Inizia la stagione del Mercadante con Macbeth: uno spettacolo cinico, dove i demoni e i fantasmi della sete di potere portano su una strada sporca di sangue

Si inaugura la stagione del Teatro Mercadante, dopo il debutto del Liolà di Pirandello al San Ferdinando, con Macbeth, il grande dramma di Shakespeare per la regia di Luca De Fusco.

Forse la tragedia più cruenta tra quelle scritte dall’autore: una storia di potere, inganni, fantasmi e demoni, streghe e profezie. La storia di Macbeth, fedele generale di re Duncan, che – dopo aver ricevuto una profezia che lo designerebbe come futuro re – uccide il re stesso simulando un omicidio, e iniziando un’ascesa al trono fatta di inganni, sangue, vittime innocenti, con la complicità di sua moglie, fino alla follia e alla morte.

Luca Lazzareschi e Gaia Aprea in Macbeth / foto di Fabio Donato
Luca Lazzareschi e Gaia Aprea in Macbeth / foto di Fabio Donato

Quando un testo teatrale diviene universale, come nel caso di Macbeth, c’è una necessità maggiore del solito di studiare un allestimento teatrale che sia capace di stupire come se la storia fosse inedita, mai rappresentata. Un testo forte come Macbeth, colmo di rabbia, dolore e follia, merita un allestimento che non faccia perdere la sofferenza dell’attore in scena.

L’adattamento di Luca De Fusco, anche direttore del Teatro Stabile, è evidentemente molto ragionato. Un punto di innegabile forza è la scelta di regalare al palcoscenico una nuova profondità, con un uso particolare di una serie di corde calate dal soffitto. Le proiezioni della foresta, della brughiera, del bosco, acquisiscono un’aura spettrale con questo espediente, e anche gli ambienti domestici – come le stanze del castello di Inverness dove Macbeth compie l’omicidio del re, o il corridoio dove vengono sgozzati i figli di Macduff – sono disegnati esclusivamente da un uso sapiente delle luci e di queste corde.

Il banchetto di Macbeth / foto di Fabio Donato
Il banchetto di Macbeth / foto di Fabio Donato

L’ambiente scenico è scarno. Trasmette la desolazione, che poi è la desolazione interiore degli animi tormentati di Macbeth e sua moglie, in cui la vicenda è immersa. Il trono, il tavolo del banchetto, il letto dei coniugi Macbeth, sono parallelepipedi grigi e neri. Il grigio è il colore di questa Macbeth, grigio come il colore dei fantasmi; ma anche rosso, come il colore del sangue orribile di re Duncan che mai Lady Macbeth riuscirà a lavarsi dalle mani. Lo stesso rosso che sporca la figura di Banquo, quando il suo spettro appare a tavola, seduto al posto di Macbeth, e visibile solo da lui stesso.

Gli spettri: sono le figure più importanti di questa tragedia, più di Macbeth stesso e della sua signora. Sono figure spettrali le tre streghe manipolatrici che preannunciano la futura e infeconda monarchia di Macbeth, così come il destino della progenie di Banquo a sedere sul trono di Scozia. Sono spettri il pugnale che Macbeth vede volteggiare nell’aria prima di decidersi ad assassinare il re, Banquo e suo figlio che gli appaiono in visione. Possiamo dire che anche Macbeth stesso diventa uno spettro, con il passare degli anni dal momento in cui diventa re: non riesce a vivere, è divorato dalle ansie, dalle paure, dal terrore che la profezia dell’infecondità della sua monarchia si avveri; non ha fiducia in nessun uomo e non riesce neanche a riposare, e anche la notizia della morte di sua moglie lo lascia praticamente indifferente.

Gaia Aprea e Luca Lazzareschi in Macbeth / foto di Fabio Donato
Gaia Aprea e Luca Lazzareschi in Macbeth / foto di Fabio Donato

Diventa quindi fondamentale il ruolo delle proiezioni che non fanno parte della scenografia: quelle già citate del pugnale, di Banquo e del figlio, ma anche i primi piani dei protagonisti in alcuni momenti cruciali. Personalmente non ho compreso quasi per nulla la scelta di avere un pannello centrale che facesse da “specchio” durante tutte le scene ambientate all’interno delle stanze del castello del re.

L’allestimento di sicuro strizza molto l’occhio al cinema (un esempio su tutti: la scena di combattimento fra Macbeth e Macduff realizzata in un ineccepibile rallenty, con tanto di effetti sonori echeggianti).

Si tratta di una rappresentazione molto elaborata e di sicuro ben fatta. Le interpretazioni di Enzo Turrin (re Duncan, e altri ruoli), Luca Lazzareschi (Macbeth), Claudio Di Palma (Macduff), Paolo Serra (Banquo, ma anche il medico scozzese) e Gaia Aprea (Lady Macbeth) convincono. La tensione viene mantenuta nei momenti cardine, e anche il degradarsi delle relazioni tra i protagonisti emerge in maniera chiara.

Vedere questo spettacolo può essere un’opportunità, soprattutto per i giovani, essendo esso incluso in una formula di abbonamento valida ed economica che prevede 5 spettacoli al costo complessivo di 20 euro tra il Mercadante e il San Ferdinando.

Altri interpreti del dramma sono stati Giacinto Palmarini (Malcolm, figlio di Duncan; un sicario), Luca Iervolino (Donalbain, figlio di Duncan; un sicario e un messaggero), Paolo Cresta (Lennox), Fabio Cocifoglia (Ross e un gentiluomo), Francesca De Nicolais (Fleance, figlio di Banquo; figlio di Macduff), Gianluca Musiu (capitano ferito e giovane Seyward), Alfonso Postiglione (messaggero, portinaio, servo, Seyton), Federica Sandrini (lady Macduff, dama di lady Macbeth), Alessandra Pacifico Griffini (Ecate) e le danzatrici Chiara Barassi, Sibilla Celesia e Sara Lupoli (le tre streghe).

La traduzione dell’opera è di Gianni Garrera, le cui considerazioni approfondite e interessante si trovano in una sezione di tre pagine all’interno della brochure dello spettacolo, disponibile al Mercadante. Le scene sono di Marta Crisolini Malatesta, i costumi di Zaira de Vincentiis, le luci di Gigi Saccomandi, le musiche di Ran Bagno, le installazioni video di Alessandro Papa e le coreografie di Noa Wertheim.  Le foto di scena che vedete sono di Fabio Donato. La produzione è del Teatro Stabile di Napoli e del Teatro Stabile di Catania, in collaborazione con Napoli Teatro Festival Italia.

Lo spettacolo sarà in scena fino al 13 novembre prossimo, secondo i seguenti orari:

  • 4 novembre, ore 21.00
  • 5 novembre, ore 19.00
  • 6 novembre, ore 18.00
  • 8 novembre, ore 21.00
  • 9 novembre, ore 17.00
  • 10 novembre, ore 17.00
  • 11 novembre, ore 21.00
  • 12 novembre, ore 19.00
  • 13 novembre, ore 18.00

Per prenotare:
[+39] 081 551 33 96
biglietteria@teatrostabilenapoli.it

 

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