Eleonora Pimentel Fonseca viene ricordata oggi, 8 marzo, per il suo coraggio e la sua capacità di aver riscattato la propria condizione. Lascia un messaggio a tutte le donne che oggi sono vittime di soprusi: «Siate Eleonora Pimentel Fonseca ogni giorno».

Eleonora Pimentel Fonseca, grandissima esponente dell’illuminismo italiano, apparteneva a una nobile famiglia portoghese. Si è sempre distinta per la sua vastissima cultura, che le ha permesso di essere rappresentante di tutte le donne.

Eleonora Fonseca viene oggi ricordata per il suo operato nel periodo della Repubblica Napoletana del 1799. Fu ammessa all’Accademia dell’Arcadia, partecipò ai salotti di Gaetano Filangieri e venne a contatto i maggiori esponenti del napoletano.
Sin dagli inizi della sua carriera partecipò con fervore alle iniziative politiche per l’affermazione degli ideali della Rivoluzione Francese, della libertà e per il progresso delle classi meno fortunate; nel 1798 venne incarcerata con l’accusa di giacobinismo e fu, poi, liberata dai “lazzaroni”, che avevano preso d’assalto le carceri cittadine liberando i detenuti.
Come promotrice degli ideali di libertà e della neonata Repubblica, divenne direttore del giornale ufficiale di Napoli, il Monitore Napoletano (primo periodico a sfondo politico), pubblicato nell’anno successivo la sua incarcerazione, in 35 numeri bisettimanali, dal 2 febbraio all’8 giugno. Quando a Napoli si formò la Repubblica Partenopea, compose l’Inno alla libertà.
Nel giugno del 1799, però, le cose non fecero che peggiorare, tanto che la Repubblica cadde e venne restaurata la Monarchia. Eleonora Pimentel Fonseca fu arrestata e il 20 agosto dello stesso anno e venne condotta al patibolo in Piazza Mercato.
È sconosciuto oggi il luogo della sua tomba, in quanto è noto che il corpo venne sepolto nella Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, struttura, probabilmente, demolita, in quanto il complesso non corrisponde all’edificio oggi conosciuto con questo nome.
Eleonora Pimentel Fonseca è stata una grande donna, che ha combattuto tenacemente per l’affermazione dei propri ideali e ciò le ha permesso di avere un ruolo fondamentale nella storia del Napoletano. Subì affronti e minacce, ma allo stesso molti abusi da parte del marito violento: sono proprio queste esperienze ad averla fortificata e ad averle permesso di morire libera e sola.
La sua vita coniugale ebbe molti alti e bassi: sposò , nel 1778, il capitano Pasquale Tria de Solis; nacque il primo figlio che morì all’età di soli otto mesi, a causa di una malattia, mentre le gravidanze seguenti non vennero portate mai a termine, poiché ebbe due aborti spontanei: ciò fu, probabilmente, facilitato dalle continue violenze e dagli abusi ricevuti dal marito.
L’arma da lei utilizzata non fu un’arma di guerra intrisa del sangue dei suoi avversari, bensì di inchiostro, che utilizzò come forma di sfogo per le sofferenze della vita; la perdita del figlio, infatti, le ispirò cinque sonetti (Sonetti di Altidora Esperetusa in morte del suo unico figlio), ricchi di sentimento, testimonianza della sua infelice maternità.

Figlio, tu regni in Cielo, io qui men resto
miseria, afflitta, e di te orba e priva;
ma se tu regni, il mio gioire è questo,
tua vita è spenta e la mia speme è viva.

Anzi la Fede e cresce e si ravviva,
e per essa al dolor la gioia innesto:
chè il viver fora al paragon molesto,
e tutto ottien chi al tuo morir arriva,

e parte di tua gloria in me discende,
chè l’esser madre di uno spirito eletto
L’alma devota in caritate accende.

Ma il laccio di natura in terra é stretto.
Ah, se per morire ancora in Ciel si stende,
prega tu pace all’affannato petto!

(Sonetto I, tratto dall’opera).

Con la separazione dal marito, Eleonora Pimentel Fonseca si gettò negli studi con dedizione appassionata, allontanandosi dalla poesia e approfondendo temi di diritto pubblico, di economia e i suoi interessi scientifici. Negli ultimi tempi della sua vita coniugale aveva infatti stretto legami di amicizia con il naturalista Alberto Fortis, con il quale scambiò una fitta corrispondenza. Recentemente, proprio nei giorni del bicentenario della sua morte, il professore Giorgio Fulco dell’Università di Napoli ha rinvenuto 18 lettere della Pimentel Fonseca indirizzate proprio ad Alberto Fortis.

Da Eleonora Pimentel Fonseca noi donne non possiamo fare altro che prendere esempio. È dura certe volte riuscire ad affermare la propria persona, per vari motivi, ma la determinazione di questa donna deve farci riflettere e farci trovare il coraggio di spiegare le ali anche quando il tempo non ce lo permette.
La donna nel corso dei secoli ha sempre subito, è stata inferiore, ma allo stesso tempo è riuscita a portare avanti una rivoluzione, ad affermarsi, ad ottenere la parità con l’uomo; certe volte, però, questi dati non bastano. Certe volte si aggiunge l’amore, altre la violenza, altre la paura: non bisogna far sì che questo, in un’epoca così grande come la nostra, possa ancora accadere.
Per questo, è bene far sentire, a gran voce, il coraggio di tutte le donne, farlo uscire, spogliarsi da ogni paura e camminare a testa alta per costruire la propria vita.
Non sentitevi importanti solo l’8 marzo, donne: voi siete speciali sempre; non desiderate essere Eleonora Pimentel Fonseca solo una volta nella vita: siatelo sempre!

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