Giorgia del Mese illustra il suo nuovo album

Giorgia del Mese è una cantautrice indie-rock salernitana d’origine ma fiorentina d’adozione. Il suo esordio discografico risale al 2011 con Sto beneseguito due anni più tardi da Di cosa parliamo, album che le è valso il prestigioso invito al Premio Tenco. L’11 aprile 2016, per Radici Music, è uscito Nuove emozioni post-ideologiche, il suo terzo lavoro che sta riscontrando ampio gradimento tra gli addetti ai lavori, ottenendo recensioni lusinghiere su riviste come Il Mucchio, Rumore, Rockerilla.

Salernitana trapiantata a Firenze: che rapporto hai con la tua città d’origine?

Direi un rapporto imprescindibile. Appartengo a questa città e me la porto dietro, ci sono i miei affetti, i miei ricordi, i miei modi di dire; allo stesso tempo, vivo una relazione conflittuale con alcuni suoi aspetti esasperatamente conformisti.

Ho voluto quindi dedicare questo disco alla memoria di Marco Contieri, un caro amico e compagno che è stato un agitatore culturale e artistico importante per Salerno, che ha sempre cercato di scuotere la città dal torpore del perbenismo e dell’ipocrisia borghese utilizzando la musica come strumento di militanza. Gli devo molto.

– Cosa intendi per “emozioni post-ideologiche”? In quale contesto sono maturate?

Il titolo fa riferimento ad una ideologia dominante che tende a ridurre la destra e la sinistra nello stesso alveo ideologico, con l’impostura di vivere tutti la stessa crisi che ci porta, alla fine, ad abdicare alle grandi lotte per cercare di resistere alla meno peggio. Un disastro coscienziale, insomma!

– La canzone che mi ha colpito di più è Caro umanesimo, violenta critica all’indifferenza e all’ipocrisia dell’Occidente nei confronti della tragedia dei migranti. Vuoi aggiungere altre considerazioni?

Caro umanesimo è un brano post-punk nato in modo immediato e quasi per niente rivisto dalla sua prima stesura. Un brano arrabbiato e concitato in cui ho voluto raccontare e quasi sbraitare la mia rabbia per le centinaia di migliaia di fratelli e sorelle che stanno cercando di raggiungere l’Europa dopo aver visto devastate le proprie terre e verso i quali l’umanesimo socialista non è riuscito a dare accoglienza, solidarietà, dignità nè a contrastare gli Stati criminali con le loro frontiere e le loro leggi barbariche.

L’intervista continua sul sito di Music Coast To Coast

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