Il Vademecum del viaggiatore naturalista
“Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei, ferma la nave, la nostra voce a sentire. Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera, se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce; poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose.”
Odissea – L’isola delle Sirene

 

L’area che comprende la Baia di Ieranto (o Jeranto) è stata donata al FAI (Fondo Ambiente Italiano) nel 1986 e si estende per 49 ettari, dalla costa meridionale della penisola sorrentina all’entroterra dell’Area marina Protetta di Punta Campanella (Napoli), un luogo di bellezza incontaminata. Secondo il mito Omerico tra le acque cristalline della Baia di Ieranto si nascondono le sirene che hanno incantato Ulisse (o Odisseo) durante il viaggio di ritorno verso Itaca. La Baia di Ieranto e il promontorio di Punta Campanella offrono panorami splendidi: la costa è punteggiata da calette, scogli, grotte e spiagge, immersi in una natura rigogliosa e sorprendente.

A Ieranto si concentra una grande varietà faunistica, terrestre e marina. Tra le specie di rapaci presenti tutto l’anno abbiamo il gabbiano reale (Larus cachinnans), il passero solitario (Monticola solitarius), il gheppio (Falco tinnunculus) e il falco pellegrino (Falco peregrinus), dal greco “ierax” (falcone, sparviero) da cui probabilmente deriva il nome della Baia. Sulla linea di contatto terra-mare è possibile scorgere i voli radenti del martin pescatore (Alcedo attis). Tra i mammiferi non mancano volpi (Vulpes volpes), lepri (Lepus capensis), donnole (Mustela nivalis) e ricci (Erinaceurs europaes). Fra i rettili sono comuni la lucertola campestre (Podarcis siculus), la lucertola muraiola (Podarcis muralis) e il biacco (Hierophis viridiflavus). Non è raro infine imbattersi nella tartaruga marina (Caretta caretta), e in altre specie quali il pesce San Pietro (Zeus faber) e l’alato pesce civetta (Dactylopterus volitans).

La flora spontanea della Baia di Ieranto appartiene alla macchia mediterranea, costituita in prevalenza da arbusti sempreverdi. Si possono incontrare specie tipiche come il mirto (Myrtus communis), il lentisco (Pistacia lentiscus), la ginestra comune (Spartium junceum), la coronilla dai fiori gialli (Coronilla emerus), la valeriana rossa (Centranthus ruber) e l’euforbia (Euphorbia dendroides). Nel sottobosco s’insediano il ciclamino (Cyclamen hederifolium), la robbia (Rubia peregrina), l’asparago selvatico (Asparagus temifolius), il caprifoglio (Lonicera caprifolium) e il gigaro (Arum italicum). Nelle zone più assolate la macchia lascia il posto alla gariga. Qui ritroviamo la centaura cenerina (Centaurea cineraria), il cisto (Cistus incanus), la ginestra spinosa (Calicotome spinosa), il ginepro fenicio (Juniperus phoenicea), l’elicriso italico (Helichrysum italicum), la fillirea (Phillyrea angustifolia e P. latifolia), la smilace (Smilax aspera), l’asfodelo (Asphodelus fistulons), l’ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicusa). Una particolarità è la presenza di esemplari di agave (Agave americana), pianta esotica originaria dell’America Centrale, ma che sì è naturalizzata alle nostre latitudini.

La Baia infine è rinomata per la presenza delle praterie di Posidonia oceanica, una fanerogama marina endemica del Mediterraneo. Tra le foglie della Posidonia è possibile incontrare giovani di molte specie di pesci (Corsi julis, Labrus, Crenilabrus, Sciaena umbra) che da adulti vivranno sui fondali sabbiosi/fangosi creati dall’accumulo di detriti dato dalle praterie stesse (definite anche nursery, asilo nido).  L’importanza delle praterie è dovuta al fatto che durante il giorno, quando la fotosintesi è più intensa, viene prodotto ossigeno in quantità tale da bilanciare l’anidride carbonica rilasciata dagli organismi animali durante la notte. Di giorno inoltre, quando la luce è troppo intensa, gli animali possono rifugiarsi alla base delle foglie. Le praterie di Posidonia sono uno degli ambienti marini più importanti da tutelare per mantenere il delicato equilibrio di tutto l’ecosistema marino.

 

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