Giulio Martino, Pietro Iodice e Gianluigi Goglia ospiti della rassegna jazz organizzata al centro storico  dall’Associazione Jam JazzArt Music

Sabato 22 febbraio uno straordinario successo di pubblico per il terzo appuntamento della rassegna jazz organizzata dall’Associazione Jam JazzArt Music con il concerto, in sold out, di Giulio Martino Trio formato da Giulio Martino al sax tenore e soprano, Pietro Iodice alla batteria e Gianluigi Goglia al basso elettrico.

Giulio Martino è un musicista con un pubblico sempre più numeroso e gli altri componenti del Trio non sono da meno quindi era facile supporre che il concerto sarebbe stato un successo , ma in realtà lo è stato ancora di più dalle stesse aspettative, tanto che la sala dell’UnderNeaTh è diventata appena sufficiente per poter contenere tutti gli appassionati della buona musica che un gruppo come quello di sabato scorso riesce ad esprimere con il proprio talento.

Giulio Martino ha iniziato ad appassionarsi alla musica prima suonando la batteria poi il pianoforte. All’età di 18 anni passò al sax alto e in seguito al sax tenore approfondendo la tecnica con Steve Grossman e Jerry Bergonzi. Da allora tante le collaborazioni con musicisti italiani e stranieri su tutti Eliot Zigmud, Steve Smith, Miroslav Vitou, Daniel Humari Dusko Gojkovich, Peter Herskine solo per citarne alcuni . Tanti anche i progetti discografici sia come collaborazione a musicisti come Pippo Matino (Essential Team), Peggy Stern (Duality, Blood & Treasure) , o progetti dedicati alla musica di miti internazionali come “Changing Trane” dedicato a John Coltrane, o quello scaturito da un progetto sulle musiche di Wayne Shorter realizzato in duo con il pianista Arrigo Cappelletti “Mysterious” che venne classificato tra i migliori cd jazz dell’anno 2011. Ad oggi Giulio Martino non solo è docente di musica di insieme jazz presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e primo sax tenore nell’Orchestra Napoletana di Jazz, ma conduce un’intensa attività didattica e concertistica e producendo dischi di grande valore musicale come “Soul Eyes” con Gianluigi Goglia e Pietro Iodice, “Pannonica” con Valerio Scrignoli e Alfredo Laviano, “Giulio Martino quartetto acustico” con Rocco Zaccagnino, Alexandre Cerdà Belda e Leonardo de Lorenzo.

Ed è stato proprio il cd “Soul Eyes” il progetto presentato dal Trio all’UnderNeath.

Anticipato da una bellissima presentazione da parte di Giulio Martino, sul bisogno di poter fare musica in ambienti lontani da tutto ciò che distrae il pubblico e i musicisti stessi, trovando sale o spazi idonei all’autentico e assoluto ascolto della musica stessa, bisogno che è alla base dell’Associazione stessa e che ha spinto alcuni tra i più importanti musicisti jazz di Napoli a creare tale progetto associativo e a cercare, trovandolo in UnderNeath, uno spazio idoneo alle loro esigenze e ai loro desideri di musicisti, il disco ha una musicalità davvero coinvolgente.

Una recente recensione di Francesco Peluso sul disco prodotto dalla casa discografica Abeat Records “In poche parole, “Soul Eyes” coniuga l’impronta stilistica degli anni d’oro del jazz d’oltreoceano con un lessico dai contorni attuali, a testimonianza di un perfetto equilibrio dinamico-formale che Martino, Goglia e Iodice hanno perfezionato nel corso degli anni, in un concreto fare jazz a tutto tondo che si rivela, allo stesso tempo, contemporaneo e coerente alle sue origini” coglie perfettamente il senso del progetto stesso che unisce la musica di tre artisti assolutamente complementari l’uno dell’altro, riuscendo ad infondere in ogni brano, sia quelli originali che quelli standard jazz riarrangiati dal Trio una nuova “veste” musicale che ne fa dei brani di una poesia compositiva e musicale di grandissimo effetto.

Il concerto è iniziato con “Just you, just me” (Jesse Greer) ed “Evidence” puro omaggio alla musica di Theolonious Monk. seguiti da due composizioni di Giulio Martino “Specchio Giapponese” e “Tri Blus”.

Subito dopo lo spazio dedicato alla musica di Gianluigi Golia con “Song for Ida” dedicato alla nascita della nipotina, e alla strepitosa musicalità di Billy Strayhorn con il brano “Isfahan “ .

Poi un fuori programma, regalo speciale del trio ad un pubblico che ha seguito ogni brano in un assoluto silenzio per poter assaporare ogni singola nota dei brani, con una sensazionale “Caravan”di Duke Ellington, che ha messo in assoluto rilievo anche le qualità indiscutibili di una maestro assoluto della batteria come Pietro Iodice, concludendo tale concerto con le dolci note e la struggente melodia di “Soul Eyes” di Mal Waldron e nel bis le note di “In your own sweet way” di Dave Brubeck, sottolineato dall’applauso lunghissimo da parte del numerosissimo pubblico presente in sala.

Prossimo ed ultimo appuntamento della rassegna il 28 febbraio con il concerto di Franco De Crescenzo 4tet in “Tribute to Thelonius Monk” con Franco De Crescenzo al piano, Aldo Farias alla chitarra, Angelo Farias al basso e Stefano Tatafiore alla batteria.

 

 

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