Alla scoperta della terra del lupo: i consigli di Terre di Campania per vivere un’esperienza in Irpinia che coinvolgerà tutti i vostri sensi

Viaggiatori! Pronti a partire?

Questa volta Terre di Campania vi porterà alla scoperta di un’oasi … si, un’Oasi WWF: l’Oasi del Lago di Conza, un Sito di Importanza Comunitaria all’interno del comune di Conza della Campania, a circa 60km dal capoluogo irpino e raggiungibile tramite la SS7. L’oasi racchiude un’importante area umida, formatasi in seguito allo sbarramento artificiale del fiume Ofanto e, passeggiando lungo le rive del lago, i vostri occhi saranno rapiti da un paesaggio incontaminato: il grande lago azzurro, uno sconfinato prato verde che si estende fino a raggiungere dolci rilievi che risaltano ancora di più sul blu del cielo.

“un luogo come natura comanda, fuori dai dettami del management turistico: qui si trova natura, natura, natura!”

Queste sono le impressioni lasciate da un visitatore dell’Oasi.

Il sentiero natura si sviluppa su un percorso di legno, sopraelevato di alcuni centimetri rispetto al terreno così da permettere l’accesso ai disabili in carrozzina ma anche ai visitatori non esperti in caso di giornate piovose. Lungo il sentiero sono sistemate bacheche e pannelli illustrativi su habitat, fauna e flora dell’Oasi. Il sentiero della cicogna bianca, invece,  si sviluppa su un tratto che circonda l’area faunistica della cicogna e permette l’ingresso in un capanno da cui è possibile osservare alcuni esemplari della Cicogna bianca.

L’osservatorio, costruito con materiali naturali, é ubicato nelle immediate vicinanze delle mangiatoie e consente di immergersi nel gran via vai di Cinciallegre, Pettirossi, Passere scopaiole, Fringuelli, Cinciarelle, Tordi e delle numerose altre specie che nella stagione fredda affollano l’area.

Ma ancora, l’oasi parlante, offre la possibilità di scoprire l’area protetta in una maniera davvero speciale: chiunque sia dotato di un dispositivo in grado di supportare la tecnologia Qrcode potrà essere accompagnato dalle voci narranti dei personaggi più caratteristici dell’area protetta: Lontre, Rondini, Cicogne, Tartarughe, Bombi e tanti altri piccoli e grandi abitanti dell’Oasi, attraverso il racconto delle proprie storie e delle proprie vite, condurranno il visitatore alla scoperta dei segreti del lago più affascinante della Campania.

Un consiglio??? Non dimenticate di portare con voi un binocolo: l’Oasi di Conza è stata scelta per essere nominata la più bella Oasi per fare birdwatching!

Prima di lasciare Conza, però, vi consiglio di fare una sosta presso l’Area Archeologica di Compsa. Completamente rasa al suolo dal terremoto del 23 novembre 1980 Conza è infatti stata interamente ricostruita in altro sito. Dalle macerie della vecchia città sono emerse le rovine dell’insediamento di epoca romana, oggi facente parte dell’Area archeologica di Compsa, appunto, dal latino “compsa” e dal greco “kompseia”, l’equivalente di eleganza e raffinatezza. Il percorso lungo le strade della vecchia Conza ci restituisce sarcofaghi, bronzi, monete, terrecotte e resti di tombe, custoditi nel museo ubicato all’interno di un immobile recuperato all’interno del parco, oltre al Foro, pavimenti a mosaico dell’era italica, l’Anfiteatro e l’antica Cattedrale con la cripta.

Se ancora non siete soddisfatti, salite in macchina e dirigetevi verso il comune di Calitri, a circa 15 km da Conza: collocato sulla cima di una collina, in posizione panoramica, sul fiume Ofanto, visto da lontano risulta molto pittoresco, tanto da essere definito la Positano dell’Irpinia. Il suo meraviglioso borgo offre spettacoli unici, tra i vicoli e le numerose grotte su cui sorgono gli edifici, molti dei quali, gentilizi risalenti al XVIII e XIX secolo, sono caratterizzati dai portali d’ingresso in pietra, le loggette corredate da colonnine, le piazzette, le stradine, i vicoletti, le scalinate, elementi tutti che ricordano l’origine medioevale del borgo. Ma di recente, Calitri, è sulla bocca di tutti per un evento che si svolge negli ultimo giorni del mese di agosto: lo Sponz Fest, festival ideato e diretto da Vinicio Capossela.

Chi tiene polvere spara

“modo di dire calitrano – che in paese significa “chi ha qualcosa da dire lo dica, chi ha qualche mezzo lo usi!”. Un invito a tirare fuori quello che abbiamo dentro, a non subire le cose, ma a farle. Ma anche un invito alla festa antica, dionisiaca, festa che dissipa e consuma, per ricordarci che non bisogna avere paura di vivere. La polvere come movimento e vita, al tempo stesso resurrezione ma anche insurrezione che si oppone all’oblìo, al cammino della polvere che ricopre di sé terre ed esistenze.”

Scrive proprio Vinicio Capossela. E nell’edizione 2016, c’è stato tanto da dire, perché durante la prima giornata dell’evento c’è stato l’”assalto al treno”: è stata riaperta, infatti, una tratta della linea ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio, chiusa nel 2010, ma rimasta nel cuore di tutti gli irpini.

Non perdetevi il prossimo appuntamento!

Ilaria Limongiello nasce ad Avellino nel 1988, ma trascorre i primi anni della sua vita in Friuli-Venezia Giulia, nella città di Trieste. Tornata nella sua terra, l’Irpinia, intraprende la sua carriera scolastica, diplomandosi, con ottimi risultati. Attualmente sta per concludere il suo percorso universitario, presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell’Università degli Studi di Salerno. Da tre è volontaria FAI (Fondo Ambiente Italiano) e con la sua Delegazione ha collaborato in prima persona alla realizzazione di svariati eventi.
La fotografia è la sua più grande passione, nata in giovane età e trasmessale dalla madre. E’ una passione che coltiva ormai da tempo, da autodidatta, partecipando a concorsi e sfruttando ogni occasione per indagare il mondo con il suo obiettivo. Ha avuto la possibilità di calcare grandi palchi della musica nazionale ed internazionale, come Umbria Jazz, il Pozzuoli Jazz Festival o il Festival dei Due Mondi di Spoleto, come fotografa di alcuni gruppi musicali campani.
Obiettivi per il futuro? Lavorare NELLA sua terra, PER la sua terra.

Commenta