Terza parte. Continua il racconto dei mestieri presenti nel presepe napoletano.

Il fornaio

Il fornaio, vestito leggero perché accaldato dal fuoco del forno, continua a infilare nel forno con la pala pizze e forme di pane e a tirarle fuori quando la sua sapienza di fornaio, formatasi in anni di apprendistato presso chi curava il forno prima di lui, gli segnala, senza bisogno di orologio o di moderne diavolerie tecnologiche, che pizze e pane sono cotti al punto giusto per essere mangiati con gusto dai compratori che stanno per arrivare.

Sul tettuccio del forno la legna da mettere a fuoco quando starà per finire quella già messa; a terra in un recipiente di legno le forme di pane cotte appena ritirate e poi un orciuolo con l’acqua per rinfrescare la gola seccata dal calore del forno. Accanto al fornaio i suoi collaboratori: il mugnaio (o un suo aiutante) venuto a portare sacchi di farina; una vecchia (forse la madre del fornaio, così non deve pagarla) che, seduta su uno sgabello, impasta farina e acqua per dare forma a pizze e pane che il fornaio infornerà; una giovane, che, con una sporta sulla testa, è pronta ad andare in giro per il quartiere a vendere i pani sfornati.

Macelleria

Sono indaffarati il macellaio e il suo aiutante nella bottega, a cielo aperto perché mantenere un negozio come si deve gli costerebbe troppo. La loro bottega sta tutta in quel bancone scorticato su cui sono appese salsicce e su cui il macellaio sta disossando un pezzo di carne. Intanto il suo aiutante, su un banchetto accanto al bancone principale, prepara pezzi di carne a colpi di mannaia.

Si danno da fare perché per il cenone di Natale ci sono già molte richieste: una volta all’anno la gente del quartiere non vuole badare a spese e se, per non digiunare o mangiare una miseria anche a Natale, deve farsi prestare i soldi, persino a strozzo, ci penserà l’anno venturo a come pagare i debiti. Già un compratore si allontana soddisfatto con la sua spesa abbondante, anche se in faccia gli si legge un po’ di preoccupazione per quello che gli è costata. Che sia una spesa eccezionale, da fare al massimo una volta all’anno, lo fa capire anche il gatto che cerca di afferrare qualche salsiccia, prima che l’occasione di quest’anno vada perduta.

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