Un trio che ha dato vita ad un concerto che va al di là di qualsiasi confine musicale e di vita

Un concerto spettacolare per musica, scenografia, luci e momenti teatrali quello di venerdì 13 dicembre al Teatro Acacia nell’ambito della rassegna Napoli Jazz Winter 2019 organizzata da Napoli Jazz Club e diretta da Michele Solipano con tre tra i musicisti più straordinari del mondo jazz e della ethno/world music: Paolo Fresu, Omar Sosa e Trilok Gurtu.

Mettere assieme tre personalità come queste dà vita a un super gruppo in cui tutte le carte musicali vengono rimescolate assieme: jazz e sapori etnici, tradizioni popolari e modernismi. Personalità spiccatamente individuali come quelle di Fresu, Sosa e Gurtu faranno gioco di squadra, trovando un terreno comune in quello che per tutti e tre è sempre stato il fondamento del fare musica: ricombinare gli elementi sonori, gettare ponti di note tra culture differenti, trasformare ogni performance in un viaggio da condividere con il pubblico.

Tre voci musicali uniche e differenti insieme per uno speciale progetto in trio che combina elementi musicali tradizionali e moderni, provenienti da India, Italia e Cuba e che hanno in comune una straordinaria capacità di andare oltre i confini musicali ed esplorare nuove culture e stili musicali.

Quello di venerdì scorso è stato qualcosa di più̀ di un concerto: un vero e proprio viaggio di esplorazione in mondi musicali sconosciuti, al seguito di tre indomite “guide” di eccezione.

Paolo Fresu, tra gli esponenti di punta del jazz italiano, si è esibito in tutto il mondo con i nomi più̀ importanti della musica afro-americana degli ultimi trent’anni. Il suono unico della sua tromba è riconosciuto come uno dei più̀ caratteristici nell’odierna scena jazz. Il percussionista Trilok Gurtu, già̀ collaboratore, tra gli altri, di Joe Zawinul, Jan Garbarek, Don Cherry, Bill Evans, Pharoah Sanders, Dave Holland, fondendo la tecnica occidentale con quella indiana, ha sviluppato uno stile ed un suono inconfondibili, mentre il mix vincente di jazz, musica cubana e world music con forti radici africane fa di Omar Sosa uno straordinario protagonista del pianoforte contemporaneo.

Paolo Fresu sgargiante nella sua camicia floreale ha iniziato sin dal primo brano eseguito dal Trio ad ondeggiare nella sua poltroncina con il suo stile unico di riuscire a suonare la sua amatissima tromba dirigendola in alcuni momenti verso il pavimento come nessun altro trombettista riuscirebbe mai a fare o con pose e movimenti del corpo che accompagnano ogni nota, anche lunghissima, che solo lui riesce a suonare.

Nel secondo brano – di matrice spiccatamente caraibica – le percussioni di Trilok Gurtu si fanno più soffuse ad accompagnare nel modo più efficace un duetto dall’intesa ai limiti della sincronia perfetta tra la tromba di Fresu e Omar Sosa, elegantissimo nel suo folcloristico abito bianco lungo e le sue immancabili lampade e oggetti con i quali è entrato sul palco e che, in una sorta di rito sistema sul suo pianoforte, che si divide meravigliosamente tra parti di puro pianoforte e suoni più moderni del Fender Rhodes e tastiera elettronica.

Le atmosfere si fanno quindi più rilassate, rarefatte, incanalate in brani in cui il piano di Sosa la fa da padrone e con la potente batteria di Gurtu che riempie ogni inciso a meraviglia, e le note assolutamente magiche della tromba di Fresu che riescono ad incantare il pubblico presente in sala.

Non solo musica di altissimo livello che va oltre i confini sempre limitanti di una seppur coinvolgente world music o meglio ancora quella definita “ethnojazz” ma anche un’atmosfera gioiosa e di perfetta alchimia tra i tre protagonisti sul palco con momenti di puro divertimento quando l’istrionico Omar Sosa si lancia in divertentissimi passi di danza, o si diletta a duettare con Gurtu in una coinvolgente improvvisazione di vocalizzi e gorgheggi che suscitano l’ammirazione e l’applauso del pubblico.

Ma il concerto stesso offre anche momenti di assoluta delicatezza come nel caso del brano cantato da Gurtu che suona quasi come una preghiera, di spalle al pubblico creando un’atmosfera che diventa subito autentica emozione che conquista e commuove il pubblico.

Acclamati a rientrare sul palco hanno regalato al pubblico due bis con i quali hanno ancora di più lasciato nel pubblico presente l’appagante sensazione di aver ascoltato uno dei concerti più belli della propria vita.

 

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