Matilde Serao aveva scritto un galateo napoletano. Seconda lezione: il pranzo.

Matilde Serao e il suo galateo napoletano sono i protagonisti della nostra rubrica sul saper vivere meridionale: un vademecum per il perfetto borghese di inizio Novecento. La prima lezione ci ha accompagnati all’altare, raccontandoci e illustrandoci le regole perfette per una festa di nozze coi fiocchi.

Matilde Serao
Matilde Serao

Oggi, invece, parliamo di altri due eventi fondamentali della vita in società: i pranzi e le colazioni.

 

Il pranzo

La Serao parte innanzittuto dalla distinzione tra grandi pranzi e pranzi di mezza cerimonia. Cominciamo dalla prima tipologia, e dal primo passo necessario: gli inviti. Gli inviti per un grande pranzo devono essere spediti, su eleganti cartoncini, almeno quindici giorni prima dell’evento, ed è inutile indicare la toilette: solo un cafone non sa come vestirsi a un grande pranzo!

Questi pranzi hanno la caratteristica di essere incredibilmente formali e decorosi, “un po’ freddi” e volutamente privi di allegria o brio. I padroni di casa, nei loro abiti più eleganti, lei ingioiellata, lui incravattato, devono essere in salone, pronti ad accogliere gli ospiti, mezz’ora prima dell’inizio del pranzo. Gli invitati sono attesi con impeccabile puntualità; anzi, meglio non andarci, se si è fatto tardi, e mandare un telegramma straziante ai padroni di casa.

Matilde Serao

Giunti gli invitati, la signora di casa e suo marito li scortano fino alla tavola, che sarà apparecchiata con l’argenteria e la cristalleria più fine di casa. Ogni posto sarà contrassegnato da un cartoncino che reca il nome del suo occupante e, accanto a questo cartoncino, sarà presente un piccolo cavalletto d’argento, dov’è posato un menù elegantissimo, scritto a mano o acquerellato.

Della consistenza e della qualità di questo menù parleremo tra poco. Adesso invece vale la pena soffermarsi sulla seconda tipologia di pranzi, i cosiddetti pranzi “di mezza cerimonia“, caratterizzati da una maggiore informalità a partire dagli inviti, che possono essere spediti anche sette o otto giorni prima. Inoltre non vi è bisogno del cartoncino stampato, per questi inviti: bastano due parole gentili, scritte a man0 dalla padrona.

La sontuosità della toilette di padroni e invitati è minore, e si è anche meno rigorosi sull’orario d’arrivo. Ma, in generale, la differenza principale tra i grandi pranzi e i pranzi di mezza cerimonia è nel clima: durante questi ultimi si ride modestamente, si fa persino della musica, si flirta un poco e, persino, si passa una buona serata. Il che non accade mai nei pranzi sontuosi.

La colazione, il pasto preferito di Matilde Serao

In occasione dei consigli che lascia alle dame per organizzare un pranzo degno di essere ricordato, la scrittrice si sofferma sulla sua forma di ospitalità preferita, quella che ritiene la più graziosa: la colazione.

Ora, sarebbe opportuno specificare una cosa: secondo il linguaggio tipico di fine Ottocento, la colazione è quella che oggi corrisponde al nostro pranzo. Di questa terminologia è rimasto un retaggio nel dialetto: chi di voi infatti non ha mai sentito dire dalla propria mamma o dalla propria nonna “nun te scurda’ ‘a colazion!” quando si riferivano a un panino da portare con noi a scuola o a lavoro?

Viceversa, con la parola pranzo si identificava, ai tempi della Serao, ciò che noi oggi chiamiamo cena. In breve, prima ancora che se ne diffondesse la moda, in Italia già si pensava a qualcosa di molto simile a un brunch.

Durante la colazione il clima è ancora più disteso e la padrona di casa può lasciarsi andare a scelte più vezzose per la decorazione della tavola e il proprio abbigliamento – sempre, ovviamente, purché si segua grazia e decoro.

Il menù

Colazione, pranzo di gran classe, pranzo di mezza cerimonia, una cosa di certo è ovvia: la Serao ci tiene a specificare che il menù –  come è giusto che sia – deve essere il vero punto di forza di questo evento sociale.

Si può cominciare con un leggero antipasto, ad esempio crostini di caviale e burro su pane nero, crostini di foie gras su pane pianco e un piatto di prosciutto; si passa poi alle portate principali, composte da uova, o pesce, la prima, da zuppe di verdure la seconda e da carne la terza. Per finire bisogna offrire – naturalmente – dolci, gelato, bonbons e frutta. Il vino deve essere scelto con cura e non troppo abbondante, soprattutto durante la colazione; il caffè può essere servito a tavola o, a pasto finito, nel salone, insieme ai liquori.

Insomma, dalla toilette dei padroni di casa a quella degli ospiti, dai consigli per gli inviti al menù, dalle attività da svolgere durante la serata ai vini con cui accompagnare i piatti più gustosi, Matilde Serao ci racconta come organizzare un pranzo che si rispetti.

La regola di base da seguire non può, a questo punto, che essere chiarissima:

Curare […] i dettagli. Il dettaglio è tutto, a pranzo o a colazione!

 

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