All’imbrunire di domenica 23 novembre 1980, un giorno festivo ed autunnale come tanti, la città di Marigliano ebbe a vivere una delle prove più difficili della sua esistenza, un terremoto che avrebbe cambiato per sempre il volto e la storia dell’intera regione.

Ci vuole un terremoto per ricordarci che camminiamo sulla crosta di un pianeta incompiuto. (Charles Kuralt)

Uno spettacolare quanto catastrofico fenomeno sismico scosse profondamente la serena esistenza dei cittadini di Marigliano il 23 novembre del 1980.

Forse le istituzioni lo hanno dimenticato, o non lo fanno, non lo pubblicizzano abbastanza, ma la storia della Campania è fortemente caratterizzata dal succedersi nei secoli di terremoti, che spesso hanno avuto effetti devastanti per lo sviluppo delle varie e diverse comunità del territorio: Irpinia 1980, solo per citare il caso più noto. Di sicuro il ricordo delle recenti esperienze sismiche resta ben impresso, però, in tantissime persone della nostra regione: il timore, o il terrore, le sensazioni vissute ed avvertite in quelle ore tragiche saranno sicuramente state tramandate da una generazione all’altra. (M. Scarfiglieri)

Tale evento sismico non ebbe come epicentro la sottostante litosfera del territorio acerrano-nolano, ma si manifestò nella sua più cruda violenza a circa settanta chilometri di distanza, verso est, nel cuore dell’Irpinia, agli estremi confini orientali dell’avellinese. Sebbene la posizione  geografica relativamente distante della cittadina dall’epicentro del fenomeno, essa venne investita in pieno dall’urto sismico, causando panico, terrore e feriti tra gli abitanti. I danni subiti dalle costruzioni furono notevoli e, perché no, duraturi.

Certo è che la storia del XX secolo tanto avrebbe dovuto insegnare, e tanto può ancora oggi, ad amministrazioni locali, Provincia, Regione, Stato. Basterebbe una carrellata di date.

28 Luglio 1883: un terribile sisma (5.8 Richter) distrusse gran parte della cittadina termale di Casamicciola (Isola d’Ischia). I feriti furono 762, mentre i morti salirono a 2313. Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

7 Giugno 1910: epicentro a Calitri (5.9 Richter) il sisma interessò l’Irpinia e la Basilicata. Furono 53 i comuni interessati, di cui 41 in provincia di Avellino e 12 in provincia di Potenza. Circa 40-50 morti.

23 Luglio 1930: forte terremoto nel Vulture (6.7 Richter) colpì Campania, Basilicata e Puglia. I comuni più colpiti, dove crollò il 70% degli edifici, furono Aquilonia e Lacedonia. Le vittime furono 1404.

21 Agosto 1962: sisma ad Ariano Irpino (6.2 gradi scala Richter); provocò 17 morti.

23 Novembre 1980Il più terribile terremoto in Italia, dopo la Seconda Guerra Mondiale, con epicentro in Irpinia (Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania). Con una magnitudo di 6.9 Richter, furono devastate diverse zone tra la Campania e la Basilicata, con danni ingentissimi, soprattutto nell’area del Vulture. Vennero distrutti numerosi paesi. A Napoli, nel quartiere di Poggioreale, crollò un palazzo di diversi piani, provocando 52 morti. Danni ingenti nelle province di Avellino, Salerno, Benevento, Matera e Potenza. In totale vi furono circa 8000 feriti, 2914 morti, oltre 250mila senzatetto. (M. Scarfiglieri)

L’imbrunire di domenica 23 novembre 1980, un giorno festivo ed autunnale come tanti. Erano le ore 19.35 in punto. Le “piazzette” nel centro urbano brulicavano già di persone di ogni età, le quali trascorrevano la serata passeggiando o standosene ferme a discutere sugli ampi marciapiedi che fiancheggiano Corso Umberto Primo. Le automobili con il loro via vai rendevano caotico il traffico nelle arterie principali. La messa vespertina delle 19, celebrata nella Collegiata, era terminata ed i fedeli, appena usciti, allontanandosi dal sagrato erano diretti nell’attigua piazzetta dell’Annunziata. Tutto proseguiva come da routine, nulla poteva far presagire che di lì a momenti uno dei più terrificanti eventi naturali del XX secolo si sarebbe abbattuto sulla città.

In quell’istante la terra ebbe improvvisamente spaventosamente a sussultare, si trattava chiaramente di un terribile terremoto. Alle iniziali sollecitazioni sussultorie e ondulatorie seguirono istantaneamente roboanti tonfi determinati dai crolli delle costruzioni architettoniche più soggette alle sollecitazioni sismiche. Il boato maggiore fu dato dal crollo della parte superiore del campanile addossato alla Chiesa dell’Annunziata. L’intero cupolino assieme alla parte della sottostante struttura architettonica che lo sosteneva piombarono nella sottostante piazzetta, abbattendosi e schiacciando parzialmente su tre automobili sostate in prossimità del campanile. La fortuna volle che le ultime persone uscite dalla chiesa avessero già abbandonato quel luogo pochi istanti prima, per cui le enormi quantità di macerie, dopo un volo di circa 45 metri, si abbatterono fragorose sulla piazzetta ormai deserta, non provocando alcuna vittima.

Il particolare ed antico cupolino “a cipolla” che sovrastava il campanile, orientaleggiandone lo stile, nella crollo si frantumò in due parti: una si riversò sulla copertura della Chiesa dell’Annunziata, facendone crollare quasi l’intera soffittatura, l’altra precipitò nella parte diametralmente opposta, provocando il crollo dei solai di due appartamenti dello stabile che sorge addossato alla parte meridionale del campanile. La fatalità volle che in quei tragici attimi entrambe le famiglie residenti in quegli stabili, causa festività, si fossero momentaneamente allontanate dalla città.

La pregevole copertura di mattonelle maiolicate che coprivano la cuspide, vanto dell’antica scuola ceramista di Cerreto Sannita (riconoscibili per l’inconfondibile colore giallo e verde con i quali quei maestri solevano esprimersi), andò completamente in briciole, non permettendone neanche un parziale recupero … Il suolo e tutto ciò che strutturalmente vi stava sopra continuò la sua danza sussultoria per circa sessanta interminabili secondi. (F. Aliperti)

Il giorno seguente, a poche ore dal dramma, gli addetti ai lavori del comune operarono una prima, seppur sommaria stima degli edifici compromessi dalle scosse sismiche. La delibera consiliare n. 908 del 24 novembre 1980 parla chiaro: sul territorio di Marigliano vi sarebbero state circa duemila abitazioni interessate dagli effetti del sisma, anche se successivamente la valutazione venne quasi triplicata.

Si dové tristemente constatare che la totalità delle abitazioni erano state seriamente compromesse dall’evento sismico. I danni riportati dalle costruzioni andavano dalle più banali crepe degli intonaci fino alle più numerose e gravi lesioni alle strutture portanti. Molti solai erano sprofondati, ma non venne lamentata alcuna vittima sotto le macerie. Nessuna casa di Marigliano venne risparmiata dai danni tellurici: le richieste di contributi per la riattazione e per la ricostruzione presentate dai proprietari degli immobili agli organismi preposti a tale erogazione, danno piena conferma a questo asserto. (F. Aliperti)

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

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