Stefania Tallini: la pianista del jazz che sa parlare al cuore e all’anima presenta il suo nuovo progetto “Uneven”

Le Antiche Terme di Baia sono state scenario d’eccezione del quartetto stellare Uneven Quartet di Stefania Tallini con Greg Hutchinson alla batteria, Gabriele Mirabassi al clarinetto e Matteo Bortone al contrabbasso, per un concerto di straordinario successo organizzato nell’ambito della X Edizione del Pozzuoli Faber Festival dei Campi Flegrei, diretto da Antimo Civero e Angelo Pesce.

Stefania Tallini è una delle più apprezzate pianiste, compositrici e arrangiatrici jazz italiane, il cui linguaggio originale ne fa una delle figure più interessanti e affermate nel panorama musicale internazionale di oggi.

Pianista, compositrice e arrangiatrice, Stefania Tallini è una musicista poliedrica, che vanta una brillante carriera internazionale in ambito jazz e classico, con incursioni anche nel mondo della musica brasiliana.

Laureata in Pianoforte Principale al Conservatorio S. Cecilia a Roma e in Jazz al Conservatorio L. Refice di Frosinone (Arrangiamento e Composizione per Big Band), si è specializzata attraverso numerose Masterclass e seminari con Franco D’Andrea, Enrico Pieranunzi, Marc Johnson, Enrico Rava, Stefano Battaglia, Bruno Tommaso. Ha ottenuto diversi premi in molti concorsi internazionali, sia come pianista, che come compositrice e arrangiatrice. Prolifica autrice, la sua discografia – oltre a diverse incisioni come guest – comprende 8 album da leader editi dalle etichette YVP (Germania), Alfa Music e Raitrade. Tutti i suoi dischi comprendono brani originali, alcuni dei quali sono stati scelti da grandi artisti internazionali per essere interpretati e incisi: Enrico Pieranunzi, John Taylor, Arturo Tallini e Ada Montellanico. Ha composto musiche per interpreti classici italiani, brasiliani e statunitensi che sono state eseguite in prestigiosi contesti internazionali. Il suo brano “New Life” è stato inserito nel Real Book Italiano, che comprende le composizioni dei più importanti jazzisti italiani. E’ stata ospite di eventi di grande importanza: la Celebrazione Internazionale della Festa della Donna 2008 alla presenza del Presidente della Repubblica G. Napolitano, tre edizioni de I Concerti del Quirinale trasmessi in diretta da Radio 3 Rai e dal circuito radiofonico europeo EBU. E ancora ospite live di Rai2, della Televisione e Radio Nazionale Lituana e di altre radio internazionali (argentina, spagnola, francese, tedesca, americana), che alla sua musica hanno dedicato intere trasmissioni e interviste. Da anni RaiRadio1 e RaiRadio3 trasmettono la sua musica sia dal vivo, che in rotazione. Nella sua carriera spiccano le collaborazioni con nomi illustri come Gregory Hutchinson, Bruno Tommaso, Guinga, Gabriele Mirabassi, Javier Girotto, Andy Gravish, Michele Rabbia, Corrado Giuffredi, Enrico Intra e la Civica Jazz Band, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Javier Girotto, Remì Vignolò, Bert Joris, Andy Gravish, Tiago Amud, Sergio Galvao, Keith Middleton, e in ambito classico: Corrado Giuffredi, Simone Nicoletta, Phoebe Ray, Natalia Suharevic. Nel teatro: Mariangela Melato, Michele Placido, Davide Riondino. Ha suonato in Italia, Francia, Germania, Lituania, Israele, Stati Uniti. Per maggiori info: www.stefaniatallini.com

Dopo il concerto Stefania Tallini ci ha concesso un’interessante intervista sulla sua carriera e sui suoi progetti attuali e futuri

  • Iniziamo subito dalle emozioni provate al concerto di Pozzuoli Jazz Festival . Cosa ha suscitato in te suonare in un ambiente cosi particolare sia a livello paesaggistico che storico come il Parco Archeologico dei Campi Flegrei? Come e’ stato l’incontro sia con lo staff del Festival, Direttore in primis, che con il pubblico di Napoli?

Mi emoziona sempre suonare in luoghi in cui si respira bellezza, cultura, arte, spessore… e dove c’è la storia, soprattutto la storia. Perché è affascinante pensare a cosa possa aver attraversato nei secoli un luogo così magico, come il meraviglioso Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Ti immagini quanti accadimenti, quante storie umane, quanta vita vissuta lì? Questo è molto, ma molto musicale per me. E grande fonte di ispirazione. Poi l’incontro con Antimo Civero, il direttore artistico, è stato esaltante: un uomo appassionato di arte, di cultura, di musica. Una persona che conosce ogni cosa di quei luoghi bellissimi e te li racconta come se raccontasse la sua stessa vita, con una passione, un amore e un entusiasmo incredibili! E anche lo staff del Festival è stato ineccepibile e trovo questo molto bello, soprattutto se le cose vengono fatte – così come loro fanno – con il sorriso e l’affetto di chi ama ciò che fa. Il pubblico di Napoli lo conosco bene, sono un’affezionata della Campania per vari motivi e ho suonato diverse volte a Napoli e dintorni. E’ un pubblico che amo moltissimo perché è molto ricettivo e sento che ha una grossa sensibilità e attenzione per la mia musica, che accoglie sempre con molto entusiasmo e calore.

  • Facciamo un passo indietro . La passione per la musica di Stefania Tallini quando nasce e per il pianoforte che sembra essere la tua “casa” naturale? 

Avevo 4 anni e mezzo quando mi sono avvicinata al pianoforte. Non facevo altro, il mio gioco era quello… Passavo le ore a suonare e a scoprire ogni giorno una magia nuova che mi prendeva quasi fisicamente. Ricordo perfettamente la sensazione che avevo quando ero in quel mio mondo. Quella era la mia “capannetta” nella quale mi rifugiavo e in cui ritrovavo me ogni volta. Suonavo a orecchio la musica che mi piaceva, inventavo cose che oggi pagherei oro per poterle ascoltare… Chissà cosa inventavo allora… Il pianoforte sì, è proprio la mia “casa” naturale, come dici. Non conosco luogo in cui mi senta così a casa, come il mio adorato pianoforte.

  • Tante le collaborazioni che ti hanno accompagnato in questa tua meritatissima carriera, da Guinga, Gabriele Mirabassi, Javier Girotto, Andy Gravish oltre a registrare con altri nomi illustri come John Taylor e Enrico Pieranunzi. Cosa hanno significato queste collaborazioni per te e cosa ti hanno lasciato sia come arricchimento personale che musicale ?

Vorrei innanzitutto precisare che con John Taylor ed Enrico Pieranunzi non ho registrato un disco, ma sono loro che hanno registrato alcuni miei brani. Questo mi fa immensamente piacere e mi sento onorata di sapere che mie composizioni vengano scelte da altri musicisti per essere suonate o registrate. E questo mi accade negli ultimi anni anche con molti musicisti classici, che amano la mia musica “di confine”, cosiddetta. Le collaborazioni importanti che ho avuto hanno significato in primis un arricchimento notevole nella mia ricerca musicale. Bisogna sempre abbeverarsi alla fonte di chi sa vivere la musica con profondità, spessore umano, senza compromessi e con la sincerità, l’umiltà e l’onestà che solo i grandi artisti hanno. E’ solo da loro che si impara. E quando hai la fortuna di conviverci condividendo la tua e la loro musica, il palco, i viaggi, il rapporto umano… tutto questo si trasforma poi in un modo di fare musica ogni giorno più maturo.

  • Ultimamente il pubblico ha avuto modo di applaudirti con un’altra grande artista del pianoforte come Cettina Donato. Di solito si dice che le donne abbiano difficoltà a lavorare insieme, dai concerti e dalle foto dei vari backstage sembra che con Cettina sia nata una vera e propria affinità elettiva, soprattutto in campo musicale, non è cosi’ ?

Con Cettina già al primo incontro l’impatto è stato di feeling immediato, che quindi si è trasformato presto anche in un rapporto musicale divertente e stimolante; perché certamente il progetto 4Hands è particolare, visto che nel jazz non esiste il pianoforte a 4 mani (esiste invece il duo di pianoforti, in vari casi). Quindi scrivere musica per questo duo è stata una bella sfida. Noi ci divertiamo molto quando andiamo a suonare… abbiamo due personalità totalmente differenti e credo che questo diverta anche il pubblico che assiste ai nostri concerti.

  • La tua musica sembra ispirata da vari generi musicali e da varie “contaminazioni” con la musica che ti piace ascoltare e suonare. A quali autori o a quali generi ti ispiri di più nelle tue composizioni?

In realtà la cosa che più ispira la mia musica è la vita stessa, ciò che mi emoziona nel bene e nel male, è il pulsare di ogni secondo che mi fa sentire viva e che naturalmente sfocia nella musica che scrivo e che suono. Poi certamente le influenze che vanno a dare un colore o un altro alle mie composizioni, vengono da ciò che ascolto e amo da sempre: il jazz, la musica classica, la musica brasiliana. Volendo dare un nome ai miei riferimenti parliamo innanzitutto di Bill Evans: per il tocco, per il feeling, per la poesia del suo modo di suonare e comporre. Chet Baker, per il meraviglioso senso della melodia e l’essenzialità. Whyne Shorter, per il suo andare sempre al nucleo più profondo della musica; Villa-Lobos e Tom Jobim: per la compiutezza compositiva ed espressiva. Bach: per l’architettura e l’intensità della sua concezione musicale “orizzontale”. Chopin, per lo struggimento dolcissimo delle sue composizioni.

  • La tua musica è una sorta di “attraversamento nelle emozioni”. Si avverte che sei partita dalla musica classica ma, nei brani, quasi inaspettatamente,  si ascoltano delle vere e proprie incursioni nei ritmi jazz e blues che sono davvero sorprendenti. Dalla dolcezza all’energia, il pianoforte sotto le tue mani diventa uno strumento di dialogo tra te e il pubblico in maniera sorprendente. Avverti tale flusso di energia e tali emozioni che si trasferiscono da te al pubblico e viceversa?

Che bella questa definizione… Sì, mi ci ritrovo molto, soprattutto perché se questo non accade per me non ha proprio senso fare musica. Andare nel nucleo di me stessa attraverso i suoni è la mia ricerca fondamentale e questo richiede una dedizione costante e quotidiana, a volte frustrante, ma che dà il senso alla scelta della mia vita: vivere per la musica. Quando suono le mie composizioni in concerto e sto in una particolare situazione emotiva che mi permette di trasmettere il mio “dentro” senza paura, allora quello è il momento in cui sento scorrere il flusso di cui parli tra me e il pubblico. E sento anche quanto il pubblico mi restituisca quell’emozione e questo mi ripaghi di tutto il lavoro fatto. Molte persone a volte dopo i concerti mi scrivono o mi dicono cose bellissime, in cui mi raccontano di ritrovare pezzi della loro vita nella mia musica, emozioni importanti, vissuti profondi che riconoscono attraverso una mia composizione o un’altra. Questo per me è meraviglioso… Sapere di toccare il cuore delle persone in modo così profondo e irrazionale, mi fa felice.

  • Torniamo al concerto di Pozzuoli. Hai avuto modo di presentare durante la serata il nuovo progetto in trio chiamato “Uneven”. Ci è sembrato un progetto in cui c’è una sintesi dei vari generi musicali che suoni: jazz, musica classica e musica brasiliana. Ce ne parli più approfonditamente ?

“Uneven” vuol dire “Irregolare”… E un giorno mi è venuto di pancia di chiamare il progetto stesso così (avevo già composto il brano omonimo tempo addietro). Io ho sempre amato ciò che è asimmetrico, irregolare, imprevedibile, fuori dai canoni della razionalità. E il mio modo di comporre negli ultimi anni è diventato sempre più asimmetrico e irregolare e in questo progetto tutto ciò è molto evidente. Per questo mi è venuto di intitolarlo così. In esso – come sempre nella musica che compongo – ci sono tutti i vari colori che hanno nutrito la mia musica, quindi i tre generi di cui parli sì, hanno decisamente ma inconsapevolmente influenzato il mio modo di scrivere. E questo mi piace.

  • Durante il concerto ci sono stati diversi brani, ballad romantiche, brani di classica con risvolti jazz, ballad dal ritmo struggente, e non ultimo un bellissimo omaggio alla  bossanova e al Maestro Joao Gilberto recentemente scomparso con la partecipazione dell’estro creativo di un altro grande Maestro come Gabriele Mirabassi. Ci parli dei brani in concerto che hanno letteralmente conquistato il pubblico presente al Festival ?

Sono brani inediti (che andremo appunto a registrare in trio) ai quali tengo molto. Devo dire che li sento come i brani della maturità, legati a questi ultimi due anni che per me sono stati molto, ma molto forti emotivamente, per vari motivi. Ed è andato a finire tutto lì, nella musica che racconta di me e dei miei vissuti, dei miei rapporti, dei miei dolori e delle mie gioie. E credo che il pubblico ne rimanga affascinato semplicemente perché è “vita” tradotta in musica e quindi forse si riconosce in quelle atmosfere. La musica è meravigliosa per questo, perché permette di comunicare senza barriere, senza parole, senza razionalità, senza muri e senza paure. E’… così com’è, in tutta la sua semplicità.

  • Il progetto “Uneven” sarà presto portato in studio per la sua registrazione per l’etichetta Alpha Music di Fabrizio Salvatore. Come è stato l’incontro con un imprenditore della musica così attento alle novità musicali ma anche un uomo premuroso e sempre disponibile verso tutti ?

Lavoro con AlfaMusic da quasi 20 anni e l’incontro con Fabrizio, ma anche con l’altro mio produttore Alessandro Guardia suo socio, è stato molto, ma molto positivo. Sono prima di tutto delle persone fantastiche e questo si trasforma nell’essere dei magnifici produttori, che lavorano con entusiasmo, amore, passione e grande professionalità. E devo anche riconoscergli un grande coraggio: quello di non aver mai mollato, neanche in tempi in cui molti stavano chiudendo, rassegnandosi al fallimento di un progetto. Loro no, hanno tenuto, con tutte le difficoltà del caso, ma non hanno mai rinunciato al loro sogno: quello di diventare la prestigiosa etichetta che oggi sono. E a distanza di tanti anni, con ormai diversi dischi registrati per AlfaMusic, oggi la cosa più bella è che con loro c’è anche una profonda, bellissima amicizia. Che va oltre il lavorare insieme, ma che rende proprio il lavorare insieme ancora più bello. Cosa si può desiderare di più?

  • Ultima domanda: al di là di “Uneven” cosa c’e’ nel futuro di Stefania Tallini o cosa vorresti che ci fossse nel tuo futuro ? Insomma, anticipaci novità e sogni nel cassetto.

Al di là di ogni progetto che realizzo c’è sempre un non volersi fermare mai… Ogni volta che mi separo da qualcosa che ho fatto, mi sento caricata di nuova energia e linfa vitale da dedicare ad un nuovo sogno da realizzare. Sono innamorata della vita e delle possibilità che essa mi dà e mi sentirei un’ingrata a non restituire ad essa ciò che mi regala in ogni secondo che vivo. E in questo senso poi la musica per me è un continuo movimento che genera altro movimento, quindi è impossibile rimanere fermi. E in tutto questo stanno prendendo forma nuove idee e nuovi sogni da realizzare, ma non posso anticiparli, è prematuro. Work in progress.

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