Alla scoperta delle terre del lupo: i consigli di Terre di Campania per vivere un’esperienza in Irpinia che coinvolgerà tutti i vostri sensi.

Cosa vi viene in mente se vi diciamo…Campania? Beh, di sicuro Napoli, Capri, la Costiera Amalfitana! …“Elementare Watson”… direbbe qualcuno! Tuttavia, esiste una piccola regione che, se ci seguirete, avrete modo di conoscere e di innamorarvene: la terra del lupo, l’Irpinia.

Il nostro obiettivo è di accompagnarvi in un viaggio che vi darà la possibilità di conoscere i tesori di questa terra, nota ai più per il buon vino e l’aria buona ma che da offrire ha molto altro!

L’Irpinia è il cuore della Campania, in tutti i sensi: in auto è raggiungibile da tutte le province in massimo un’ora. Ed è in auto che vi consigliamo di fare questo viaggio: in questo modo avrete la possibilità di scoprire le innumerevoli strade che la percorrono e che vi condurranno nel cuore di questa terra, potrete fermarvi e gustarvi il suono della natura incontaminata, o placare la vostra fame con uno spuntino dolce o salato …le possibilità non mancano di certo, bisogna solo conoscerle!

Il nostro primo viaggio parte dalla cittadina di Mercogliano, a 5 minuti dal casello di Avellino ovest. Proprio dal casello di Avellino ovest, seguite la SS374 o comunque le indicazioni per Mercogliano, Summonte, Ospedaletto d’Alpinolo (è impossibile sbagliare!) e alla rotonda che troverete dopo un lungo rettilineo, prendete la prima uscita: troverete sulla destra la vostra prima tappa, il Palazzo Abbaziale del Loreto, capolavoro assoluto di epoca tardo barocca. Le forme attuali dell’Abbazia risalgono al 1732, su disegno dell’architetto, pittore e sculture napoletano Antonio Vaccaro.

Attualmente è ancora una casa di clausura, quindi non tutti i luoghi sono accessibili, ma quelli aperti al pubblico meritano davvero una visita. Appena varcato il massiccio portone di ingresso, alzando gli occhi verso l’alto, si scorge la volta affrescata da Antonio Vecchione, con al centro lo stemma di Montevergine, nel quale, in basso, si possono distinguere le cime di tre monti da cui si origina una duplice croce; davanti a voi il suggestivo e monumentale cortile-giardino interno a pianta ottagonale, con una superficie di oltre 3000 mq, ricco di piante esotiche e fiori. Una chicca: dalla vasca al centro del giardino, alzate lo sguardo…la torretta dell’orologio e i due lucernari ottagonali riproducono la sagoma del monte Partenio che è sullo sfondo. Dal giardino, tornando verso l’ingresso e procedendo verso sinistra, troverete la farmacia, i cui arredi, in particolare i vasi, furono fatti realizzare dalla fabbrica del Giustiniani di Capodimonte: una meraviglia da non perdere. Poi ancora il grande salone delle riunioni, l’Archivio Storico con il pavimento maiolicato, ma soprattutto la Biblioteca Monumentale, con pergamene antichissime, 24 Codici Verginiani e 33 Incunanboli datati fino al 1210.

L’Abbazia offre un servizio gratuito di visite guidate a cura del personale interno, che si effettuano su prenotazione, per un massimo di 30 persone per gruppo, quindi vi consigliamo di collegarvi al sito internet  e di non perdere questa opportunità!

Da qui, immettetevi nuovamente sulla SS374 e proseguite verso Mercogliano: una sosta nel borgo antico di Capocastello è d’obbligo. L’edificio della Dogana Vecchia di epoca rinascimentale, in prossimità della Porta dei Santi, le chiese raccolte nella parte alta del borgo, meritano una visita anche per le opere d’arte che custodiscono, come la tela del pittore fiammingo Aert del 1586, conservata nella Chiesa di San Giovanni. A questo punto il nostro consiglio è di dirigervi, sempre tramite la SS374, verso Ospedaletto d’Alpinolo: una sosta dolce è obbligatoria visto che è noto come il paese del torrone!

Un consiglio che vi diamo è di non perdervi la Juta a Montevergine, una festa che si svolge dall’8 al 12 settembre e che vede l’intrecciarsi di sacro e profano, con riti folkloristici al ritmo di tammorriate (a Ospedaletto vengono prodotte tammorre eccezionali), tarantelle e carretti e che vede il culmine la notte tra l’11 e il 12: è in quella notte, infatti, che inizia il pellegrinaggio a piedi verso il Santuario di Montevergine.

La salita, la “juta”, è una tradizione antica: si saliva a piedi per espiare i proprio peccati e per donare la propria fatica alla Madonna nel giorno della sua festa. Ora avete due possibilità: la prima, più comoda sicuramente, è di salire in macchina e proseguire il vostro viaggio verso il Santuario di Montevergine sempre tramite la SS374; la seconda, quella che vi consigliamo noi, è di proseguire il vostro viaggio a piedi! Esiste infatti un sentiero CAI dedicato alla Madonna di Montevergine, che parte dalla piazza di Ospedaletto e prosegue diritto, fino alla fine della strada asfaltata, dove una tabella indica l’inizio del “Sentiero dei Pellegrini”. Una strada con basoli in pietra porta a ciò che resta della “Cappella dello Scalzatoio”, dove i pellegrini lasciavano le proprie calzature per proseguire fino al Santuario a piedi scalzi, in segno di devozione. Il sentiero prosegue con tornanti fino ad incontrare la “Sedia della Madonna”, dove si narra che la Madonna si sia fermata a sedere e dove per secoli i fedeli hanno fatto lo stesso, così da levigare il masso a forma di sedile. Il percorso prosegue fino ad intersecare una strada asfaltata all’altezza del Casone, dove bisognerà mantenere la destra, parallelamente alla strada, e deviare sempre a destra su una strada acciottolata fino al “Tiglio Sacro”. Da qui in poi il tracciato intersecherà più volte la statale, fino all’ultimo tratto, dove cominceranno le Stazioni della Via Crucis che termineranno sul piazzale del Santuario. Il tempo di percorrenza è di circa 2 ore, ma vi assicuriamo che ne vale davvero la pena! Siete quindi giunti al Santario, dimora di “Mamma Schiavona”, la più brutta di sette sorelle, o meglio, delle sette Madonne campane, che proprio per questo motivo decise di isolarsi sul Monte Partenio, ma durante l’ascesa divenne la più bella e, soprattutto, la più miracolosa delle sorelle.

Chi vo’ a grazia a Mamma Schiavona

Ca’ sagliesse lu muntagnone

Amm fatto lu primmo grado

Oi Madonna dance la mano

O primmo grado stamm saglienn

Mamma e’ grazie quanto sì bella

Oi Madonna quanto sì bella

Ca’ n’ce fai dint a sta Cappella

Così cantavano, ogni anno, i devoti che scalavano il monte su cui sorge la Cattedrale e salivano i gradini prima dell’ingresso in Chiesa e si inginocchiavano dinnanzi all’immagine sacra all’interno della Cappella Angioina per chiedere una grazia o semplicemente onorare e pregare la Madonna di Montevergine. Chi arriva oggi al Santuario di Montevergine si trova dinnanzi ad una struttura diversa da quella di un tempo. Oggi l’ingresso principale è quello a tre navate della cattedrale, una costruzione che ha subìto continue varianti dal periodo angioino fino all’ultima,  terminata nel 1961, che ha inglobato la piccola Chiesa nata nel 1115, quando S. Guglielmo si rifugiò eremita sul monte e le diede vita sugli antichi resti del tempio dedicato alla grande Madre pagana, la Dea Cibale e in vi appose la prima icona di Maria, della quale gli si attribuisce anche la realizzazione, dedicata alla Beata Vergine che appare incoronata e in atto di allattare il Bambino. La “Madonna del latte” detta di S. Guglielmo oggi è conservata nel Museo Abbaziale di Montevergine, a questo link troverete tutte le informazioni utili.

Piccola precisazione: per salire a piedi a Montevergine, vi consigliamo di lasciare l’auto a Mercogliano, in modo che per il viaggio di ritorno potrete usufruire della funicolare, riaperta al pubblico dopo anni di fermo (il sentiero CAI che giunge al Santuario Montevergine da Mercogliano è il Sentiero 201+ S.I.).

Ultima tappa del vostro primo viaggio in Irpinia è Summonte, raggiungibile da Ospedaletto d’Alpinolo tramite la SS374. Il borgo è davvero molto caratteristico, e conserva la cosiddetta “antenna” del Parco del Partenio: la Torre Cilindrica Medievale, appartenente all’antico complesso castellare dei Malerba, signori Normanni. L’area castellare ospita il Museo Civico e la Collezione Submontis Medievalia, che vi darà modo di rivivere la storia e la vita del Castello in epoca tardo medievale. Vi consigliamo di visitare Summonte di sera, o al tramonto: i panorami che vi regalerà vi lasceranno senza fiato.

Si conclude il nostro primo viaggio in giro per l’Irpinia, ma non temete, torneremo presto con nuove tappe e nuove curiosità!

Ilaria Limongiello nasce ad Avellino nel 1988, ma trascorre i primi anni della sua vita in Friuli-Venezia Giulia, nella città di Trieste. Tornata nella sua terra, l’Irpinia, intraprende la sua carriera scolastica, diplomandosi, con ottimi risultati. Attualmente sta per concludere il suo percorso universitario, presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Salerno. Da tre è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano) e con la sua Delegazione ha collaborato in prima persona alla realizzazione di svariati eventi. La fotografia è la sua più grande passione, nata in giovane età e trasmessale dalla madre. E’ una passione che coltiva ormai da tempo, da autodidatta, partecipando a concorsi e sfruttando ogni occasione per indagare il mondo con il suo obiettivo. Ha avuto la possibilità di calcare grandi palchi della musica nazionale ed internazionale, come Umbria Jazz, il Pozzuoli Jazz Festival o il Festival dei Due Mondi di Spoleto, come fotografa di alcuni gruppi musicali campani. Obiettivi per il futuro? Lavorare NELLA sua terra, PER la sua terra.

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