Alla scoperta delle terre del lupo: i consigli di Terre di Campania per vivere un’esperienza in Irpinia che coinvolgerà tutti i vostri sensi. Pronti per una nuova avventura?

Il nostro nuovo itinerario si snoda sull’asse viario che dal capoluogo Irpino si inerpica su, costeggiando i Picentini e addentrandosi nel verde polmone della Regione Campania, la SS7, l’antica Appia che ci accompagna fin sopra le vette del Laceno.

La prima sosta è nel comune di Montella, famoso per la sua Castagna I.G.P. . Vi consiglio di fare questo itinerario nel periodo autunnale, quando le montagne cominciano a tingersi di colori caldi e il marrone dei castagneti diventa dominante. Ma Montella non è solo gusto e gastronomia: il Complesso di San Francesco a Folloni, ad esempio, è un sito che merita assolutamente una sosta.

La storia del complesso di San Francesco a Folloni risale al XIII secolo ed è collegata alla leggenda del viaggio di San Francesco d’Assisi al santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano. Il primo nucleo del complesso risale al Duecento mentre nel  Cinquecento fu costruito un più ampio convento, di cui rimangono pochi ambienti integri, come il chiostro con la cisterna. È alla metà del XVIII secolo che il complesso assunse l’assetto architettonico definitivo, con la realizzazione di un nuovo chiostro e di una nuova chiesa che conservò, come le precedenti, il titolo dell’Annunziata. La chiesa è a navata unica con cappelle laterali, transetto e coro impreziosita da stucchi. Dal coro della chiesa si accede alla Cappella del Crocifisso, il cui altare contiene la venerata reliquia del sacco di San Francesco. In quest’ambiente è collocato il magnifico cenotafio eretto da Margherita Orsini in onore di suo marito Diego I Cavaniglia.

Ma chi era Diego I Canaviglia? La sua storia e’ legata all’ Irpinia: appena ventenne e Conte di Montella andò a combattere contro i Turchi ad Otranto, dove venne ferito e morì all’età di appena 28 anni nel settembre del 1481.
Egli volle essere seppellito a San Francesco a Folloni, dove la consorte, Margherita Orsini, fece edificare una cappella ed un monumento sepolcrale. L’amore di Margherita per il suo Diego, non si spense mai ed infatti, è storicamente accertato che fu costretta a delle seconde nozze per ragioni di stato, ma fu seppellita accanto al marito. Il monumento funebre fatto realizzare da Margherita era originariamente formato da un archetipo, prima che, intorno al 1740 venisse scomposto dal luogo originario. Le tre cariatidi la Prudenza, la Giustizia e la Temperanza reggono il sarcofago e rappresentano tre delle quattro virtù cardinali, mentre la quarta, la Fortezza, sarebbe impersonata dallo stesso cavaliere. La tomba di Margherita Orsini è posizionata nel disegno geometrico del pavimento della chiesa, e prima che lo si spostasse, costituiva un’ unica ed inseparabile opera: il posto di Margherita era proprio quello, vicino al marito, perché nonostante gli anni e le seconde nozze, in lei non si era mai spento l’amore per il suo Diego. Proprio per questo motivo, recentemente, il mausoleo del Conte Diego Canaviglia è stato assurto a “monumento degli innamorati” …un’idea per un San Valentino di cultura?!

Prima di lasciare Montella, vi consiglio di fare una sosta al Santuario del Santissimo Salvatore, a 954m di altitudine: si raccontano miracoli e prodigi legati al santuario e al Gesù giovinetto, come quello del pozzo del miracolo, situato proprio nel piazzale del santuario, in cima alla montagna, da cui è possibile attingere l’acqua, o la “tradizione religiosa” di suonare almeno una volta all’anno la sacra campana del peso di circa 20 quintali, fusa nel 1849 dai Fratelli Marinelli di Agnone. La campana viene suonata a doppio rintocco da almeno 4 persone e nelle sere d’estate è possibile sentirne il suono anche a 20 km di distanza. Ma oltre che per il folklore o la devozione, una sosta è d’obbligo anche solo per la vista mozzafiato di cui è possibile godere dal Santuario: ve lo garantisco, è da non perdere.

Lasciamo Montella e ci avviamo verso l’altopiano del Laceno, centro turistico irpino estivo ed invernale, grazie alla varietà di sentieri escursionistici, alle piste da sci, ai maneggi e alle numerose attività di ristorazione che favoriscono la fruibilità del posto in tutte le stagioni. In primavera vi consiglio di visitare la Fiumara di Tannera, dove rimarrete incantati dalle sorgenti, dalle piccole cascate e dai guadi. Il lago, attualmente, è legato alle precipitazioni, così, nel periodo invernale si presenta decisamente ingrandito e con un’estensione anche molto vasta, mentre nel periodo estivo le acque si ritirano, lasciando il posto ad un laghetto molto più piccolo. Il complesso sciistico che si espande fino ai 1700 metri di altezza, conta 10 piste da sci con 5 impianti di risalita.

Ma non solo natura: negli anni ’60 infatti il Laceno è stato sede di un festival cinematografico ideato da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, il Laceno d’Oro:

È sempre vivo il cinema neorealista? Si, ad Avellino, dove ogni anno viene appunto celebrato l’unico premio del Neorealismo esistente al mondo. Si tratta del Laceno d’oro, organizzato dalla rivista “Cinemasud” ed è giunto ormai alla ventottesima edizione…

(Sergio Lori, 1988)

La location fu scelta da Pier Paolo Pasolini, al quale quel paesaggio boschivo e incontaminato ricordava la cultura contadina e i paesaggi friulani, luoghi della sua infanzia.

Per concludere, scendendo dall’altopiano, è d’obbligo una sosta nel comune di Bagnoli Irpino che, oltre ad offrire la possibilità di passeggiare per la caratteristiche stradine del suo borgo, nel mese di Ottobre è sede di una delle più rinomate sagre campane: la “Sagra della Castagna e del Tartufo / Mostra Mercato del Tartufo nero di Bagnoli Irpino”. Ogni anno, infatti, nell’ultimo fine settimana di ottobre si svolge questo che ormai è diventato un evento gastronomico imperdibile, in competizione con l’evento analogo organizzato nello stesso periodo dal comune di Montella.

Il mio consiglio? Se vi trovate da queste parti, non perdetevi la possibilità di assaggiare il “caciocavallo impiccato”: un’antica tradizione, di cui si trovano tracce addirittura in epoca medievale. Durante la transumanza, infatti, quando gli spostamenti avvenivano a cavallo e i pastori portavano con sé il minimo indispensabile, per il pranzo o la cena, si accendeva il fuoco, e si cuoceva quello che c’era: nella bisaccia non mancavano mai il pane raffermo di qualche giorno prima e i caciocavalli e, la tradizione vuole che questi venissero appunto “impiccati” sulla brace in modo da scioglierli e spalmarli comodamente sul pane… una delizia per il palato!

Se anche questa volta il viaggio è stato di vostro gradimento, non perdetevi il prossimo appuntamento!

Ilaria Limongiello nasce ad Avellino nel 1988, ma trascorre i primi anni della sua vita in Friuli-Venezia Giulia, nella città di Trieste. Tornata nella sua terra, l’Irpinia, intraprende la sua carriera scolastica, diplomandosi, con ottimi risultati. Attualmente sta per concludere il suo percorso universitario, presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Salerno. Da tre è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano) e con la sua Delegazione ha collaborato in prima persona alla realizzazione di svariati eventi.
La fotografia è la sua più grande passione, nata in giovane età e trasmessale dalla madre. E’ una passione che coltiva ormai da tempo, da autodidatta, partecipando a concorsi e sfruttando ogni occasione per indagare il mondo con il suo obiettivo. Ha avuto la possibilità di calcare grandi palchi della musica nazionale ed internazionale, come Umbria Jazz, il Pozzuoli Jazz Festival o il Festival dei Due Mondi di Spoleto, come fotografa di alcuni gruppi musicali campani.
Obiettivi per il futuro? Lavorare NELLA sua terra, PER la sua terra.

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