Campania Bellezza del Creato celebra il Santo, uomo del dialogo e dell’incontro

 tra culture a 700 anni dalla sua canonizzazione

di Sabatino Fatigati

 

Lo scorso 26 maggio, il laboratorio culturale Campania Bellezza del Creato, che ha sede presso il Santuario domenicano della Madonna dell’Arco, ha ospitato “San Tommaso, Napoli e la cultura del dialogo nell’area del Mediterraneo”, un incontro-dibattito per riflettere sulla figura dell’Aquinate, quale mirabile esponente di una cultura del dialogo e dell’incontro tra diversità, massimamente incarnata dalla Napoli federiciana del suo tempo, e che in nome delle ardue sfide della contemporaneità dovute alle crescenti povertà e ai flussi migratori siamo chiamati a riscoprire e favorire.

La musica del Collettivo Artistico Vesuviano ha dato inizio alla serata: a seguito dei saluti di Maddalena Venuso – Giornalista e Presidente dell’Associazione Terre di Campania APS, che ha moderato l’evento, e di Padre Gianpaolo Pagano O.P. – Priore del Santuario della Madonna dell’Arco, i presenti sono stati condotti lungo un percorso di riflessione profonda, provocazione sana ed emozione grande, intorno all’eterno presente del Santo aquinate.

Le parole di Don Franco Iannone – Direttore dell’Istituto Superiore Interdiocesano di Scienze Religiose “Giovanni Duns Scoto” di Nola-Acerra, hanno in maniera efficace reso la dimensione del dialogo di San Tommaso, ottimista e paziente cercatore di verità, per questo grossa pietra d’inciampo dei tempi attuali.

Amante del reale, criticamente accogliente nei confronti di voci diverse, a partire dalla consapevolezza dell’esistenza della Verità, dono dello Spirito, San Tommaso intraprende un dialogo con la cultura esterna sul suo stesso terreno, con la scienza laica e l’Islam percepiti dalla Chiesa dell’epoca come minaccia a cui opporsi fermamente. Dal confronto con le varie voci del mondo culturale del suo tempo e dei secoli addietro, in primis con Aristotele, egli mette a punto un metodo di ricerca della verità rigoroso e preciso, che vede nell’arte del porre la domanda giusta il suo punto di forza. Per questo, all’uomo annaspante tra i flutti di un presente di fluidità e assenza di punti fermi, avulso da ogni forma di pensiero critico e ricerca paziente, schiavo del virtuale, della menzogna mascherata da informazione, del gioco edonistico-consumistico, di una solipsistica dittatura del sentimento, di una smaniosa, inappagante ricerca di senso, San Tommaso si presenta come l’interlocutore ideale in un coraggioso dialogo di liberazione e riappropriazione della propria condizione umana, nella misura in cui, nell’ottica tomistica, il dialogo educa all’accoglienza dell’altro, dunque insegna ad essere uomini.

A seguire, una meravigliosa traduzione in napoletano di Dolce sentire del Collettivo Artistico Vesuviano ha sapientemente pizzicato le corde dei cuori presenti in sala, mentre la magistrale, seducente traduzione in napoletano del Canto XI del Paradiso dantesco (in cui San Tommaso tesse le lodi dell’Ordine francescano, in particolare del loro ideale di Povertà), ad opera del giornalista ed esperto cultore della lingua napoletana Carlo Avvisati, ha dato prova della immediatezza, ricchezza, profondità e versatilità dell’idioma partenopeo.

A conclusione dell’evento, la presentazione di “Napoli Negra”: 25 storie di nuova povertà, di persone alla conquista del futuro agognato, al di là del Mediterraneo o dei confini dell’Europa dell’Est. Un momento dalla forte carica emozionale, a cura del suo autore, il giornalista Vincenzo Sbrizzi, capace di dar voce, con grande sensibilità e rispetto, alle sofferenze patite dignitosamente da tanti nostri fratelli e sorelle meno fortunati, e alla loro grande voglia di riscatto e sete di un futuro di umanità e giustizia, in una Napoli che è “esattamente come loro. Insultata, emarginata, colpita ma ancora in piedi nonostante tutto”, come lui stesso scrive nell’introduzione.

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