La nostra lettera ad Annalisa Durante, oggi avrebbe avuto 27 anni. Per tutte le serate che Annalisa Durante poteva fare

Cara Annalisa,

Da poco è stato il tuo compleanno, hai compiuto 27 anni. È una bella età sai? Si lo so è antipatico, forse anche un po’ brutto, stiamo in quella fase in cui tutto sembra un grandissimo “boh”, stiamo sotto i trent’anni o sopra i venti? Dopo la magistrale che fai? lo vogliamo tentare o no questo dottorato? Se tutto va bene lo facciamo questo viaggio in Argentina, ci manca solo una cosa, come sempre, e sord. Però dai, non demoralizziamoci, tanto con le lezioni che facciamo qualcosa abbiamo messo da parte, poi qualche bolletta pur dobbiamo prenderla e che miseria.

Ieri abbiamo festeggiato come volevi tu, come piace a te. Siamo andati a bere qualche Tennent’s a piazza San Domenico, poi siamo stati con i nostri amici, a farci quei giri di cazzo in auto, senza meta.

Trovare parcheggio ieri era una cosa impossibile, era più probabile vincere un terno. Manovre di merda tra un cancello e un bidone della spazzatura, guarda caso, nemmeno lo finimmo che ripartimmo subito, abbiamo disturbato una coppietta che scopava, “stronzi, prendetevi una camera”. Siamo ripartiti e come sempre la direzione era sconosciuta, finimmo in quell’autogrill a mangiare kinder bueno e bere fiumi di birra. La fame chimica ormai era esplosa. Cosa abbiamo combinato. Corse nei corridoi, phone scaldamani accesi, ovvio che litigammo con i commessi. Tu, con il tuo vestito rosso, da zingara di Forcella (lo so che mi odi quando ti chiamo così) come il Grande Lebowski ti accendesti una sigaretta li fissasti intensamente, scoppiammo di risate ed uscimmo. Sempre ridendo come i cazzari ci rimettemmo in auto. Ieri eri bellissima, Napoli è bellissima con te.

Ieri a casa non volevi tornare, e come al solito mi hai convinto e siamo rimasti insieme giù da te, per perdere tempo. Non volevi finirla così, non volevi farmi prendere dalla uallera. Queste serate le si vuole prolungare all’infinito, perché ci dobbiamo distaccare? siamo amici, anzi quel livello di amicizia è stato superato da anni, siamo in quella fase della fratellanza, puoi fare trenta, quaranta o cinquant’anni non passerà mai, saremo sempre li pronti a romperci i coglioni a vicenda .

Avresti dovuto vederti, se ricordo bene abbiamo fatto pure una foto, devo mandartela, eri devastata. Al dire il vero avevamo tutti gli occhi rossi, facce distrutte e capelli scombinati, eravamo le dive della notte. Gli altri andarono via e noi ci sedemmo sopra gli scalini del tuo portone, pensavamo al domani, di quante cose abbiamo parlato. Quanti discorsi. Come al solito finimmo a parlare delle stronzate fatte al liceo, quelle che ti formano più di un master di quinto livello a Cambridge. Quante cose abbiamo cacciato dal cascione, le gite a Roma, le sigarette fumate nei bagni, i professori, sì lo so, dobbiamo andare a salutarli qualche volta, specialmente la prof di italiano.

Domani cosa dobbiamo fare? dobbiamo passare tutti e due in facoltà, gli ultimi accorgimenti della tesi e poi, dopo la laurea? Poi niente, poi si vedrà siamo giovani e belli, allora andremo in Argentina a suonare la chitarra, fanculo il dottorato.

“Annalì devo andarmene, il tuo compleanno è passato non sei più la diva della serata”.

“Ciao uallera vattene a casa”.

Come al solito abbiamo fatto le sei del mattino, abbiamo parlato tutto il tempo. Abbiamo parlato giù casa tua, a Forcella.

 

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