Un ascolto, una lacrima: per chi è già grande e guarda indietro, per chi grande vuol esserlo e trovare quella casa nuova. Salas ha pensato proprio a tutto, e il bello è che forse ha semplicemente dovuto guardare a sé stesso.

E’ brutto, brutto davvero, sentirsi sempre un passo indietro. Sempre in ritardo, che quasi quasi ti arrendi anche a cercare una scusa. La Casa Nuova di Salas è fuori già da un mese su tutte le piattaforme digitali, e sì, è da un mese che sapevo, dopo il primo ascolto, che valesse la pena parlarvene.

Quando finisco per lasciar passare così tanto tempo infrangendo ogni scadenza – vuoi per una ragione piuttosto che un’altra –  il nervosismo mi tormenta per giorni, vado in giro a scusarmi con tutti per tutto. Ma perché vi dico ciò? Perché questa mia premessa, espressa a cuore aperto, mi rimanda già ad un primo, importante merito da dare a Salas. La sua musica mi ha aspettato, mi ha accolto, ha atteso che mi allineassi ai suoi passi, e m’ha detto tutto ciò che doveva raccontarmi, ma soprattutto, mi ha fatto pensare che c’è un tempo per tutto, anche per tornare a scrivere. A scrivervi. Ponendo a lato la dovuta obiettività con cui affrontare l’articolo – che pur riprenderemo tra un attimo -, dal mio canto un ringraziamento ad Antonio D’Angelo, in arte Salas, glielo si deve.

Tornando a noi e a ciò che ho da dirvi su questo curioso EP, La Casa Nuova, stabilirei subito alcuni punti chiave utili ad indirizzarvi: minutaggio che non supera la mezz’ora, Indie Folk suonato con metodo e grande intensità, chiare ispirazioni (come d’altronde è proprio D’Angelo in prima persona a suggerirci) a Bon Iver e al suo struggente ma brillante For Emma, Forever Ago, il tutto in commistione con una resa lirica altrettanto profonda e convincente.

Proprio a proposito del fronte lirico, difatti, mi ricollegherei a quanto scritto nel sottotitolo: il tocco autobiografico di Salas è evidente a dir poco, e per questo potremmo affermare che “ha semplicemente dovuto guardare a sé stesso”. Ma è proprio questo fattore che rende determinante la bravura di un cantautore: descrivere con tale intensità il proprio mondo, che alla fine qualcun altro riuscirà a vederlo chiaramente anche se con occhi diversi.

Salas ha parlato a tutti: ai grandi nel mondo, ai loro ricordi; ai più giovani, a chi sogna la casa nuova, la casa propria; a coloro che scriverebbero una lettera a quell’ amico, che manca come l’aria.

C’è tutto il mondo di Antonio D’Angelo nel suo EP, ed è un mondo talmente vasto che inevitabilmente colliderà col nostro, senza però provocare alcuna scossa, nessun danno, solo una dolce pacca sulla spalla.

 

Musicalmente, c’è esattamente quel che ci si aspetterebbe: un’ottima produzione e un Indie Folk declinato sapientemente, poiché sceglie di porsi in risalto e di farsi virtuoso solo in pochi (e ben piazzati) momenti in tutta la mezz’ora di durata, lasciando per lo più spazio al cantautorato impegnato di Salas.

Certo, a caratterizzare il tutto c’è una profonda malinconia, ma ben venga. Questo perché consiglierei di dedicare un ascolto a La Casa Nuova nei momenti giusti di cui vi parlavo all’inizio. Occupate il vostro sedile passeggero con una persona cara, con la persona giusta, fiondatevi in giro alle ore fresche, abbassate il finestrino quel tanto che basta per saggiare l’aria fresca, e Salas farà il resto. Pensate, sognate, o semplicemente ricordate. La Casa Nuova è lì ad aspettarvi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *