Il Borgo di Summonte, nominato tra i “Borghi più Belli d’Italia” gode anche di un patrimonio naturalistico eccezionale

Il nucleo centrale del borgo di Summonte, inserito nel circuito dei “Borghi più Belli d’Italia” si sviluppa lungo la Strada Regionale 374, alle pendici del monte Vallatrone, da cui la denominazione “sub monte”, sotto il monte. Il borgo medievale si sviluppa lungo tre direttrici principali: Via Borgonuovo è l’arteria che attraversa il centro urbano e su di essa si innestano da un lato Via Varra, che risale verso la collina, mentre dall’altro Via Arco San Nicola che, insieme con Via Castello, cinge tutta l’area su cui si erge la Torre Angioina, l’antenna del Parco Regionale del Partenio, parte di un sistema difensivo che rappresentò uno dei punti fortificati più avanzati dell’Avellinese. Tale sistema fu ricostruito da Ruggiero II, nel 1134, su modello del balium, ovvero uno spazio circondato da mura con agli angoli torri a sezione cilindrica o quadrata. L’elemento superstite di questo originario sistema difensivo è proprio la torre che, col tempo, è diventata il simbolo dell’intero borgo. Si sviluppa su cinque livelli: il piano terra ospita una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana; al primo piano una serie di feritoie chiuse con infissi di legno consentono l’illuminazione e l’aerazione dell’ambiente; il secondo piano ha una sola apertura, mentre il terzo sei monofore.

Vale la pena salire fino alla terrazza, da cui è possibile godere di un panorama mozzafiato. Sempre all’interno dell’area castellare, all’interno di due sale che originariamente erano riservate al corpo di guardia, il Museo Civico di Summonte ospita la mostra permanente “Submontis Medievalia”: nella prima sala sono esposti i giochi, le armi e le attrezzature del corpo di guardia del castello durante la crisi militare della fine del XV secolo. Al centro dello spazio, su un tavolo ligneo su cui è inciso il gioco della “tria”, una serie di manufatti in ceramica, dadi da gioco e la celata, ovvero l’elmo dei fanti. La seconda sala, invece, ospita riproduzioni di armamenti utilizzati dalle guarnigioni militari tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. Su due rastrelliere sono esposte armature, scudi, e ronconi.
Lasciata l’area castellare e tornando su Via Borgonuovo, vale la pena fare una visita alla Chiesa di San Nicola di Bari, costruita sulle spoglie di una preesistente chiesa e il cui attuale impianto, frutto dell’intervento barocco, risale al XVII secolo; nelle immediate vicinanze invece, la Congrega del SS. Rosario e l suo imponente campanile. Sempre dedicato al santo patrono è l’Arco di San Nicola, una delle due porte di accesso al borgo durante il Medioevo. Oggi la porta, che risulta essere inglobata nelle cortine edilizie adiacenti, ha mantenuto poco del suo aspetto originario, mostrandosi come un arco a tutto sesto sostenuto da piedritti in pietra locale, con una piccola edicola in sommità che riporta l’immagine di San Nicola di Bari. Passeggiando per le vie del borgo è impossibile non farsi catturare dagli edifici signorili che si incontrano, come Palazzo Pepere e Palazzo Brosca su Via Varra o Palazzo Montella e Palazzo De Cristofaro su Via Borgonuovo. In piazza invece, ad accogliere i visitatori, un di tiglio, diventato uno dei simboli del borgo. Ha più di 200 anni, è alto circa 34 metri e ha una circonferenza di circa 8 metri: proprio per queste caratteristiche è stato inserito dal Corpo Forestale dello Stato tra gli “alberi monumento d’Italia”.

Il borgo gode anche di un patrimonio naturalistico eccezionale, valorizzato e soprattutto fruibile grazie al Percorso Ambientale “Summonte – Campo San Giovanni”: partendo dal Centro Visite Urupetra, in Via San Sebastiano, il percorso si snoda attraverso il Partenio, attraversando le aree di Urupetra, Castellone e Becco dell’Aquila. Il punto di arrivo è Campo San Giovanni, un pianoro carsico circondato da boschi di faggio dove è ancora possibile trovare orchidee selvatiche. Una piacevole passeggiata nel silenzio dei boschi, dove non sarà difficile incontrare cavalli al pascolo, poiane, cornacchie grigie e corvi imperiali.

Ma a caratterizzate maggiormente il paesaggio circostante, come un po’ tutta l’area del Partenio, è sicuramente la presenza di castagneti. Tra i prodotti tipici del territorio, infatti, un posto d’eccezione è occupato dalla castagna, qui chiamata “bionda del Partenio” per via del colore rossiccio chiaro della buccia. E’ un prodotto così radicato nella storia del borgo da averne caratterizzato anche la tradizione culinaria: in cucina, infatti, spesso la castagna viene macinata per divenire l’ingrediente principale degli gnocchi di castagne, una pasta fresca dal sapore tipico e inconfondibile; in pasticceria è l’elemento base del castagnaccio e, dal nettare del fiore del castagno, si produce il prelibato “miele di castagna”, alla base del “cupeto di Summonte”, come vie chiamato il locale torrone.

Un borgo da conoscere e da vivere, che saprà soddisferà gli occhi, il palato e il cuore.


Commenta