Della Porta non fu un mago, ma uno studioso di tradizioni magiche in quanto pratiche naturali, “mirabili” e libere dai lacci della credenza popolare e del demonismo, scandagliate ai fini di un’utilità per la società civile.

Della Porta non è mago, se per magia si intende commercio soprannaturale, per vantaggio del praticante, spesso con altrui danno. Egli piuttosto verifica le tradizioni magiche in quanto pratiche naturali ma ‘mirabili’, le libera da superstizione o demonismo, le interroga circa il loro profitto civile. Il suo disegno di ‘demagificazione’ della magia si colloca con ambizione e prudenza fra legalità tridentina e sperimentazione. Non senza ambiguità, sue, ma anche del quadro istituzionale e sociale che lo protegge e lo sorveglia. Collegata alla ricerca tecnologica, emergente anche nel teatro, la sua problematica magia naturalis più che preludere alla scienza servì, con vasta eco europea, l’idea di una natura al servizio dell’uomo. (Saverio Ricci)

Un vero e proprio best seller presso i suoi contemporanei, Giambattista Della Porta poté godere di una assai grande popolarità: i suoi libri erano letti con ossessiva curiosità, tanta era la smania di interpretare i fenomeni sovrannaturali, gli strabilianti enigmi che lo stesso autore affermava di saper dipanare. Una soglia così elevata di sapere che il grido della sua fama riecheggiò per tutt’Europa, chiunque venne a riverirlo come un oracolo della scienza. A lungo, sia in vita che dopo, le sue opere furono la fortuna di tipografi italiani e esteri, facendo quasi gemere i torchi: Della Porta volle e vide in più occasioni rinnovarsi la stampa e la riedizione delle sue opere, emendandole e arricchendole con estrema premura, sino alla fine dei suoi giorni. L’attività della sua ricerca filosofica, secondo i canoni umanistico rinascimentali del tempo, fu consacrata all’attenta osservazione della natura e dei suoi enigmi.

Stando alla maggior parte degli addetti ai lavori nacque nel 1935 a Vico Equense, finendo i suoi giorni, data condivisa da tutti, a Napoli nel 1615. Terzogenito di Nardo Antonio Della Porta (un armatore) e di una aristocratica donna della dinastia degli Spadafora: una nobiltà arcaica che mostrava visibile sull’emblema araldico una porta aperta di rosso, puntellata da uno zoccolo scalinato di due pezzi dello stesso colore, con le imposte aperte. Crebbe educato nelle arti della musica, del ballo e dell’equitazione, sebbene le sue limpide propensioni germogliarono presto nell’ambito delle scienze naturali e della filosofia. La famiglia risiedeva presso il palazzo Della Porta a Napoli, nei dintorni di piazza Carità, lungo via Toledo, una fiorente abitazione signorile a due porte, con decorazioni in stucco alle finestre del secondo e terzo piano. Tra i suoi mentori vi fu il medico Domenico Pizzimenti di Vibo Valentia, cultore dell’antichità e di opere legate all’alchimia, provvedendo alla diffusione di tali manoscritti nelle biblioteche di tanti umanisti. Altre suggestioni culturali gli pervennero da filosofi e medici come Donato Antonio Altomare e Giovanni Antonio Pisano, entrambi insegnanti nello Studio di Napoli.

In seguito alla sua formazione, avvenuta in famiglia da parte dello stesso tutore che lavorava per l’imperatore Carlo V d’Asburgo, nel 1579 si trasferì a Roma, ai servigi del cardinale Luigi d’Este, rimanendo, tenendosi stretta l’amicizia che nel contempo lo vedeva legato al circolo intorno al duca Alfonso II d’Este a Ferrara, uno dei centri intellettuali più ferventi del tempo. Nel 1585 divenne gesuita, un’ordinazione che non servì da scudo contro le taglienti lame della censura del Sant’Ufficio: i suoi scritti vennero posti all’Indice, rallentando così le sue irrequiete ricerche condotte in molteplici settori scientifici, costantemente sostenute da un acume vivido e acuto.

Appassionato di matematica, uomo di vivace intelligenza e buonsenso, sincero e arguto conferenziere, faceto e serio, scaltro e politico, versatissimo in ogni genere di discipline e di arti, dotato di fertile immaginazione, capace di offrire con larga generosità opere e scoperte talvolta insolite e curiose, talaltra pratiche e utili, si applicò pure allo studio della natura. Mosso da una spiccata predisposizione, fu costantemente alla ricerca di ciò che appariva misterioso e occulto; si dedicò quindi con passione anche alla pratica dell’alchimia, benché con interessi più pratici che speculativi. Eppure quando sembrava vicinissimo a sciogliere l’arcano di certi dilemmi scientifici che stava decifrando, lasciava confuso il lettore negandogli la presunta verità conquistata, secondo i dettami della tradizione sapienziale ermetica. (Giovanni Liccardo)

Della Porta fu autore di commedie, si pensi a L’astrologo del 1570, La fantesca del 1592, La trappolaria del 1596; fu cultore dell’ottica con l’opera De refractione del 1593, aprendo una sorta di competizione con Galileo Galilei su chi abbia il monopolio dell’invenzione del cannocchiale: il primo ne costruì il tubo in stagno, il secondo si servì del piombo.

Il filosofo napoletano deve la sua celebrità alla nomea a lui assegnata di mago oscuro e ambiguo. Nella sua opera massima Magiae naturalis sive de miracoli rerum naturalium del 1588 egli designò due varianti di magia: la diabolica, quella infame, che si serve delle gesta degli spiriti corrotti, immondi, commerci di demonii; la naturale, simbolo dell’apice del sapere umano, la perfezione della filosofia naturale. Questa non valica i confini delle cause naturali e le azione che compie si rivelano meravigliose solo perché ne rimangono celate le cause. Questa distinzione era stata trattata in precedenza anche da Marsilio Ficino e Giovanni Pico della Mirandola, connessa alla riscoperta dell’ermetismo, alla rinascita platonica e alla riforma dell’astrologia. A discuterne in più occasioni per tutto il XVI secolo Pietro Pomponazzi, Cornelio Agrippa, Girolamo Cardano, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.


Il testo contò ventitré edizioni dell’originale latino, dieci traduzioni italiane, otto francesi e alcune spagnole, olandesi e finanche arabe. Emblematici i titoli dei venti libri, un rimando ante litteram ad una vera e propria enciclopedia. L’opera affronta scienza popolare, cosmologia, geologia, ottica, prodotti delle piante, medicine, veleni, cucina, cambiamenti chimici dei metalli, distillazione, colorazione del vetro, smalti e ceramiche, proprietà magnetiche, cosmetici, polvere da sparo, crittografia. Son citati autori antichi, come Aristotele e Teofrasto, ma vien dato largo spazio anche alle conoscenze a lui contemporanee.

Come brevemente anticipato, furono pesanti gli interventi dell’Indice e del Sant’Ufficio nei confronti di tre opere del filosofo e scienziato. Del resto Della Porta non era nuovo a tal tipo di condanne, infatti era già stato implicato in un processo per negromanzia, sottoposto a torture de levi e assolto con la formula dubitativa della purgazione canonica nel 1578. I testi rei implicitamente di essere contrari ad alcune verità di fede fondamentali furono: la Magia Naturalis (1558), vietata in vari modi negli Indici precedenti a quello del 1596; De humana physiognomia (1586), di cui venne proibita la traduzione in italiano nel 1592 e ordinata la correzione nel 1596; la Chiromantia, di cui fu preclusa la stampa nel 1610.

Tra gli interessi del mago anche la criptografia, una “scienza” che gli dettò i quattro volumi del De furtivis Literarum Notis, Vulgo de Ziferis; in seguito scrisse alcuni trattati sulla chiromanzia, tra cui Della chirofisonomia e Traumatologia. In particolare, la stesura dell’opera De humana physiognomia lo rende l’architetto della moderna ricerca fisiognomica, scienza destinata a investigare i lineamenti umani caratteristici, in primis quelli del volto, al fine di estrapolare e tratteggiarne i segni distintivi dell’individuo esaminato. Il libro sarà modello per lo svizzero Johann Kaspar Lavater (1741-1801). Nel 1599 venne pubblicata la seconda edizione a cura dell’editore Tarquinio Longo di Napoli. L’opera fu allargata a sei libri e piuttosto rimaneggiata nella materia: singolare la proposta di inserire interessanti incisioni, prontamente illustrate, miranti a designare la più variegata gamma di volti umani somiglianti ai profili di animali; le peculiarità di questi combaciavano esattamente ai tratti prominenti del carattere di quelle persone. Tutti gli autori antichi furono concordi nel legittimare le quattro regole fondamentali della fisiognomica: l’affinità del carattere con l’aspetto esteriore, l’analogia tra uomo e animale, la differenziazione tra i sessi, l’influenza dei diversi tipi di clima. Della Porta, invece, rispetto ad alcuni suoi colleghi medievali, diede un forte impulso alla ricerca, compiendo progressi significativi e originali.

La passione per il meraviglioso e il fantastico lo spinse a istituire a Napoli un’Accademia dei Segreti, nella quale si poteva avere accesso solo a condizione di essere a capo di un qualche mirabolante  o immaginifico segreto, ben al di là della conoscenza comune del popolino.
Della Porta non fu un mago, ma uno studioso di tradizioni magiche in quanto pratiche naturali, “mirabili” e libere dai lacci della credenza popolare e del demonismo, scandagliate ai fini di un’utilità per la società civile. La sua opera più che preludere alla scienza assecondò, scatenando la curiosità dell’Europa intera, l’idea di una natura al servizio dell’uomo.

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