«Anche un capello sottile ha la sua ombra». Alla riscoperta dei territori dell’avellinese: Ima, frazione di Lauro, si racconta.

Sulla strada di casa mi viene sempre da pensare come non ci si possa soffermare, per un attimo, a contemplare le bellezze che questo pianeta ci offre. Percorro il “Viale dei Platani” (ex strada statale n. 403), una caratteristica galleria naturale di platani secolari i cui rami, in un singolare abbraccio, unendosi, si confondono. Il viale termina in una piccola piazza, cuore di Ima, una volta frazione ed ora quartiere di Lauro, paese in provincia di Avellino. Insieme di pochi abitanti, è attraversato da un’unica via, dalla quale si dipartono una serie di stradine che, inoltrandosi tra le case, terminano dopo un breve tratto. Tale strada, come una spirale, gira su se stessa per ritornare al punto di partenza, e prende il nome di “Via Circuito”. Nel percorrere Ima si gusta il sapore dell’antico che si confonde con quel pizzico di sale in più, dato dagli ambienti moderni. Vecchi e scabri muri arsi dal sole, screpolati dalle intemperie, vittime del tempo divoratore di cose, affiancati dai canoni dell’architettura moderna. La posizione di questo borgo è alquanto irregolare e la sua composizione di gradinate, anguste e ripide, rimanda ad un’atmosfera arcaica.

Non ci si stupisce se nelle case, tutte di antiche fondamenta, si può ritrovare una chiesetta sconsacrata adattata a garage o anche un rudere adibito a ripostiglio. Antichi archi di pietra, che danno adito ai cortili interni, e abitazioni che dai muri scrostati lasciano intravedere come siano state costruite con i più svariati materiali di recupero: tegole, pietre, pezzi di mattoni. Nonostante questo aspetto possa sembrare, in un primo momento, irrazionale, in realtà nasconde in sé una simmetria unica.

Il primo elemento che cattura l’occhio, alla fine del Viale dei Platani, è “Villa Mercolino”: un breve selciato conduce ad un’ampia scalinata, la cui caratteristica è il porticato che la sovrasta. La villa è imponente e schiaccia qualsiasi cosa sotto i suoi grandi blocchi di tufo, avvolti in uno scenario tetro e suggestivo; è una casa abbandonata a se stessa, della quale tutti si innamorano. Ovviamente il giardino è scomparso e ha lasciato il posto ad un fitto intrico di rovi e piante varie; tra questi tengono salde le proprie radici nel terreno due palme colossali, a mo’ di guardie della villa.

Ciò che, però, rappresenta il simbolo del borgo è una piccola chiesa, sita alla fine di una ripida salita; come per i molti elementi storici presenti, anche in questo caso non ci si può fermare sulle sue origini, poiché non vi è documento sulla sua fondazione. E’ conosciuta sotto il nome di Santa Maria delle Grazie ed in essa reca l’altare di S. Potito Martire.
S’innalza sulle abitazioni sottostanti e ad essa si accede tramite una doppia rampa di scale. La facciata richiama motivi dell’antica architettura greca: un esempio sono le decorazioni in stucco di doppie lesene con capitelli ionici, ai lati del portone d’ingresso. All’interno, lo spazio è ristretto e contenuto in due ambienti e allo stesso tempo creato con linee semplici e sobrie. I dipinti presenti si trovano principalmente sul soffitto, interamente decorato su di una tela estesa lungo tutta la volta, con rappresentazioni prospettiche ed allegoriche. Ovviamente la chiesa presenta delle carenze nella struttura, nonostante più volte siano stati svolti lavori di ristrutturazione.
Questo è ciò che un turista potrebbe trovare ad Ima. In realtà il tesoro del borgo è ben più nascosto: i muri delle case lo raccontano ed io con loro lo vivo. Associo ad Ima i ricordi d’infanzia più belli, quando non essendoci posto per giocare sull’erba, dovevamo accontentarci di tirar calci al pallone sul cemento. Non ci importava delle ginocchia sbucciate sul selciato, ma soltanto arrivare primi a quel pezzo di legno incastrato nel terreno, durante le corse in bicicletta. E che dire del nascondino: eravamo in grado di trovare i posti più impensabili, che spesso diventavano i nostri punti d’incontro.

Ci piaceva prendere il sole sulle panchine e la sera portava con sé il momento più magico: gli anziani riuniti, e noi intorno a loro, raccontavano le loro storie di vita, facendoci rivivere un pezzo del passato.

COME ARRIVARE:
IN AUTO, IN PULLMAN
Partendo da Napoli, prendere l’autostrada A16 in direzione Napoli-Nola. Uscire a Nola, in direzione Lauro.

FONTI
“Visita ai quartieri di Lauro: Ima”, redatto dalla Pro Lauro

Ho 20 anni e vorrei inserirmi nel mondo del giornalismo (mia grande passione scoperta grazie ad uno stage). Ho frequentato il liceo classico e ora sono iscritta alla facoltà di lettere classiche della Federico II di Napoli.

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