Le differenze tra Granada e Napoli: qual è lo spazio comune che rende vicine due città apparentemente lontane?

Attraversata da due fiumi, il Darro e il Genil, e da molteplici culture, Granada è una città che difficilmente può essere accantonata. Situata ai piedi della Sierra Nevada e a pochi chilometri dal mare, si presenta estremamente fredda d’inverno ed estremamente calda d’estate. È, per di più, caratterizzata da una considerevole escursione termica tra il giorno e la notte.

Il clima non è, però, l’unico elemento camaleontico della città. Granada è una delle città europee più multiformi. Oltre al clima mutevole e al suo carattere decisamente multiculturale, dovuto principalmente alla dominazione araba, anche la composizione architettonica cambia a seconda della zona. Sono due le facce architettoniche che distaccano più delle altre: il centro moderno e l’antico quartiere arabo conosciuto con il nome di Albaicín. Il primo è sistemato su spazi ampi sui quali si erigono edifici di ultima generazione, figli perfetti delle nostre società. Il secondo è minuto e pittoresco. Di fatti, procedendo verso la parte alta della città, ovvero verso il quartiere dell’Albaicín e quello del Sacromonte, sentiamo di vivere una realtà completamente differente. Le strade, da larghe e pianeggianti, diventano strette e ripide. Nell’Albaicín appaiono case bianche e decadenti, che fanno da sfondo a scene di vita diverse rispetto a quelle che si possono osservare nel centro della città. Gli abitati hanno un aspetto molto più rustico; è possibile intravedere, incrociando il loro sguardo, il lato più popolare, la reale sostanza del granaino, o dell’albaicinero, come preferiscono dire alcuni.

Considerevolmente, la suddetta zona alta della città è stata ed è tutt’oggi popolata dai gitanos, di cui ha parlato anche il poeta Federico García Lorca nel suo Romancero Gitano. Arrivati in Spagna nel XV secolo, los gitanos furono, anche in Spagna, relegati ai margini della società. Questa condizione scatenò in loro un forte senso identitario e di rivendicazione sociale. È anche da qui che, con ogni probabilità, proviene l’aspetto verace e popolare della città più interessante dell’Andalusia.

È proprio l’aspetto popolare della città-melagrana spagnola a far nascere nella mente di una napoletana o di un napoletano un’associazione spontanea tra Granada e Napoli.  Non a caso una delle zone più popolari di Napoli comprende l’area dei quartieri spagnoli. Anche qui è possibile osservare un paesaggio simile a quello dell’Albaicín: vicoli striminziti, edifici invecchiati e realtà casarecce. E ancora: mercati all’aperto rumorosi, la voce squillante del vicino di casa, l’odore di ragù che impregna l’aria. Napoli, come Granada, è primitiva, ha un carattere rude ed un sapore aspro. Noi, orgogliosi (non sempre) di essere terroni, abbiamo sviluppato un forte senso di identità comune, termine che, bisogna dirlo, in molti casi può essere un’arma a doppio taglio.

Oltre al carattere popolare, un altro elemento che accomuna Napoli e Granada è sicuramente la musica. La musica flamenca e quella napoletana si incontrano in uno spazio comune caratterizzato dalla drammaticità, dalla passione, e dalla profondità dei testi e dei suoni. Per le strade di Granada ci si imbatte spesso in cantaores (improvvisati e non) che vivono a ritmo, a compás, e che si esprimono attraverso la musica.

Camminando per alcune zone di Napoli è possibile sperimentare scenari molto simili. Chi non si è mai imbattuto in Tonino Topolino nei decumani?

tonino topolino

C’è chi ha saputo riconoscere quest’area comune tra le due manifestazioni artistiche: i Flamenco Napuleño hanno creato un progetto musicale che rivisita la canzone napoletana classica in chiave flamenca. Cliccando su questo link è possibile ascoltare un loro Medley.

Non è possibile raccontare di Granada senza far riferimento alle famose tapas, ovvero piatti spagnoli serviti sotto forma di spuntino. Sono tanti i bar che offrono, insieme alla bibita ordinata, delle tapas gratis; e questo, purtroppo per i napoletani, è un elemento tipico che non è ancora stato esportato nella città partenopea.

C’è tuttavia qualcosa nell’aria che ricorda Napoli, mentre si sta seduti al tavolo di un bar de tapas: la condivisione. 

Non è semplice, a Napoli come a Granada, starsene seduti in solitudine in un bar a leggere un libro: verrete raggiunti in pochi minuti da qualcuno (un amico, un conoscente o anche uno sconosciuto) che vorrà raccontarvi qualcosa della loro vita personale, del mondo, o che vorrà semplicemente farvi un complimento sul libro che stavate tentando di leggere!

Se questo può essere motivo di disturbo per alcuni, è sicuramente un conforto per altri. La freddezza d’animo e la distanza sono caratteristiche che non appartengono alle due città, le quali, fronteggiando il Mediterraneo, sembrano nascondere nei loro cunicoli stretti e bui il segreto del mondo: todos somos uno!

Tutti siamo un’unica persona. È questa, forse, la somiglianza più interessante tra Granada e Napoli.

Certo, il caos stradale, la voglia di far festa e di cantare, così come lo stile underground e tendenzialmente di sinistra,  sono punti su cui vale la pena soffermarsi nel momento in cui si pensa alle somiglianze tra le due città; ma c’è qualcosa di più intangibile nell’aria, camminando per le strade di Granada, che fa pensare a Napoli. Quella magia di cui si scrive nelle poesie, di cui si canta. È la magia avvertita dallo scrittore tedesco Goethe, il quale affermò: “Siehe Neapel und stirb”, ovvero, “vedi Napoli e poi muori!”. 

È la stessa aura magica di cui ha raccontato anche il poeta e storico Francisco A. De Icaza: “Dale limosna, mujer, que no hay en la vida nada como la pena de ser ciego en Granada”.

Cosa c’è di più significante della sensazione che una città lascia nel cuore di chi la visita?

 

 

 

 

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