare. Aprire il proprio cuore e abbandonarlo alla più completa devozione. Professarle la propria fede e rinnovare la sconfinata gratitudine.

Allo scadere delle due settimane si compirà un altro rito per la ‘chiusura della lastra’. In pochi conoscono questo momento. Questo perché di fatto i Riti Settennali si concludono ufficialmente la domenica dopo la processione generale ed il ritorno della Madonna nel santuario. Le successive settimane di veglia che portano all’ultimo saluto con la chiusura della lastra è un momento tipicamente intimo del popolo guardiese.

Dopo un’ultima breve processione, la Madonna dell’Assunta viene fatta lentamente rientrare nel Santuario. Con le spalle alla chiesa ed il volto rivolto al suo popolo, lentamente rientra. Dal silenzio e dallo sguardo perso di ogni guardiese si percepisce lo sconforto e la tristezza di quell’addio.

Madonna torna in santuario

Passeranno altri sette anni prima di poterla ritrovare. Sette lunghi anni che cambieranno la vita di tutti. Tante cose possono succede nelle vite dei suoi fedeli. Tanti cambiamenti potranno animare le loro esistenze. Anni in cui il popolo seppur disgregato rimarrà sempre unito nell’amore e nella fede per l’Assunta. In un lasso di tempo tanto ampio, troppo ampio, tutto può accadere. L’unica grande certezza per ogni guardiese rimarrà la promessa di quell’appuntamento. Ancora lì, insieme, tra sette anni, ad accogliere con gioia e rinnovata fede il ritorno di Mamma Maria.

 

 

Note:

-Marc Bloch, Apologia della storia, Einaudi, Torino, 1998, cit. p. 22-23

-La Regina dei monti – Anno II, n.1, 1920 – Periodico mensile mariano – Cerreto sanita. Citazione tratta dal testo di Fausto Carlesimo, I RITI SETTENNALI DI GUARDIA SANFRAMONDI: un messaggio da riscoprire, San Nicola la Strada, 1982.

 

Nata in Inghilterra e cresciuta in Italia a Guardia Sanframondi (Bn). Laureata a Roma in lingua e letteratura italiana con specializzazione in editoria. Da sempre sono appassionata di storia, linguistica e letteratura. Adoro leggere e scrivere. Credo che siano tra gli strumenti più significativi dell’essere umano. Conoscenza è da sempre potere. E mi auguro che questo progetto possa portare alla luce la bellezza ed il valore della una cultura di queste terre da troppo tempo infangate e dimenticate.

Un pensiero riguardo “Riti Settennali in Onore dell’Assunta: storia di una devozione senza tempo

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