La Compassione: un itinerario di varia umanità tracciato da Guido Trombetti.

Anni fa ebbi la fortuna di conoscere da vicino il prof. Guido Trombetti, che ricordavo nella veste di Rettore della “mia” Federico II, e da matematica profana e letterata convinta rimasi affascinata dalle parole colte eppure semplici con cui spiegò ad un pubblico composito come Didone avesse applicato un teorema matematico nel delineare il perimetro del luogo su cui avrebbe fondato Cartagine.

Più volte ho avuto la fortuna di ascoltarlo e di leggerlo, ma il suo ultimo lavoro, La compassione, per i tipi di Albatros, mi ha coinvolta particolarmente. Storie di persone, mai personaggi, diversissime tra loro, eppure destinate ad incontrarsi e ad intrecciare per qualche tempo i singoli percorsi, descrivendo esperienze che danno corpo e senso alla vita e generano il più bel sentimento umano: la compassione, che dà il titolo al romanzo e segna l’atteggiamento di tutti i protagonisti di fronte alle storie degli altri.

A fare da cornice alla storia di Rosa Merrone, la quale custodisce un “segreto da brigatista” che finirà col confessare, ci sono il Professore, Gianna, Rodolfo, Tonino, che sembra un uomo d’altri tempi, portatore di una malinconia serena e capace di accettare la vita come viene, gli amici della “squadretta del Kennedy”, le cui scelte svelano un’umanità che ancora crede ad una solidarietà capace di non giudicare ma di abbracciare le vite altrui, anche quelle più difficili. Lungo le pagine si dipanano imprevedibili intrecci, anche con persone che appaiono e scompaiono presto (il medico infelice, il lavavetri sognatore), che mettono in relazione vite diversissime e narrano di un Caso che orchestra esistenze parallele in un’unica composizione. La matematica, lo studio, finiscono con l’essere il filo rosso lungo il quale si dipana l’esigenza e la voglia di riscatto di Rosa, che forse vuole restituire a se stessa e al mondo ciò che più o meno consapevolmente ha loro negato. La narrazione, che procede in parte con la condivisione delle lettere che intercorrono fra il Professore e la ragazza incarcerata, in parte con deliziosi amarcord, caratterizzati da uno stile sobrio, asciutto e accattivante, lascia che sia il lettore a porsi domande, anche morali,  e non pretende di fornire risposte, neanche nel finale, aperto a differenti possibilità. Sullo sfondo, luoghi del cuore sia a Napoli che in Campania.

Un racconto che incuriosisce, a tratti commuove e suggerisce che, anche quando ci sentiamo soli, non lo siamo mai, perché c’è sempre qualcuno disposto a camminare al nostro fianco, almeno per un po’.

 

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