Una villa, tanti proprietari

Villa Rosebery, splendida, quasi a picco sul mare, perla e vanto del quartiere di Posillipo, è attualmente una delle residenze del Presidente della Repubblica Italiana.
In quest’oasi di pace e di tranquillità pare trovare una vivida conferma l’etimologia del nome Posillipo, cioè “tregua dopo la tempesta.

Ma qual è la storia di questo immenso complesso monumentale, che si estende per ben 66.056 metri quadri?

Corre l’anno 1799 e il Regno è infiammato dalla Rivoluzione Partenopea.
Joseph von Thurn
è un ufficiale austriaco al servizio di Ferdinando IV di Borbone, e il presidente dell’improvvisato tribunale di guerra che firmerà terribili e sanguinarie condanne, mettendo a morte le menti più brillanti della cultura partenopea.

villa rosebery Questo terribile servizio reso alla monarchia frutterà a Joseph una rendita di trentamila franchi l’anno. Proprio grazie a questi soldi l’ufficiale acquistò una serie di territori contigui nel quartiere di Posillipo e diede inizio alla costruzione di una piccola villa circondata da un immenso parco. In maggioranza su quest’ultimo, infatti, arricchito di vigneti e frutteti, si concentrarono gli sforzi dell’austriaco.

La Storia però, ancora una volta, decise di mischiare le carte, e nel decennio che va dal 1806 al 1816 la truppe napoleoniche, discese nel Regno, confiscarono Villa Rosebery e ne acquisirono la proprietà.  Il restaurato regime borbonico, tuttavia, se ne riappropriò, e la affidò nuovamente a von Thurn, che, però, decise stavolta di metterla in vendita.

Ad acquistarla furono la principessa di Gerace e suo figlio, don Giovanni Serra di Terranova, che decisero di trasformarla in una villa residenziale, anche in virtù del fatto che, a quel tempo, si andava costruendo la strada che collegava Mergellina a Bagnoli e rendeva meno isolato lo splendido Capo Posillipo.

I lavori, ad opera dei gemelli Stefano e Luigi Gasse, si occuparono di trasformare gli ambienti che un tempo erano dedicati alle attività agricole in eleganti residenze: la Palazzina Borbonica, il Casino Gaudioso e le due “casine a mare.

Alla morte della principessa e del figlio, quest’ultima avvenuta nel 1857, la proprietà fu acquistata da Luigi di Borbone, comandante della Marina napoletana, che vi si trasferì con sua moglie, Maria Januaria, sorella dell’imperatore del Brasile: proprio in suo onore la villa prese il nome di la Brasiliana.  Luigi e Maria cancellarono del tutto la struttura agricola della tenuta, sostituendo vigneti e frutteti con giardini e viali alberati. Quando i due furono esiliati in Francia, nel 1860, il nuovo volto della Villa, elegante e verdeggiante, non poteva che attirare l’attenzione dei lord inglesi in viaggio a Napoli.

villa rosebery
Lord Rosebery

E fu proprio uno di questi, Lord Rosebery, ad acquistare la Villa nel 1897, per godersi il suo ritiro dalla vita politica. Da quel momento la Villa, che prese il nome dal suo più facoltoso proprietario, divenne luogo di ritrovo di pochi studiosi e di intimi amici del lord. Nel 1909, tuttavia, l’impegno politico risucchiò di nuovo Rosebery e, date le spese troppo alte di manutenzione, egli donò la villa al governo inglese.

Una trentina d’anni dopo, l’ambasciatore del Regno Unito ne passò la proprietà allo Stato italiano, che adibì la splendida Villa Rosebery a residenza estiva per la famiglia reale. E proprio tra le sue stanze, infatti, nel 1934 nacque la primogenita del principe Umberto, Maria Pia. Villa Rosebery rimase nelle mani della famiglia reale fino alla sua disfatta nel 1946, per poi diventare, dopo alcuni anni di abbandono, la residenza del Presidente della Repubblica.

Splendido esempio del gusto neoclassico, con le sue colonne e le sue geometrie regolari, bianchissima nel verde delle conifere e delle siepi, oggi Villa Rosebery è visitabile soltanto in alcuni periodi dell’anno. Questa elegantissima dimora, che con i suoi passaggi di proprietà ha visto evolversi la storia d’Italia e ha conosciuto i protagonisti dei più convulsi punti di svolta del nostro Paese, oggi come allora emerge tra il verde, elegante, quieta, come una silenziosa vecchia.

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