Viaggi, destinazioni esotiche, spiagge affollate, ambite mete, le ferie di 2000 anni fa non erano poi così differenti dalle nostre: vacanze a Baia, Bacoli, Pozzuoli, questa la Campania amata dagli antichi romani.

Viaggi, destinazioni esotiche, spiagge affollate, ambite mete, le ferie di 2000 anni fa non erano poi così differenti dalle nostre. L’antica Roma, un po’ come le nostre città oggi, si presentava in questo modo all’arrivo della bella stagione: affollata come un formicaio, tediata dai rumori, dagli odori e dal caldo appiccicoso.

Quando, stanco del fastidio, voglio dormire, vado fuori città. Tale era il metodo di sopravvivenza del grande poeta Marziale nel I sec. d. C.. Appena ne aveva l’occasione, il romano de’Roma, levava i tacchi dall’Urbe. Giunta la bella stagione prendeva il via la peregrinatio, movimento di fuga dalle città, per recarsi nelle proprie ville, vere e proprie case vacanza. Importanti dimore erano sorte sul nostro rinomatissimo Golfo di Napoli, raggiungibile in un paio di giorni di viaggio con i carri. In quell’area già dal II sec. a. C. era tutto un proliferare di seconde case sempre più a ridosso del mare, laddove l’abusivismo edilizio imperava, così come rammenta Seneca rivolgendosi ai suoi concittadini:

Dico a voi: […] dovunque il litorale si curverà in una baia, voi getterete subito delle fondamenta e, contnti solo del terreno che create artificialmente, incalzerete il mare fin dentro.

Pozzuoli

Immagini che sembrano fotografare i litorali nostrani ancora oggi e che facevano assomigliare la costa campana a una fungaia di ville e alberghetti, questi ultimi destinati ad artigiani e commercianti che non volevano privarsi di piacevoli passeggiate sulla spiaggia, di bagni, cure termali e tentazioni lussuriose per cui quella zona era celebre. Specie a Baia (nei pressi dell’odierna Bacoli, nei dintorni di Napoli), ma anche a Pozzuoli, tutto era lecito, e un letterato come Marco Terenzio Varrone già nel I sec. a. C. scriveva che in quel luogo: non solo le vergini divengono bene comune, ma molti vecchi ringiovaniscono e numerosi fanciulli si effemminano.

Per Baia è stata coniata questa definizione, essa sarebbe stata la Costa Azzurra dell’Antichità. Baia fu la stazione balneare più ricca e moderna di tutto l’antico impero romano. La fortuna dell’antica Baia, dove il sole «più splendente e l’aria salubre e il clima mite rendono la natura più seducente»(Cassiodoro), si dovette però, soprattutto, alle prodigiose acque termali che sgorgavano copiose dalle pendici delle dolci colline, sui lidi e dentro il mare. Secondo Livio, già nel 178 a. C., il console Gneo Cornelio si sarebbe recato alle acque Cumanae per curare la sua artrite.

Baia andò popolandosi, fino agli ultimi giorni della Repubblica, di sontuose ville dei nobili e dei ricchi romani, divenendo, come detto, la meta climatica e balneare prediletta e il più noto centro termale allora conosciuto.

Nessun golfo al mondo risplende più dell’amena Baia … (Orazio)

Baia

Le ville, sempre più sontuose, sin dai tempi della guerra sociale (I secolo a. C.), si moltiplicarono dando luogo ad una sorta di boom edilizio. Le costruzioni, pubbliche o private che fossero, godevano di impareggiabili panorami, sempre situate in posizione scenografica sul lido baiano, che divenne il più grande centro termale dell’Italia antica. Dagli ultimi anni della Repubblica fino al tutto il IV secolo d. C. non ci fu romano che contasse, aristocratico, letterato o imperatore, che non possedette una villa in regione baiana.

A Baia sorsero le ville di Licinio Crasso e Caio Mario, Cesare e Pompeo, Varrone, Cicerone e Ortensio. In seguito alla Guerra Civile, tra Ottaviano e Antonio, divenne essenzialmente residenza imperiale e le ville private entrarono a far parte del demanio dei Cesari. Augusto una volta ereditata la villa di Baia, vi potrebbe aver costituito il primo nucleo del palazzo imperiale. Da quel momento ogni imperatore impresse il suo segno sul lido mondano e raffinato di Baia. Claudio, ad esempio, dal palazzo baiano emanò un editto che concesse agli Anuani la cittadinanza romana (46 d. C.); Nerone poco distante da qui non vacillò nel consumare il suo efferato matricidio; per Adriano fu luogo estremo: nella villa dei Cesari vi trovò la morte il 17 luglio del 138 d. C.; Alessandro Severo (222-235 d. C.) qui volle una residenza con nuove strutture termali e un lago artificiale dedicato alla madre Mamea, probabilmente l’edificio raffigurato con il nome di palatium sulle fiaschette vitree di Pozzuoli (III-IV secolo d. C.).

Non stupisce allora se il fasto e l’attrattiva della vita baiana divennero un topos letterario. Properzio la maledisse, Ovidio la descrisse come un luogo assai frequentato da cacciatori di donne. Per Orazio fu il golfo più incantevole del mondo; le sue magnificenze furono celebrate da Stazio e Marziale, al quale la fantasia descrittiva non mancava:

«A Baia una donna ne arriva come una Penelope e ne riparte come un’Elena».

Laureato in Storia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Moderna dal titolo RITRATTO O MODELLO DELLE GRANDEZZE, DELIZIE E MERAVIGLIE DELLA CITTA’ DI NAPOLI del marchese Giovan Battista Del Tufo(1588)’ (Relatrice la prof.ssa Marcella Campanelli). Laureato in Scienze Storiche, curriculum moderno e contemporaneo, con una tesi in storia moderna seguita dal prof. Giovanni Romeo, dal titolo ‘Le denunce di adescamento in confessione a Napoli tra Sei e Settecento’. Amante della musica, suono la chitarra, scrivo e musico canzoni. Con le mie parole e la mia cultura spero di dare voce all’anima candida di questa terra.

Commenta