Terre di Campania presenta una speciale serie di articoli dedicata ai borghi della Campania inseriti nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Dominati da antichi castelli, affacciati su splendide acque marine, impreziositi da paesaggi mozzafiato, custodi di antiche storie e tradizioni, essi rappresentano un patrimonio unico di bellezza e cultura per la nostra regione, offrendo la possibilità di vivere un itinerario indimenticabile tra luoghi che sapranno meravigliare e conquistare.

Arroccato sul punto più alto di una collina tufacea, di fronte ai boschi del Monte Molara e ai cui piedi scorre il torrente Vallone, sorge Zungoli, borgo irpino inserito nel circuito dei “Borghi più Belli d’Italia”, dove vivono poco più di 1000 persone.

Terra di confine tra l’Irpinia e la Daunia, in epoca romana riuniva la via Appia alla via Traiana, grazie al ripristino della via Erculea voluto da Marco Aurelio. Strade che, insieme al Regio Tratturo Pescasseroli – Candela, ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo socio – economico del borgo e a cui sono legati i primi insediamenti umani nella zona.

Non sorprende quindi che un tale Leander Juncolo o Curolo, capitano normanno, una volta insediatosi, decise di costruire una rocca cui fu dato il nome di Castrum Curoli, dal quale, dopo diverse evoluzioni, sarebbe derivato l’attuale nome del comune. Durante il Medioevo il borgo si sviluppò attorno al castello, che passò per le mani di diversi signori e nobili famiglie, fino a giungere, intorno al 1526, in quelle di Francesco Loffredo, i cui discendenti ne mantennero il possesso fino all’abolizione della feudalità per poi cederlo alla famiglia Susanna dei Marchesi di S. Eligio, attuali comproprietari. Proprio sotto la signoria dei Loffredo il castello fu trasformato in dimora gentilizia, mantenendo inalterato lo schema a pianta quadrata con torri angolari almeno fino all’epoca aragonese. Oggi, ad accogliere i visitatori, una scala racchiusa tra due ali semicircolari che immette in un androne, sulla cui volta a botte è dipinto lo stemma dei marchesi Susanna. Originariamente si accedeva al borgo attraverso quattro porte: Porta Sant’Anna, l’ingresso ovest, identificabile dalla vicinanza della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, piccolo edificio di culto costituito da unico ambiente di forma quadrangolare con volte in pietra, posizionato nella parte sottostante la cinta muraria del borgo Medievale; Porta Palazzuolo, la porta est; la Porta di Sopra, detta poi Porta Castello proprio perché porta di accesso all’area antistante il Castello, era l’ingresso a Nord; infine la Porta di Basso, l’ingresso sud del borgo.

Tutto il centro storico, arroccato e attraversato da viuzze acciottolate che si inerpicano lungo il costone della collina, ha mantenuto nel tempo il tessuto originario. Ed è così che passeggiando ci si rende conto di essere in un posto unico, fuori dal tempo.

Scendendo dalla sommità del borgo è impossibile non notare strutture abitative molto particolari, le case pontili, caratterizzate da un passaggio pubblico al piano inferiore, con volte a botte o a crociera, abitate dai signori che controllavano le vie di accesso all’abitato. Nel centro storico ne troviamo tre esempi: la Casa Pontile Giandolfi, la Casa Pontile Grande e la Casa Pontile di via Forno Vecchio.

Ma l’aspetto più particolare e suggestivo di Zungoli, probabilmente è il sottosuolo. La maggior parte delle case del centro storico di Zungoli, infatti, è stata edificata su preesistenti grotte sotterranee, scavate nel banco di arenaria. Vengono fatte risalire all’epoca bizantina, ma molto probabilmente l’origine è assai più remota. Diversi gli usi: prima come ricoveri, poi come depositi. In età tardo-imperiale e alto medievale furono adibite a deposito e a ricovero di animali, per ritornare poi alla funzione abitativa. Dopo l’ottocento, invece, le grotte furono adibite prevalentemente a stalla, funzione che hanno mantenuto anche in epoca più recente. Nel centro storico spiccano la Grotta Nisco, la Grotta Biaviello e la Grotta – Forno Filomena Isidoro, un antico forno alimentato da paglia e legna.

Molte di queste grotte furono poi utilizzate come cantina, altre come granai e molte altre per l’essiccazione dei formaggi, pratica ancora oggi molto utilizzata. Proprio da queste grotte nasce un prodotto pregiatissimo: il Caciomolara di Zungoli, derivante dall’antica tradizione pastorale alimentata dal vicino Regio Tratturo Pescasseroli-Candela.

È il tipico caciocavallo podolico, messo però a stagionare nelle grotte di tufo che, grazie al loro particolare microclima, gli conferiscono un particolare sapore che lo contraddistingue. La sua lavorazione è rigorosamente manuale e viene sistemato in queste speciali grotte dopo un periodo di 20/25 giorni di asciugatura. La stagionatura, durante la quale il prodotto si ricopre di una particolare muffa bianca che di seguito viene rimossa, può arrivare anche a coprire un periodo di due anni e, man mano che si allunga, il caciomolara assume maggiore aromaticità e piccantezza. Ma non solo formaggio. Il celebre olio prodotto a Zungoli ha avuto negli anni diversi riconoscimenti, che ne attestano il valore dal punto di vista qualitativo. Viene prodotto olio biologico e di oliva ravece DOP, dal sapore leggermente piccante e dalle straordinarie qualità organolettiche. Altra tradizione tipica del paese è la lavorazione della pasta fresca fatta a mano, la cosiddetta “past accattat”: diversi i tipi di pasta realizzati, tra cui maccheroni, cavatelli, gnocchetti, fusilli, làgane e orecchiette. Gusto, tradizione e bellezza, in un borgo dove è possibile tornare indietro nel tempo.


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