Turismo ad Avellino: una giornata in Irpinia alla scoperta di borghi, oasi e piatti tipici. Un’esperienza diversa, ma che coinvolgerà tutti i vostri sensi.

Se vogliamo parlare di turismo, ma soprattutto se vogliamo parlare di turismo ad Avellino, in estate, l’Irpinia è il luogo perfetto per chi non sa resistere al fascino di luoghi persi nel tempo, per chi ama il contatto con la natura e per chi, a tavola, vuole godersi del buon cibo. Meta sicuramente insolita nei mesi estivi, in cui bagni e tramonti sul mare sono il primo pensiero che ci viene in mente, l’Irpinia regala la possibilità di fare turismo diversamente, in un momento in cui “turismo estivo” vuol dire anche altro rispetto a quello a cui siamo abituati.

Terra di castelli, verde sconfinato e vini pregiati, non basta di certo un giorno per conoscerla, ma per amarla e desiderare di tornarci probabilmente si.

Il consiglio è quello di partire dall’Alta Irpinia, attraversandone i paesaggi all’estremo confine della Campania: colline dorate e cielo azzurro, tutto accompagnato da un silenzio pieno di fascino e di storia.

È in questo contesto che, su un’altura affacciata sulla valle del torrente Osento, troviamo l’antico borgo di Carbonara, oggi “borgo fantasma”. Ciò che noi oggi chiamiamo Carbonara, è il vecchio centro abitato della città di Aquilonia: la sua storia, paradossalmente, inizia nel 1861 quando, per imposizione di un Regio Decreto, ne fu ordinato l’abbandono. Si costruì quindi il nuovo centro abitato poco distante, a cui fu dato il nome di Aquilonia, in ricordo della città osca distrutta dai romani nella battaglia del 293. Nel 1930 il terremoto del Vulture rase al suolo il centro e gli abitanti, con il fine di recuperare quanto più materiale possibile utile alla ricostruzione, sventrarono ciò che rimaneva dell’antica Carbonara: chiese, case, strade, piazze, tutto fu ridotto a cumuli di macerie, abbandonate poi per cinquanta anni. Nel 1980, infatti, si decide che Carbonara deve rinascere: con un lavoro lungo e faticoso si ferma il declino del borgo abbandonato, trasformandola in una realtà che non è viva, ma non è più neanche morta, è diventata traccia, un luogo in cui il tempo si è cristallizzato.

Si sarà fatta ormai ora di pranzo e, dopo una bella passeggiata, il consiglio è di spostarvi in un altro borgo dotato di grande fascino: Calitri, la “Positano dell’Irpinia”. Nota per i suoi edifici colorati e disposti su stratificazioni che ricordano i terrazzamenti della Costiera Amalfitana, il borgo di Calitri è noto anche per un prodotto che non solo è buono, ma che trasuda tradizione: le cannazze, ovvero mezzi ziti con ragù di pollo. E’ il piatto del banchetto di nozze delle nozze sono metafora: zita è la vergine, e veniva mangiata nel rito collettivo nel banchetto di nozze; l’involtino, invece, rappresenta due corpi legati assieme. “R cannazz” sono un vero e proprio rito che viene reiterato ogni domenica ed ai banchetti di nozze, perché non è un vero matrimonio se non ci sono “r cannazz”.

La pancia ora sarà piena e la gola soddisfatta: è il momento di rilassarsi. E non esiste luogo migliore di un’Oasi per trovare pace e serenità: l’Oasi WWF del Lago di Conza, Sito di Importanza Comunitaria all’interno del comune di Conza della Campania. L’invaso di Conza regala agli occhi uno un vero e proprio spettacolo: colori, luci e suoni che mutano durante tutto l’arco della giornata. È la zona umida più vasta della Campania e nasce, nel 1989, dallo sbarramento del fiume Ofanto, punto di transito e sosta degli uccelli migratori in rotta verso l’Adriatico. Il lungo sentiero che si sviluppa lungo la sponda del lago conduce i capanni di avvistamento: l’avifauna è infatti ricchissima, con circa 140 le specie segnalate.

Un modo perfetto per concludere la  giornata e per aver maturato la voglia di tornare.

Questo era il nostro terzo itinerario campano per gli amanti del Turismo ad Avellino. Alla prossima settimana con il successivo itinerario!

Ilaria Limongiello nasce ad Avellino nel 1988, ma trascorre i primi anni della sua vita in Friuli-Venezia Giulia, nella città di Trieste. Tornata nella sua terra, l’Irpinia, intraprende la sua carriera scolastica, diplomandosi, con ottimi risultati. Attualmente sta per concludere il suo percorso universitario, presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Salerno. Da tre è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano) e con la sua Delegazione ha collaborato in prima persona alla realizzazione di svariati eventi.
La fotografia è la sua più grande passione, nata in giovane età e trasmessale dalla madre. E’ una passione che coltiva ormai da tempo, da autodidatta, partecipando a concorsi e sfruttando ogni occasione per indagare il mondo con il suo obiettivo. Ha avuto la possibilità di calcare grandi palchi della musica nazionale ed internazionale, come Umbria Jazz, il Pozzuoli Jazz Festival o il Festival dei Due Mondi di Spoleto, come fotografa di alcuni gruppi musicali campani.
Obiettivi per il futuro? Lavorare NELLA sua terra, PER la sua terra.

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