“Per un pugno di citazioni”, “Il Buono, il Brutto e il Bassista” e chissà quanti altri titoli cult potrei storpiare solo per dirvi che John Tammaro ha riacceso le attenzioni verso la sua musica con un videoclip lanciato in grande stile. Oggi, dunque, parliamo di “Havona Pompilova”, e del suo videoclip.

Lo so cosa state pensando. Sento i vostri pensieri che mi martellano la mente: “perché non puoi semplicemente limitarti a parlare di Exuvia e di quanto Caparezza sia un dio sceso in Puglia, come fanno tutti?”.

Ma tranquilli, che Caparezza avrà un suo piccolo spazio all’interno delle righe successive, così mi faccio perdonare.

Ma ora facciamo un passo indietro, e puntiamo dritti al topic di oggi: John Tammaro ed il videoclip di Havona Pompilova, singolo dell’album dei Better Call John, IPPOPOTMINAETNINTOPEN.

Partiamo da un presupposto: i videoclip, come tutti noi sappiamo, possono avere diversa valenza, diverso scopo, e di conseguenza diverso metodo di realizzazione. Un videoclip può “limitarsi” ad offrire uno sfondo iconografico alla gran dama, cioè la musica; certamente un video musicale può anche essere elemento complementare ad una narrazione avviata in musica ma che trova completamento e chiusura nelle immagini del video; ancora, un videoclip può prendersi la briga di raccontare altro, o offrire altri contesti, distaccandosi così dalla narrazione principale del brano e offrendo un punto di vista nuovo su, magari, altri lati dell’artista.

Ecco, diciamo che il videoclip di Havona Pompilova si inquadra bene proprio in questa terza tipologia che abbiamo descritto. Le considerazioni da fare a riguardo sono tante, e bisogna partire dicendo che John Tammaro, oltre ad essere un ottimo musicista (l’album di cui sopra ce lo ha ampiamente dimostrato, e anche qui su queste pagine abbiamo avuto modo di analizzarlo a dovere), è un individuo che ben conosce il linguaggio, e l’ironia, di internet. Conoscere – e saper sfruttare, come lui stesso fa anche nelle sue produzioni su Youtube – questa forma di comunicazione, fa sì che il videoclip che accompagna il rap dal basso bluesato di Havona Pompilova sia un mix ottimale di editing video rapido e ritmato al servizio di un contenuto (per lo più traducibile in una lunga serie di citazioni alle più disparate culture, da quella musicale, passando per quella filosofica, o videoludica, cinematografica, fino poi a quella più recente del trash) che è ricco, se non addirittura sovrabbondante, ma piazzato sempre al punto giusto in primis per rafforzare l’aria di goliardia che permea l’intera produzione, ma che in seconda battuta ben si collega ai messaggi di fondo del brano in sé, finendo così per raccontare nel racconto.

Certo, va detto che c’è anche qualche semplice associazione di immagini e parole che si limita a voler strappare una risata, a riprova del fatto che non tutto nell’arte deve esprimere critica sociale o comunicare verità profonde. L’arte, specie nelle sue forme più moderne, intrattiene e gioisce nel farlo; John questo ha dimostrato di saperlo bene.

Aggiungo che, se volessi essere cinico e anche un po’ severo, non potrei esimermi dal farvi notare che il videoclip in sé, nel suo linguaggio e nel suo contenuto, ha ben poco di originale. Il video ufficiale di Havona Pompilova, infatti, va più inteso come summa, o, se vogliamo, come punto di arrivo di un modo di fare comunicazione tipicamente web che si è costruito negli anni e che ha visto il suo bacino di pubblico (da tradursi con: persone che riuscivano a seguirne la “lettura”) ampliarsi sempre più fino a divenire qualcosa di usuale ma, proprio per questo, anche e soprattutto funzionale. Tutto ciò, dato da anni di crescita del mondo di internet e dei linguaggi che lo caratterizzano, per arrivare ad oggi, a Better Call John e alla sintesi tra questo metodo e la musica, e a come funzioni bene il connubio tra queste due grammatiche.

In fondo a tutto questo, poi, troviamo il commento al brano in sé, che pur abbiamo già avuto modo di conoscere e trattare in passato, e che si caratterizza di una serie di barre – ad opera di Mimmo Taki – che cozzano bene con la linea di basso predominante e con quell’accenno di tastiera che fa molto ambient. Ci sono poi le strofe di John stesso, che fin troppo ricalcano lo stile preciso del succitato Caparezza, e che certamente non rappresentano il fiore all’occhiello del canto di John, che in altri brani dell’album è stato certamente più capace di indirizzarsi verso un proprio sound anche nel cantare; ciò non intacca necessariamente l’originalità del brano in sé, né mina la qualità e l’autenticità dell’album tutto, ma va comunque sottolineato anche e soprattutto per ribadire che John non è un’artista che ha bisogno di essere macchiettistico, e tutti gli altri aspetti – sia del brano che del videoclip – lo dimostrano pienamente.

In soldoni, John Tammaro ha di nuovo fatto tutto con il suo stile, secondo il proprio modo di vedere le cose e, soprattutto, secondo il proprio modo di re-immaginarle. La musica di Better Call John, in fondo, è questo: che possa essere suonata bene o no (e solitamente lo è eccome…), che possa piacere o meno, una sola cosa sarà sempre innegabile: sarà sempre musica ad immagine e somiglianza dell’artista che l’ha composta.

Che alla fine, se ci pensate, interiorizzare questo concetto è l’unico modo che abbiamo per accettare che al minuto 2.22 del videoclip ci sia il dirigibile dei Led Zeppelin impennato, per richiamare l’idea di un’erezione.

Con questa chicca, mi congedo. Buon ascolto, buona visione, e soprattutto buon divertimento.

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